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Avvisi domenica 07/09/2025
CATECHESI ADULTI IN AVVENTO
Nel periodi di Avvento sono proposti tre incontri di catechesi per gli adulti.
Un cristiano non si accontenta di essere “anagraficamente adulto”.
Occorre essere anche “adulti nella fede” per essere capaci di “rendere ragione della speranza che è in noi”.
Incontro animatori con l’arcivescovo Delpini 2022





Incontro dei cresimandi con l’Arcivescovo

Pasqua 2022





















Passio Domini 2022











Pasqua 2022
Ci stupiremo di come la grandezza di Dio si svela nella piccolezza, di come la sua bellezza splende nei semplici e nei poveri.
(Papa Francesco)
Caena Domini










SETTIMANA SANTA 2022














Festa liturgica della Madonna della ADDOLORATA martedì 15 settembre 2020
Il 15 Settembre la Chiesa celebra la festa liturgica della Madonna della Addolorata. Iniziamo l’anno pastorale della nostra Comunità Cristiana con questa festa. lo facciamo ogni anno e in modo ancora più intenso in questo anno segnato dalla pandemia del Covid-19.
Se ci fermiamo a riflettere possiamo prendere consapevolezza di come la Vergine Maria sia realmente sempre accanto all’umanità in modo costante nella storia, attraverso i secoli. Non c’è un periodo in cui la Sua materna protezione non si sia rivelata in qualche modo dentro il vissuto umano, la Sua mano sempre tesa in soccorso del povero e del sofferente, Lei sostegno degli ultimi e degli indifesi. È bello pensare a Maria come ad uno scudo contro il male, considerarla il nostro baluardo di difesa dal maligno nella tentazione, la nostra soccorritrice nelle difficoltà.
Ci siamo abituati a riporla su troni dorati, a posizionarla sulle mensole piene di fiori dei nostri altari, a rivestirla di abiti ricamati e luccicanti che spesso dimentichiamo che Lei è stata una donna vera, vestita di umili abiti, che ha conosciuto il lavoro e la fatica, il dolore e il pianto ed è diventata madre dell’umanità sotto la croce di Suo figlio.
Maria non è lontana! Si inginocchia accanto a tutte le madri che in silenzio si preoccupano per i propri figli, si siede vicino agli anziani soli, accompagna i bambini e i giovani in questo travagliato mondo pieno di insidie e pericoli, sostiene i padri di famiglia che faticano per mandare avanti la famiglia, cammina accanto agli uomini e alle donne provati dalla sofferenza, piegati dal peso delle responsabilità, delusi dalla vita. È una presenza silenziosa e discreta che si manifesta nei luoghi e nelle situazioni più impensate e paradossali; laddove Dio “sembra” assente interviene lei che ci aiuta a ritrovarLo, a riscoprirLo.
Maria, dunque, è la nostra compagna di viaggio nei percorsi tortuosi dell’esistenza, e non si mette problemi a camminare accanto alle nostre miserie ben celate dietro una facciata di benessere fisico, che spesso non corrisponde a quello spirituale e morale. Lei, Regina del Cielo e della terra, sveste volentieri gli abiti di broccato abilmente ricamati d’oro fino, per indossare camici di ospedale, divise, grembiuli, tailleurs, jeans felpe e scarpe da tennis. È la migliore compagna di viaggio e non possiamo non ringraziarla.
Vi invitiamo a prepararci bene alla solenne Messa del 15 settembre alle ore 21.00, partecipando venerdì 11 alla recita del Santo Rosario nel cortile dell’oratorio, dove, intorno all’immagine della Vergine ci raduneremo (seguendo scrupolosamente tutte le indicazioni di sicurezza) per affidare a Lei il cammino delle nostre famiglie in questo momento particolare di ripresa.
Chi confida in Maria non si sentirà mai defraudato.
(San Giovanni Bosco)
SIAMO TUTTI SULLA STESSA BARCA

IL PAPA PREGA PER LA FINE DELLA PANDEMIA – 27 marzo 2020
Francesco ha presieduto uno storico momento di preghiera sul sagrato della Basilica di San Pietro con la piazza vuota, ma seguito dai cattolici di tutto il mondo, sempre più minacciato dalla diffusione del Covid-19. “Signore, benedici il mondo, dona salute ai corpi e conforto ai cuori”, sappiamo “che Tu hai cura di noi”, ha detto prima dell’adorazione del Santissimo Sacramento e della Benedizione Urbi et Orbi, alla quale è stata annessa la possibilità di ricevere l’indulgenza plenaria
In una piazza San Pietro vuota e lucida di pioggia, in un silenzio che echeggiava milioni di preghiere e un bisogno universale di speranza, si è posato lo sguardo del mondo. Alla voce emozionata di Papa Francesco si è unito il respiro affannoso della terra, in ansia per la pandemia che in questo tempo di Quaresima sembra adombrare e sospendere il futuro. A partire dalle ore 18.00, l’universalità della preghiera e l’unità spirituale hanno dato un timbro corale alle speranze del popolo di Dio, con Francesco solo a incarnare in modo plastico l’essenza del ruolo di “Pontefice”, di ponte tra la terra bisognosa di risposte e il cielo a cui chiederle.
Un’umanità provata ma protesa a Dio ha vissuto questo straordinario evento, trasmesso in diretta mondovisione, ha ascoltato la Parola di Dio con le immagini che lentamente mostravano, alternandole, due “icone” sacre care a Roma e, grazie al Papa, diventate note a ogni latitudine, quella della Salus populi romani, da sempre venerata in Santa Maria Maggiore, e il crocifisso ligneo della chiesa di San Marcello al Corso, che protesse l’Urbe dalla “grande peste” e davanti al quale Francesco si è inginocchiato il 15 marzo scorso. Un Crocifisso che per l’angolatura delle riprese contro la pioggia è parso talvolta piangere e condividere il lutto di tanti sul pianeta.
Di seguito il testo integrale dell’omelia pronunciata da Papa Francesco al momento di preghiera straordinario in tempo di epidemia:

«Venuta la sera» (Mc 4,35). Così inizia il Vangelo che abbiamo ascoltato. Da settimane sembra che sia scesa la sera. Fitte tenebre si sono addensate sulle nostre piazze, strade e città; si sono impadronite delle nostre vite riempiendo tutto di un silenzio assordante e di un vuoto desolante, che paralizza ogni cosa al suo passaggio: si sente nell’aria, si avverte nei gesti, lo dicono gli sguardi. Ci siamo trovati impauriti e smarriti. Come i discepoli del Vangelo siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa. Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca… ci siamo tutti. Come quei discepoli, che parlano a una sola voce e nell’angoscia dicono: «Siamo perduti» (v. 38), così anche noi ci siamo accorti che non possiamo andare avanti ciascuno per conto suo, ma solo insieme.
È facile ritrovarci in questo racconto. Quello che risulta difficile è capire l’atteggiamento di Gesù. Mentre i discepoli sono naturalmente allarmati e disperati, Egli sta a poppa, proprio nella parte della barca che per prima va a fondo. E che cosa fa? Nonostante il trambusto, dorme sereno, fiducioso nel Padre – è l’unica volta in cui nel Vangelo vediamo Gesù che dorme –. Quando poi viene svegliato, dopo aver calmato il vento e le acque, si rivolge ai discepoli in tono di rimprovero: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?» (v. 40).
Cerchiamo di comprendere. In che cosa consiste la mancanza di fede dei discepoli, che si contrappone alla fiducia di Gesù? Essi non avevano smesso di credere in Lui, infatti lo invocano. Ma vediamo come lo invocano: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?» (v. 38). Non t’importa: pensano che Gesù si disinteressi di loro, che non si curi di loro. Tra di noi, nelle nostre famiglie, una delle cose che fa più male è quando ci sentiamo dire: “Non t’importa di me?”. È una frase che ferisce e scatena tempeste nel cuore. Avrà scosso anche Gesù. Perché a nessuno più che a Lui importa di noi. Infatti, una volta invocato, salva i suoi discepoli sfiduciati.
La tempesta smaschera la nostra vulnerabilità e lascia scoperte quelle false e superflue sicurezze con cui abbiamo costruito le nostre agende, i nostri progetti, le nostre abitudini e priorità. Ci dimostra come abbiamo lasciato addormentato e abbandonato ciò che alimenta, sostiene e dà forza alla nostra vita e alla nostra comunità. La tempesta pone allo scoperto tutti i propositi di “imballare” e dimenticare ciò che ha nutrito l’anima dei nostri popoli; tutti quei tentativi di anestetizzare con abitudini apparentemente “salvatrici”, incapaci di fare appello alle nostre radici e di evocare la memoria dei nostri anziani, privandoci così dell’immunità necessaria per far fronte all’avversità.
Con la tempesta, è caduto il trucco di quegli stereotipi con cui mascheravamo i nostri “ego” sempre preoccupati della propria immagine; ed è rimasta scoperta, ancora una volta, quella (benedetta) appartenenza comune alla quale non possiamo sottrarci: l’appartenenza come fratelli.
«Perché avete paura? Non avete ancora fede?». Signore, la tua Parola stasera ci colpisce e ci riguarda, tutti. In questo nostro mondo, che Tu ami più di noi, siamo andati avanti a tutta velocità, sentendoci forti e capaci in tutto. Avidi di guadagno, ci siamo lasciati assorbire dalle cose e frastornare dalla fretta. Non ci siamo fermati davanti ai tuoi richiami, non ci siamo ridestati di fronte a guerre e ingiustizie planetarie, non abbiamo ascoltato il grido dei poveri, e del nostro pianeta gravemente malato. Abbiamo proseguito imperterriti, pensando di rimanere sempre sani in un mondo malato. Ora, mentre stiamo in mare agitato, ti imploriamo: “Svegliati Signore!”.
«Perché avete paura? Non avete ancora fede?». Signore, ci rivolgi un appello, un appello alla fede. Che non è tanto credere che Tu esista, ma venire a Te e fidarsi di Te. In questa Quaresima risuona il tuo appello urgente: “Convertitevi”, «ritornate a me con tutto il cuore» (Gl 2,12). Ci chiami a cogliere questo tempo di prova come un tempo di scelta. Non è il tempo del tuo giudizio, ma del nostro giudizio: il tempo di scegliere che cosa conta e che cosa passa, di separare ciò che è necessario da ciò che non lo è. È il tempo di reimpostare la rotta della vita verso di Te, Signore, e verso gli altri. E possiamo guardare a tanti compagni di viaggio esemplari, che, nella paura, hanno reagito donando la propria vita. È la forza operante dello Spirito riversata e plasmata in coraggiose e generose dedizioni. È la vita dello Spirito capace di riscattare, di valorizzare e di mostrare come le nostre vite sono tessute e sostenute da persone comuni – solitamente dimenticate – che non compaiono nei titoli dei giornali e delle riviste né nelle grandi passerelle dell’ultimo show ma, senza dubbio, stanno scrivendo oggi gli avvenimenti decisivi della nostra storia: medici, infermiere e infermieri, addetti dei supermercati, addetti alle pulizie, badanti, trasportatori, forze dell’ordine, volontari, sacerdoti, religiose e tanti ma tanti altri che hanno compreso che nessuno si salva da solo. Davanti alla sofferenza, dove si misura il vero sviluppo dei nostri popoli, scopriamo e sperimentiamo la preghiera sacerdotale di Gesù: «che tutti siano una cosa sola» (Gv 17,21). Quanta gente esercita ogni giorno pazienza e infonde speranza, avendo cura di non seminare panico ma corresponsabilità. Quanti padri, madri, nonni e nonne, insegnanti mostrano ai nostri bambini, con gesti piccoli e quotidiani, come affrontare e attraversare una crisi riadattando abitudini, alzando gli sguardi e stimolando la preghiera. Quante persone pregano, offrono e intercedono per il bene di tutti. La preghiera e il servizio silenzioso: sono le nostre armi vincenti.
«Perché avete paura? Non avete ancora fede?». L’inizio della fede è saperci bisognosi di salvezza. Non siamo autosufficienti, da soli; da soli affondiamo: abbiamo bisogno del Signore come gli antichi naviganti delle stelle. Invitiamo Gesù nelle barche delle nostre vite. Consegniamogli le nostre paure, perché Lui le vinca. Come i discepoli sperimenteremo che, con Lui a bordo, non si fa naufragio. Perché questa è la forza di Dio: volgere al bene tutto quello che ci capita, anche le cose brutte. Egli porta il sereno nelle nostre tempeste, perché con Dio la vita non muore mai.
Il Signore ci interpella e, in mezzo alla nostra tempesta, ci invita a risvegliare e attivare la solidarietà e la speranza capaci di dare solidità, sostegno e significato a queste ore in cui tutto sembra naufragare. Il Signore si risveglia per risvegliare e ravvivare la nostra fede pasquale. Abbiamo un’ancora: nella sua croce siamo stati salvati. Abbiamo un timone: nella sua croce siamo stati riscattati. Abbiamo una speranza: nella sua croce siamo stati risanati e abbracciati affinché niente e nessuno ci separi dal suo amore redentore. In mezzo all’isolamento nel quale stiamo patendo la mancanza degli affetti e degli incontri, sperimentando la mancanza di tante cose, ascoltiamo ancora una volta l’annuncio che ci salva: è risorto e vive accanto a noi. Il Signore ci interpella dalla sua croce a ritrovare la vita che ci attende, a guardare verso coloro che ci reclamano, a rafforzare, riconoscere e incentivare la grazia che ci abita. Non spegniamo la fiammella smorta (cfr Is 42,3), che mai si ammala, e lasciamo che riaccenda la speranza.
Abbracciare la sua croce significa trovare il coraggio di abbracciare tutte le contrarietà del tempo presente, abbandonando per un momento il nostro affanno di onnipotenza e di possesso per dare spazio alla creatività che solo lo Spirito è capace di suscitare. Significa trovare il coraggio di aprire spazi dove tutti possano sentirsi chiamati e permettere nuove forme di ospitalità, di fraternità, e di solidarietà. Nella sua croce siamo stati salvati per accogliere la speranza e lasciare che sia essa a rafforzare e sostenere tutte le misure e le strade possibili che ci possono aiutare a custodirci e custodire. Abbracciare il Signore per abbracciare la speranza: ecco la forza della fede, che libera dalla paura e dà speranza.
«Perché avete paura? Non avete ancora fede?». Cari fratelli e sorelle, da questo luogo, che racconta la fede rocciosa di Pietro, stasera vorrei affidarvi tutti al Signore, per l’intercessione della Madonna, salute del suo popolo, stella del mare in tempesta. Da questo colonnato che abbraccia Roma e il mondo scenda su di voi, come un abbraccio consolante, la benedizione di Dio. Signore, benedici il mondo, dona salute ai corpi e conforto ai cuori. Ci chiedi di non avere paura. Ma la nostra fede è debole e siamo timorosi. Però Tu, Signore, non lasciarci in balia della tempesta. Ripeti ancora: «Voi non abbiate paura» (Mt 28,5). E noi, insieme a Pietro, “gettiamo in Te ogni preoccupazione, perché Tu hai cura di noi” (cfr 1 Pt 5,7).
il sommo PONTEFICE
Errore
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Tu mi basti, Signore
Signore Gesù, Tu sei i miei giorni, non ho altri che Te nella mia vita.
Quando troverò un qualcosa che mi aiuta, te ne sarò intensamente grato;
però, Signore, quand’anche io fossi solo,
quand’anche non ci fosse nulla che mi dà una mano,
non ci fosse neanche un fratello di fede che mi sostiene,
Tu, o Signore, mi basti,
e con Te ricomincio da capo.
Tu mi basti, Signore:
il mio cuore, il mio corpo, la mia vita,
nel suo normale modo di vestire, di alimentarsi, di desiderare
è tutta orientata a Te.
Io vivo nella semplicità e nella povertà di cuore;
non ho una famiglia mia, perchè Tu sei la mia casa,
la mia dimora, il mio vestito, il mio cibo,
Tu sei il mio desiderio.
d. Luigi Serenthà
per fortuna c’è Francesco
Per fortuna c’è Francesco che ci ricorda cos è il Natale per i Cristiani!
Per tanti oramai è lo spirito del natale … ma noi non crediamo agli spiriti!
per tanti sono i centri commerciali… ma noi non siamo consumatori!
per tanti è il calcio … ma noi viviamo di ben altre priorità
per tanti sono le mangiate … ma noi siamo più di animali che si cibano
Un discepolo sa di chi é, a chi appartiene e sa le sue priorità. Grazie a papa Francesco che ci ricorda cosa viene prima a Natale!
Admirabile signum
LETTERA APOSTOLICA DEL SANTO PADRE FRANCESCO SUL SIGNIFICATO E IL VALORE DEL PRESEPE
- Il mirabile segno del presepe, così caro al popolo cristiano, suscita sempre stupore e meraviglia. Rappresentare l’evento della nascita di Gesù equivale ad annunciare il mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio con semplicità e gioia. Il presepe, infatti, è come un Vangelo vivo, che trabocca dalle pagine della Sacra Scrittura. Mentre contempliamo la scena del Natale, siamo invitati a metterci spiritualmente in cammino, attratti dall’umiltà di Colui che si è fatto uomo per incontrare ogni uomo. E scopriamo che Egli ci ama a tal punto da unirsi a noi, perché anche noi possiamo unirci a Lui.
Con questa Lettera vorrei sostenere la bella tradizione delle nostre famiglie, che nei giorni precedenti il Natale preparano il presepe. Come pure la consuetudine di allestirlo nei luoghi di lavoro, nelle scuole, negli ospedali, nelle carceri, nelle piazze… È davvero un esercizio di fantasia creativa, che impiega i materiali più disparati per dare vita a piccoli capolavori di bellezza. Si impara da bambini: quando papà e mamma, insieme ai nonni, trasmettono questa gioiosa abitudine, che racchiude in sé una ricca spiritualità popolare. Mi auguro che questa pratica non venga mai meno; anzi, spero che, là dove fosse caduta in disuso, possa essere riscoperta e rivitalizzata.
- L’origine del presepe trova riscontro anzitutto in alcuni dettagli evangelici della nascita di Gesù a Betlemme. L’Evangelista Luca dice semplicemente che Maria «diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio» (2,7). Gesù viene deposto in una mangiatoia, che in latino si dice praesepium, da cui presepe.
Entrando in questo mondo, il Figlio di Dio trova posto dove gli animali vanno a mangiare. Il fieno diventa il primo giaciglio per Colui che si rivelerà come «il pane disceso dal cielo» (Gv 6,41). Una simbologia che già Sant’Agostino, insieme ad altri Padri, aveva colto quando scriveva: «Adagiato in una mangiatoia, divenne nostro cibo» (Serm. 189,4). In realtà, il presepe contiene diversi misteri della vita di Gesù e li fa sentire vicini alla nostra vita quotidiana.
Ma veniamo subito all’origine del presepe come noi lo intendiamo. Ci rechiamo con la mente a Greccio, nella Valle Reatina, dove San Francesco si fermò venendo probabilmente da Roma, dove il 29 novembre 1223 aveva ricevuto dal Papa Onorio III la conferma della sua Regola. Dopo il suo viaggio in Terra Santa, quelle grotte gli ricordavano in modo particolare il paesaggio di Betlemme. Ed è possibile che il Poverello fosse rimasto colpito, a Roma, nella Basilica di Santa Maria Maggiore, dai mosaici con la rappresentazione della nascita di Gesù, proprio accanto al luogo dove si conservavano, secondo un’antica tradizione, le tavole della mangiatoia.
Le Fonti Francescane raccontano nei particolari cosa avvenne a Greccio. Quindici giorni prima di Natale, Francesco chiamò un uomo del posto, di nome Giovanni, e lo pregò di aiutarlo nell’attuare un desiderio: «Vorrei rappresentare il Bambino nato a Betlemme, e in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno tra il bue e l’asinello».[1] Appena l’ebbe ascoltato, il fedele amico andò subito ad approntare sul luogo designato tutto il necessario, secondo il desiderio del Santo. Il 25 dicembre giunsero a Greccio molti frati da varie parti e arrivarono anche uomini e donne dai casolari della zona, portando fiori e fiaccole per illuminare quella santa notte. Arrivato Francesco, trovò la greppia con il fieno, il bue e l’asinello. La gente accorsa manifestò una gioia indicibile, mai assaporata prima, davanti alla scena del Natale. Poi il sacerdote, sulla mangiatoia, celebrò solennemente l’Eucaristia, mostrando il legame tra l’Incarnazione del Figlio di Dio e l’Eucaristia. In quella circostanza, a Greccio, non c’erano statuine: il presepe fu realizzato e vissuto da quanti erano presenti.[2]
È così che nasce la nostra tradizione: tutti attorno alla grotta e ricolmi di gioia, senza più alcuna distanza tra l’evento che si compie e quanti diventano partecipi del mistero.
Il primo biografo di San Francesco, Tommaso da Celano, ricorda che quella notte, alla scena semplice e toccante s’aggiunse anche il dono di una visione meravigliosa: uno dei presenti vide giacere nella mangiatoia Gesù Bambino stesso. Da quel presepe del Natale 1223, «ciascuno se ne tornò a casa sua pieno di ineffabile gioia».[3] - San Francesco, con la semplicità di quel segno, realizzò una grande opera di evangelizzazione. Il suo insegnamento è penetrato nel cuore dei cristiani e permane fino ai nostri giorni come una genuina forma per riproporre la bellezza della nostra fede con semplicità. D’altronde, il luogo stesso dove si realizzò il primo presepe esprime e suscita questi sentimenti. Greccio diventa un rifugio per l’anima che si nasconde sulla roccia per lasciarsi avvolgere nel silenzio.
Perché il presepe suscita tanto stupore e ci commuove? Anzitutto perché manifesta la tenerezza di Dio. Lui, il Creatore dell’universo, si abbassa alla nostra piccolezza. Il dono della vita, già misterioso ogni volta per noi, ci affascina ancora di più vedendo che Colui che è nato da Maria è la fonte e il sostegno di ogni vita. In Gesù, il Padre ci ha dato un fratello che viene a cercarci quando siamo disorientati e perdiamo la direzione; un amico fedele che ci sta sempre vicino; ci ha dato il suo Figlio che ci perdona e ci risolleva dal peccato.
Comporre il presepe nelle nostre case ci aiuta a rivivere la storia che si è vissuta a Betlemme. Naturalmente, i Vangeli rimangono sempre la fonte che permette di conoscere e meditare quell’Avvenimento; tuttavia, la sua rappresentazione nel presepe aiuta ad immaginare le scene, stimola gli affetti, invita a sentirsi coinvolti nella storia della salvezza, contemporanei dell’evento che è vivo e attuale nei più diversi contesti storici e culturali.
In modo particolare, fin dall’origine francescana il presepe è un invito a “sentire”, a “toccare” la povertà che il Figlio di Dio ha scelto per sé nella sua Incarnazione. E così, implicitamente, è un appello a seguirlo sulla via dell’umiltà, della povertà, della spogliazione, che dalla mangiatoia di Betlemme conduce alla Croce. È un appello a incontrarlo e servirlo con misericordia nei fratelli e nelle sorelle più bisognosi (cfr Mt 25,31-46). - Mi piace ora passare in rassegna i vari segni del presepe per cogliere il senso che portano in sé. In primo luogo, rappresentiamo il contesto del cielo stellato nel buio e nel silenzio della notte. Non è solo per fedeltà ai racconti evangelici che lo facciamo così, ma anche per il significato che possiede. Pensiamo a quante volte la notte circonda la nostra vita. Ebbene, anche in quei momenti, Dio non ci lascia soli, ma si fa presente per rispondere alle domande decisive che riguardano il senso della nostra esistenza: chi sono io? Da dove vengo? Perché sono nato in questo tempo? Perché amo? Perché soffro? Perché morirò? Per dare una risposta a questi interrogativi Dio si è fatto uomo. La sua vicinanza porta luce dove c’è il buio e rischiara quanti attraversano le tenebre della sofferenza (cfr Lc 1,79).
Una parola meritano anche i paesaggi che fanno parte del presepe e che spesso rappresentano le rovine di case e palazzi antichi, che in alcuni casi sostituiscono la grotta di Betlemme e diventano l’abitazione della Santa Famiglia. Queste rovine sembra che si ispirino alla Legenda Aurea del domenicano Jacopo da Varazze (secolo XIII), dove si legge di una credenza pagana secondo cui il tempio della Pace a Roma sarebbe crollato quando una Vergine avesse partorito. Quelle rovine sono soprattutto il segno visibile dell’umanità decaduta, di tutto ciò che va in rovina, che è corrotto e intristito. Questo scenario dice che Gesù è la novità in mezzo a un mondo vecchio, ed è venuto a guarire e ricostruire, a riportare la nostra vita e il mondo al loro splendore originario. - Quanta emozione dovrebbe accompagnarci mentre collochiamo nel presepe le montagne, i ruscelli, le pecore e i pastori! In questo modo ricordiamo, come avevano preannunciato i profeti, che tutto il creato partecipa alla festa della venuta del Messia. Gli angeli e la stella cometa sono il segno che noi pure siamo chiamati a metterci in cammino per raggiungere la grotta e adorare il Signore.
«Andiamo fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere» (Lc 2,15): così dicono i pastori dopo l’annuncio fatto dagli angeli. È un insegnamento molto bello che ci proviene nella semplicità della descrizione. A differenza di tanta gente intenta a fare mille altre cose, i pastori diventano i primi testimoni dell’essenziale, cioè della salvezza che viene donata. Sono i più umili e i più poveri che sanno accogliere l’avvenimento dell’Incarnazione. A Dio che ci viene incontro nel Bambino Gesù, i pastori rispondono mettendosi in cammino verso di Lui, per un incontro di amore e di grato stupore. È proprio questo incontro tra Dio e i suoi figli, grazie a Gesù, a dar vita alla nostra religione, a costituire la sua singolare bellezza, che traspare in modo particolare nel presepe. - Nei nostri presepi siamo soliti mettere tante statuine simboliche. Anzitutto, quelle di mendicanti e di gente che non conosce altra abbondanza se non quella del cuore. Anche loro stanno vicine a Gesù Bambino a pieno titolo, senza che nessuno possa sfrattarle o allontanarle da una culla talmente improvvisata che i poveri attorno ad essa non stonano affatto. I poveri, anzi, sono i privilegiati di questo mistero e, spesso, coloro che maggiormente riescono a riconoscere la presenza di Dio in mezzo a noi.
I poveri e i semplici nel presepe ricordano che Dio si fa uomo per quelli che più sentono il bisogno del suo amore e chiedono la sua vicinanza. Gesù, «mite e umile di cuore» (Mt 11,29), è nato povero, ha condotto una vita semplice per insegnarci a cogliere l’essenziale e vivere di esso. Dal presepe emerge chiaro il messaggio che non possiamo lasciarci illudere dalla ricchezza e da tante proposte effimere di felicità. Il palazzo di Erode è sullo sfondo, chiuso, sordo all’annuncio di gioia. Nascendo nel presepe, Dio stesso inizia l’unica vera rivoluzione che dà speranza e dignità ai diseredati, agli emarginati: la rivoluzione dell’amore, la rivoluzione della tenerezza. Dal presepe, Gesù proclama, con mite potenza, l’appello alla condivisione con gli ultimi quale strada verso un mondo più umano e fraterno, dove nessuno sia escluso ed emarginato.
Spesso i bambini – ma anche gli adulti! – amano aggiungere al presepe altre statuine che sembrano non avere alcuna relazione con i racconti evangelici. Eppure, questa immaginazione intende esprimere che in questo nuovo mondo inaugurato da Gesù c’è spazio per tutto ciò che è umano e per ogni creatura. Dal pastore al fabbro, dal fornaio ai musicisti, dalle donne che portano le brocche d’acqua ai bambini che giocano…: tutto ciò rappresenta la santità quotidiana, la gioia di fare in modo straordinario le cose di tutti i giorni, quando Gesù condivide con noi la sua vita divina. - Poco alla volta il presepe ci conduce alla grotta, dove troviamo le statuine di Maria e di Giuseppe. Maria è una mamma che contempla il suo bambino e lo mostra a quanti vengono a visitarlo. La sua statuetta fa pensare al grande mistero che ha coinvolto questa ragazza quando Dio ha bussato alla porta del suo cuore immacolato. All’annuncio dell’angelo che le chiedeva di diventare la madre di Dio, Maria rispose con obbedienza piena e totale. Le sue parole: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola» (Lc 1,38), sono per tutti noi la testimonianza di come abbandonarsi nella fede alla volontà di Dio. Con quel “sì” Maria diventava madre del Figlio di Dio senza perdere, anzi consacrando grazie a Lui la sua verginità. Vediamo in lei la Madre di Dio che non tiene il suo Figlio solo per sé, ma a tutti chiede di obbedire alla sua parola e metterla in pratica (cfr Gv 2,5).
Accanto a Maria, in atteggiamento di proteggere il Bambino e la sua mamma, c’è San Giuseppe. In genere è raffigurato con il bastone in mano, e a volte anche mentre regge una lampada. San Giuseppe svolge un ruolo molto importante nella vita di Gesù e di Maria. Lui è il custode che non si stanca mai di proteggere la sua famiglia. Quando Dio lo avvertirà della minaccia di Erode, non esiterà a mettersi in viaggio ed emigrare in Egitto (cfr Mt 2,13-15). E una volta passato il pericolo, riporterà la famiglia a Nazareth, dove sarà il primo educatore di Gesù fanciullo e adolescente. Giuseppe portava nel cuore il grande mistero che avvolgeva Gesù e Maria sua sposa, e da uomo giusto si è sempre affidato alla volontà di Dio e l’ha messa in pratica. - Il cuore del presepe comincia a palpitare quando, a Natale, vi deponiamo la statuina di Gesù Bambino. Dio si presenta così, in un bambino, per farsi accogliere tra le nostre braccia. Nella debolezza e nella fragilità nasconde la sua potenza che tutto crea e trasforma. Sembra impossibile, eppure è così: in Gesù Dio è stato bambino e in questa condizione ha voluto rivelare la grandezza del suo amore, che si manifesta in un sorriso e nel tendere le sue mani verso chiunque.
La nascita di un bambino suscita gioia e stupore, perché pone dinanzi al grande mistero della vita. Vedendo brillare gli occhi dei giovani sposi davanti al loro figlio appena nato, comprendiamo i sentimenti di Maria e Giuseppe che guardando il bambino Gesù percepivano la presenza di Dio nella loro vita.
«La vita infatti si manifestò» (1 Gv 1,2): così l’apostolo Giovanni riassume il mistero dell’Incarnazione. Il presepe ci fa vedere, ci fa toccare questo evento unico e straordinario che ha cambiato il corso della storia, e a partire dal quale anche si ordina la numerazione degli anni, prima e dopo la nascita di Cristo.
Il modo di agire di Dio quasi tramortisce, perché sembra impossibile che Egli rinunci alla sua gloria per farsi uomo come noi. Che sorpresa vedere Dio che assume i nostri stessi comportamenti: dorme, prende il latte dalla mamma, piange e gioca come tutti i bambini! Come sempre, Dio sconcerta, è imprevedibile, continuamente fuori dai nostri schemi. Dunque il presepe, mentre ci mostra Dio così come è entrato nel mondo, ci provoca a pensare alla nostra vita inserita in quella di Dio; invita a diventare suoi discepoli se si vuole raggiungere il senso ultimo della vita. - Quando si avvicina la festa dell’Epifania, si collocano nel presepe le tre statuine dei Re Magi. Osservando la stella, quei saggi e ricchi signori dell’Oriente si erano messi in cammino verso Betlemme per conoscere Gesù, e offrirgli in dono oro, incenso e mirra. Anche questi regali hanno un significato allegorico: l’oro onora la regalità di Gesù; l’incenso la sua divinità; la mirra la sua santa umanità che conoscerà la morte e la sepoltura.
Guardando questa scena nel presepe siamo chiamati a riflettere sulla responsabilità che ogni cristiano ha di essere evangelizzatore. Ognuno di noi si fa portatore della Bella Notizia presso quanti incontra, testimoniando la gioia di aver incontrato Gesù e il suo amore con concrete azioni di misericordia.
I Magi insegnano che si può partire da molto lontano per raggiungere Cristo. Sono uomini ricchi, stranieri sapienti, assetati d’infinito, che partono per un lungo e pericoloso viaggio che li porta fino a Betlemme (cfr Mt 2,1-12). Davanti al Re Bambino li pervade una gioia grande. Non si lasciano scandalizzare dalla povertà dell’ambiente; non esitano a mettersi in ginocchio e ad adorarlo. Davanti a Lui comprendono che Dio, come regola con sovrana sapienza il corso degli astri, così guida il corso della storia, abbassando i potenti ed esaltando gli umili. E certamente, tornati nel loro Paese, avranno raccontato questo incontro sorprendente con il Messia, inaugurando il viaggio del Vangelo tra le genti. - Davanti al presepe, la mente va volentieri a quando si era bambini e con impazienza si aspettava il tempo per iniziare a costruirlo. Questi ricordi ci inducono a prendere sempre nuovamente coscienza del grande dono che ci è stato fatto trasmettendoci la fede; e al tempo stesso ci fanno sentire il dovere e la gioia di partecipare ai figli e ai nipoti la stessa esperienza. Non è importante come si allestisce il presepe, può essere sempre uguale o modificarsi ogni anno; ciò che conta, è che esso parli alla nostra vita. Dovunque e in qualsiasi forma, il presepe racconta l’amore di Dio, il Dio che si è fatto bambino per dirci quanto è vicino ad ogni essere umano, in qualunque condizione si trovi.
Cari fratelli e sorelle, il presepe fa parte del dolce ed esigente processo di trasmissione della fede. A partire dall’infanzia e poi in ogni età della vita, ci educa a contemplare Gesù, a sentire l’amore di Dio per noi, a sentire e credere che Dio è con noi e noi siamo con Lui, tutti figli e fratelli grazie a quel Bambino Figlio di Dio e della Vergine Maria. E a sentire che in questo sta la felicità. Alla scuola di San Francesco, apriamo il cuore a questa grazia semplice, lasciamo che dallo stupore nasca una preghiera umile: il nostro “grazie” a Dio che ha voluto condividere con noi tutto per non lasciarci mai soli.
Dato a Greccio, nel Santuario del Presepe, 1° dicembre 2019, settimo del pontificato.
FRANCESCO
ATTIVITA’ ESTIVE 2019

Entrare nell’Avvento

Per vivere felici in coppia: catechesi genitori 2018

I GIOVANI E LA FEDE
Ci mettimo all’Opera!Inizia l’oratorio estivo 2018

Al via un’altra estate ricca di forti momenti educativi per i più piccoli e i loro animatori.

UN’ESTATE A TEMPO PIENO DI GIOCO, FORMAZIONE, PREGHIERA, CULTURA. I PIÙ PICCOLI ALL’OPERA PER SCOPRIRE IL VALORE DEL LAVORO, DEL RISPETTO DEL CREATO E CONTRO LE INGIUSTIZIE SOCIALI.

Inizia in tutta la Diocesi di Milano l’oratorio estivo: 250mila i ragazzi coinvolti, 50 mila i giovani volontari!!!

La proposta prosegue idealmente l’avventura dell’estate scorsa. Dopo aver contemplato il creato come splendido dono di Dio è ora di rimboccarsi le maniche e darsi da fare: «Ora tocca a te, allOpera! Tu prendi questa vita e giocala! Avrai il coraggio di chi il mondo cambierà…», si canta in uno degli inni dell’Oratorio estivo 2018.

A prendersi cura dei bambini e preadolescenti nei 1000 oratori ambrosiani saranno gli animatori, adolescenti e giovani dai 15 anni in su: circa 50 mila in tutta la Diocesi. «Ragazzi improbabili» li ha definiti l’arcivescovo in occasione della presentazione dell’Oratorio estivo in piazza Duomo. Ragazzi improbabili perché, «mentre il luogo comune li definisce egoisti, loro invece sono generosi; mentre il giudizio universale prevede che ciascuno pensi per sé e usi il suo tempo per fare quello che vuole, pensano agli altri, hanno intenzione di dedicare le prossime settimane per far radunare i più giovani, invitarli alla preghiera, organizzare per loro i giochi e i laboratori».

FESTA DEL GRUPPO SPORTIVO CEA E INAUGURAZIONE DEL NUOVO PAZIO PER I BIMBI PICCOLI

UNA FESTA SPETTACOLARE NELLA SUA SEMPLICITA’…. VEDERE PER CREDERE!
Il cancro del “familismo”!
Oggi viene inaugurata a Gerusalemme l’ambasciata degli USA. Pubblichiamo il commento a questo episodio di cronaca fatto dal Dott.Venturoli, che mette in evidenza le dinamiche che muovono dentro le famiglie, quindi anche le nostre, rilativamente a ciò che induce a compromessi, complicità, omertà, privilegiando il proprio interesse rispetto al bene comune. L’analisi di Venturoli, che va letta con calma soppesando i passaggi del pensiero, evidenzia linguaggi e strutture che sono alla base della cultura deviata delle famiglie… si proprio cosi, quello che intendete ora… le famiglie mafiose; dove un certo modo di intendere i legami, unito a un uso prepotente dell’illegalità, somatizza violenza e scelte che creano una cultura deviata. Ovviamente il paragone vuole essere volutamente provocatorio, ma sufficientemente stimolante nel valutare cosa capita nelle nostre famiglie quando si toccano i propri interessi; quali sono i valori prioritari, su quali scelte si converge, che passaggi si ha (o non si ha) il coraggio di agire.
Si parte da un episodio che sembra lontano da noi (ma è una miccia che innescherà tanto) e tra le righe si intravedono dinamiche molto, molto a noi contigue.
“La politica estera di Trump è decisa con il marito di sua figlia, suo consigliere di fiducia per le questioni questionig mediorientali.
In passato la famiglia era considerata il principale luogo di socializzazione, oltreché di iniziazione alla fede, propedeutico alla entrata, da adulti, nella posizione già assegnata, nella società civile.
Non era al di sopra della dimensione pubblica e, a volte, censo e interessi politici potevamo andare a discapito dei legami famigliari e di sangue.
La storia è piena di padri, figli, madri, fratelli, sorelle, zii e zieassassinati o assassini, per questioni di potere.
Oggi in molti ambiti si mischiano relazioni famigliari e funzioni pubbliche:
imprese, professioni, politica, spettacolo, organizzazioni mafiose e criminali, con un
tendenziale predominio dei legami famigliari sulle pubbliche funzioni.
Unità di misura di queste relazioni “pasticciate” non è quella degli affetti, come si afferma, ma la complicità su interessi collusi, condivisi e goduti.
Ne è conferma la lotta all’ultimo sangue che avviene tra questi consanguinei, ad ogni spartizione di eredità.
Vi è una responsabilità anche della Chiesa Cattolica in questo ribaltamento di valori.
Nei Vangeli si esorta a vedere i bisogni del prossimo e ad agire nella carità e giustizia, senza nulla sottrarre alle persone con cui si vive.
Oggi gli interessi della famiglia, per molti post-moderni vanno “difesi” anche “ a discapito” del prossimo.
Costoro per la famiglia giustificano, l’evasione, la corruzione, l’appropriazione indebita, la raccomandazione.
Ideologizzare la famiglia significa giustificare tutte le nefandezze che possono accadere al suo interno.
Difenderla sempre e comunque anche quando c’è un padre pedofilo, una moglie “complice” (per non rompere la famiglia naturalmente) e fratelli ciechi; oppure quando si fanno carte false per evitare tasse, porta a queste aberrazioni.
La famiglia è, o dovrebbe essere, il luogo sacro degli affetti, dovrebbe entrarvi il memo possibile la polvere del mondo. Li si viene educati alla relazione con se e gli altri.
La famiglia Trump ha deciso di spostare l’ambasciata Americana a Gerusalemme città, per metà, occupata dall’esercito israeliano e, per l’altra metà già appartenente, dal ‘48, allo Stato d’Israele, soggetta all’autorita’ di un Governatorato Militare, a sua volta soggetto al diritto internazionale.
La famiglia Trump, usando il potere che gli hanno dato gli americani, ha calpestato il diritto internazionale a discapito di una vera convivenza tra i popoli. Viene spacciato come atto di pace ma, in realtà è un atto di guerra, che radicalizzera’ ulteriormente le divisioni.
È la rappresentazione fenomenologica di come il familismo se arriva al potere è devastante per la società così com’è lo è un cancro nel nostro organismo.”
Dott. Venturoli Sandro
IL NOSTRO GRUPPO SPORTIVO IN FESTA: IL CEA FESTEGGIA GRANDI RISULTATI NELLE DIVERSE DISCIPLINE E PRESENTA I PROSSIMI CORSI

PREGHIERA PER OPERARE SECONDO LO SPIRITO DEL SIGNORE
Signore Gesù, tu Maestro e Signore della mia vita, ti invoco affinché diventi sempre più coraggioso testimone della bellezza della tua costante Presenza. Per questo ho bisogno che tu mi possieda totalmente, perché io riesca a essere una cosa sola in te e diventi espressione profonda e limpida della tua volontà.
Spirito Santo, ti prego di aiutarmi a essere docile ai tuoi suggerimenti e segua sempre il tuo Vangelo. Illumina e guida in questo giorno i miei passi. La luce della tua presenza illumini il mio cammino.
Aiutami e consigliami in ogni situazione, affinché la mia vita possa far brillare un raggio della tua santità e l’ amore per la tua Chiesa.
Mi rivolgo a te Maria, Madre del Buon Consiglio, certo della tua preghiera e del tuo aiuto.
AMARE…continuare a cercare l’altro
L’opposto del “buon senso”, non è il “mal senso”, o “senso malevolo”; ma, il “non senso”. Fare cose prive di senso o delle quali si è dimenticati il senso. Su questo piano l’abitudine, che pur garantisce stabilità può svolgere un azione mortifera. Abitudine e grigiore paiono sinonimi, nella continua, inebriante, ricerca di sensazioni “forti”.Senso”, è una parola “rumorosa”, quasi onomatopeica, indica significato e direzione,, è dinamica, in movimento; ricorda più il fruscio dell’aria, che la staticità; è qualcosa che si precisa continuamente, si scopre progressivamente; un po’ come l’amore, o la fede, che non è il continuo ritorno alle emozioni dell’inizio, ma il lungo viaggio alla scoperta e conoscenza dell’altro, delle sue mille possibilità e fragilità. Mai si potrà dire di “conoscere” la donna o l’uomo, il figlio o la figlia, che si dice di amare, o di conoscere Dio. Chi lo afferma ha semplicemente smesso di amare e di cercare, nell’altro , ciò che ha solo bisogno di essere fecondato per potersi esprimere.
Il “buon senso”, a volte, lo si confonde con Il “senso comune”, o ” comune sentire”, ma questo si riferisce a una cornice culturale; e non vi è nulla di più “provvisorio” e “transitorio”, delle cornici culturali.
Un paio di generazioni nella migliore delle ipotesi.
Tutte le nefandezze che l’uomo ha provocato, sono transitate attraverso strade lastricate di buon senso.
La ricerca di senso e significato è lo scopo di una vita, e dovrebbe esserlo di ogni vita, sin dai primissimi anni, perché ne abbiamo a disposizione una sola, senza possibilità di replica. Ci servono genitori e insegnanti, che insegnino, non l’attaccamento a cose e persone, ma la ricerca e la scoperta di significati.
E non vi è un “senso” comune, ma personale: io, con la mia biografia, le mie caratteristiche di personalità, le paure, i desideri, le speranze, le fobie; nel rapporto con me stesso, nella relazione con le persone che ho incontrato, a partire da mia madre e mio padre, con la donna che amo, con l’ambiente, la società.
Il senso di quel che faccio, non è dato dal fare ciò che fanno i più, la maggioranza, e nemmeno nel soddisfare “desideri”, chiamati, “bisogni”, in realtà “pulsioni”.
Solo questo ci consente di viverla in pienezza, la pienezza della nostra umanità, non accontentandoci di vite vissute parzialmente, completate da qualche inconsistente surrogato: sesso, soldi, potere, sostanze inebrianti, o sballanti, dominio su altri esseri umani. Surrogati ! Le donne esprimono, senso e significato, in tutto quel che fanno, ma noi lo chiamiamo “agitazione”. Hanno imparato ad adattarsi ai nostri schemi mentali, è ancora lì subiscono, perché alla sostanza sono “prevalente”madri, quando amano.
Siamo ancora molto lontano da una vera democrazia tra i “generi”.
Ecco, faccio nuove tutte le cose!
Domenica 14 e 21 maggio i nostri ragazzi e ragazze di 5° elementare e 1° media hanno ricevuto il sacramento della Cresima. E’ il dono dello Spirito santo che nel sacramento amministrato dal Vescovo ci dona la forza di vivere in pienezza la VITA NELLO SPIRITO DEL SIGNORE GESU’, RAFFORZA LA NOSTRA FEDE DI DISCEPOLI PER VIVERE NELLE DIFFICOLTA’ DEL NOSTRO MONDO CON LA LUCE DEL SUO VANGELO.
In queste 4 domeniche di maggio abbiamo vissuto la MATERNITA’ della Chieda che continua a generare nel tempo – come una vera Madre – figli di Dio. E’ il frutto della Pasqua che abbiamo celebrato e che ci orienta alla PENTECOSTE (4giugno), solennità che ci abilita a vivere prendendoci cura del fratello con misericordia e amore.
Siamo certi che tutta questa GRAZIA DI DIO che si è riversata sulla nostra comunità darà buon frutto secondo la grazia di Dio nel cuore di ciascuno.
Ecco, faccio nuove tutte le cose!


ORATORIO – (luogo dove si prega)
Non tutti sanno che l’oratorio è nato con san Filippo Neri nel 1500 e poi riattualizzato da san Giovanni Bosco nell’800.
Nato come luogo di raccolta per i più abbandonati tra la gioventù, è stato uno strumento missionario prezioso nella storia per raccogliere bambini ai margini della società e destinati alla miseria.
Ogni giorno nel nostro oratorio si prega, in cappellina o sul campo, per custodire il cuore di tante attività con i ragazzi e le loro famiglie. Questi tempi di sosta ricordano a tutti il cuore prezioso dell’oratorio… portare tutti a Gesù Signore, accendendo nel cuore il desiderio di santità… ora piccoli discepoli, per essere nel mondo grandi testimoni del Vangelo. Allora il gioco non è solo intrattenimento e babysitteraggio, ma momento essenziale per realizzare la comunione e crescere come amici e fratelli, come ha fatto il Signore con tutti noi.
Il Padre benedica e sostenga il servizio paziente e amorevole di chi si dedica all’Oratorio.
don Giuseppe Facchineri
SANTA MESSA CON IL RITO DELLA CANONIZZAZIONE DEI BEATI FRANCISCO MARTO E JACINTA MARTO

OMELIA DEL SANTO PADRE
Solennità della Beata Vergine Maria di Fátima
Sagrato del Santuario
Sabato, 13 maggio 2017
«Apparve nel cielo […] una donna vestita di sole»: attesta il veggente di Patmos nell’Apocalisse (12,1), osservando anche che ella era in procinto di dare alla luce un figlio. Poi, nel Vangelo, abbiamo sentito Gesù dire al discepolo: «Ecco tua madre» (Gv 19,26-27). Abbiamo una Madre! Una “Signora tanto bella”, commentavano tra di loro i veggenti di Fatima sulla strada di casa, in quel benedetto giorno 13 maggio di cento anni fa. E, alla sera, Giacinta non riuscì a trattenersi e svelò il segreto alla mamma: “Oggi ho visto la Madonna”. Essi avevano visto la Madre del cielo. Nella scia che seguivano i loro occhi, si sono protesi gli occhi di molti, ma… questi non l’hanno vista. La Vergine Madre non è venuta qui perché noi la vedessimo: per questo avremo tutta l’eternità, beninteso se andremo in Cielo. Continua a leggere SANTA MESSA CON IL RITO DELLA CANONIZZAZIONE DEI BEATI FRANCISCO MARTO E JACINTA MARTO
Prenditi tempo
Prenditi tempo per pensare
perché questa è la vera forza dell’uomo.
Prenditi tempo per leggere
perché questa è la vera base della saggezza.
Prenditi tempo per pregare
perché questo è il maggior potere sulla terra.
Prenditi tempo per amare ed essere amato
perché questo è il cammino della felicità.
Prenditi tempo per ridere
perché il riso è la musica dell’anima.
Prenditi tempo per dare
perché il giorno è troppo corto per essere egoisti.
Pablo Neruda
1° COMUNIONI – 1° TURNO
CEA: sport e formazione
Vegliate … per non essere rintronati!
LUNEDì DELLA SETTIMANA SANTA
Fratelli, seguiamo il cammino di Cristo che conduce a salvezza.
Egli morì per noi, lasciando un esempio.
Sulla croce portò nel suo corpo i nostri peccati
perché, morendo alla colpa, risorgessimo alla vita di grazia.
Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: “State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Figlio dell’uomo” – Lc 21, 34-36
Per leggere i segni dei tempi, per attendere il Maestro e il suo ritorno nella gloria, abbiamo urgente bisogno di vegliare, di vigilare, di stare attenti, desti, pronti. Se il nostro cuore si appesantisce, non siamo più in grado di riconoscere la sua Presenza, di leggere la sua dolce presenza nei nostri cuori.
Gesù parla di dissipazioni e ubriachezze che ci fanno cadere nella dimenticanza, la grande tentazione a cui reagire con la quieta preghiera e la meditazione della Parola di Dio.
Dissipazioni, cioè lo spreco del tempo, l’ossessione dell’organizzazione della vita o del benessere, cioè un gettare via le energie che – in verità – a ben altro ci dovrebbero servire… Ubriachezze, cioè l’intontimento generale che ci provoca stress, la tensione sul lavoro e nella scuola … un continuo stato di ansia sotterranea.
Stiamo svegli, presenti, amici … che il Signore, in questa giornata, ci trovi quando passerà a bussare alla nostra porta. Aiutaci a vegliare e pregare, Maestro, per avere la forza di restare fedeli nelle fatiche di questo mondo, custodendo la tua Presenza … anche in questa giornata!
Buona Settimana SANTA, l’ “Autentica”.
Non chiudere la tua porta, anche se ho fatto tardi.
Non chiudere la tua porta: sono venuto a bussare.
A chi ti cerca nel pianto apri, Signore pietoso.
Accoglimi al tuo convito, donami il Pane del regno.
Entrare nella Pasqua …da discepoli
TUTTA LA CASA SI RIEMPI’ DI PROFUMO
1 Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. 2 E qui gli fecero una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. 3 Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell’unguento. 4 (Gv 12)
Ecco un gesto sorprendente, di un amore senza calcolo, libero, gratuito.
Maria versa del profumo sui suoi piedi: profumo preziosissimo, il nardo, olio ricavato dalle radici di una pianta che cresce nelle montagne dell’India settentrionale.
Giuda lo valuterà in trecento denari, salario di trecento giornate lavorative.
Il profumo di questo amore GRATUITO riempie la casa!
Entriamo nella Settimana Santa, come discepoli
…. che non sannno già cos’è l’amore (si fa la fine di Giuda!),
ma che IMPARANO ad AMARE GRATUITAMENTE,
senza chiedere nulla in cambio.
Gratuitamente, senza pretesa di riconoscimenti e contraccambi.
Questa è la Pasqua:
assoluta gratuità
ad altissimo prezzo,
amore fino alla fine.
Preghiamo perchè il buon profumo dell’amore totale e gratuito di Cristo Signore riempia di questa sua grazia tutta la casa della nostra vita.
Buon cammino pasquale a tutti!
don Giuseppe Facchineri
Non ha senso… la Croce
La Croce non ha valore… per chi confida solo nell’efficienza materiale, nei programmi tecnici, nei progetti sociali;
non ha senso… per chi non vuole dare spazio alla vita interiore, per chi ritiene che i problemi umani si possono risolvere scavalcando l’uomo, la sua libertà, il suo cuore;
è inconcepibile… per chi desidera prevalere, vincere, comandare, possedere;
è faticosa… per chi non ha speranze sull’uomo e le sue possibilità;
è dolorosa… in una realtà in cui arroganza, mediocrità, diffidenza sono chiamate normalità.
Invece è germe d’amore la Croce… per chi sa che l’esperienza realistica della vita ci dice che il dolore, la sofferenza, la morte riempiono di sé la nostra storia e che l’amore, solo l’amore, è la speranza dell’uomo.
L’uomo è un mistero, il suo cuore un abisso
Quando Sant’Agostino 1300 anni fa scrisse questa frase, veniva da un lungo cammino interiore, che aveva attraversato , con coraggio e descritto, nelle “confessioni”.
In fondo ha anticipato quel che, la psicanalisi prima e la cosiddetta scienza psicologica in seguito, 1100 anni dopo, hanno confermato.
Nell’uomo vi è una parte, una dimensione, un luogo, indicibile, indescrivibile, incomunicabile, che chiamiamo inconscio, o non conscio per dirla con Faggioli.
In quegli abissi albergano energie distruttive ed autodistruttive, ed energie costruttive; demoni e angeli, ombre e luci.
I demoni sono alimentati dalla nostra solitudine, ( condizione ineludibile, che nessun frastuono, voce o nota può ridurre) e dalla paura della morte, che ci induce a una voracità, verso la vita, in tutte le sue dimensioni, anche a discapito dei nostri simili.
Le energie costruttive sono alimentati dalla nostra natura relazionale, costitutiva della nostra personalità; dal bisogno di amore e incontro, profondo, veritiero, che permeano la nostra memoria fisiologica e il nostro presente.
Ogni essere umano è lacerato da queste contrastanti energie, da queste tensioni opposte.
È mia convinzione che buona parte del disagio di noi moderni venga da questa, divaricazione di energie, che si incontrano e contaminano in una sorta di “terra di nessuno”, che delinea l’ambivalenza e contraddittorietà di noi umani, nel rapporto con se, con gli altri, con l’ambiente, con la storia.
Perché, quindi, un uomo di 45 anni, con capacità cognitive integre e un buon
livello culturale, ( faceva il mediatore finanziario, dopo avere trasformato una passione nel suo lavoro); in grado di distinguere il bene dal male, con conoscenza del valore delle norme e delle leggi ( è stato carabiniere, dopo essere stato selezionato, formato); con volontà, carattere e coraggio e buona percezione di se e delle proprie capacità, ( non è facile cambiare lavoro, passando dalla sicurezza del dipendente, alla precarietà del professionista); perché un uomo così uccide i suoi figli, piccoli e inermi, completamente fiduciosi nei suoi riguardi, a martellate ? Quante martellate ha dato, prima che morissero? Dicono cinque! Li ha uccisi con un colpo secco? E quando il secondo ( non poteva ucciderli contemporaneamente), ha cominciato a gridare, forse a scappare, con quale determinazione ha ucciso anche lui? Quante ore, giorni, ha pensato a questa soluzione, come la migliore per se e i suoi figli maschi?
È stato un raptus, il pensiero lo ha invaso all’improvviso, oppure ha programmato la cosa, aspettando proprio il momento in cui era solo con i due piccoli maschi?
Forse la scientifica ricostruirà l’evento, ma quel che è accaduto nel cuore di quell’uomo, solo Dio può conoscerlo.
Vi sono comunque dei paradigmi culturali, che possono fare da linfa a queste esplosioni distruttive,sui quali varrebbe la pena indagare!
– Uno dei frutti nefasti dell’individualismo autosufficiente, ( così necessario al capitale finanziario per erodere alla base ogni spinta verso la socialità) ; è l’incapacità di chiedere aiuto.
Chi chiede aiuto ammette la propria debolezza, la propria vulnerabilità; è uno sfigato!
– Inoltre si da per certo che nessuno ci aiuterà, perché ognuno penserà principalmente a se stesso. Terribile questa sfiducia sull’umano, questo dover dimostrare, agli altri e a se stessi, che ce la si fa da soli. Vi sarà comunque, per ognuno, nella vita, un momento in cui dovremo accettare la nostra impotenza, lasciarci aiutare, attraversare quella frantumazione di idoli e maschere, che ci siamo appiccicati addosso.
– Il proprietario dello sperma che ha contribuito a introdurre in questo mondo il figlio, spesso si sente padrone di quel corpo e di quella vita: lui sa come deve svilupparsi e andare. Non sono solo le madri ad essere condizionate a volte da questo schema, in parte comprensibile: per trentatré mesi ( 9 dentro il corpo della donna), quell’organismo e’ vissuto dipendendo totalmente da loro.
Anche i padri, sono, spesso “inconsciamente ” condizionati da questo schema.
Possiamo lasciare aperti i varchi ai demoni distruttivi o chiuderli e, allo stesso modo, aprirne alle energie costruttive.
Non siamo schiavi di un destino, abbiamo la capacità di fare spazio, all’una o all’altra energia. È la nostra libertà e capacità di scelta, tra il bene e il male, dentro e fuori di noi.
Occorre imparare lo sguardo interiore, il modo in cui si formano i nostri pensieri, a prendere confidenza con le nostre emozioni, consapevolizzare, radicalmente, la nostra dimensione relazionale; interiorizzare la nostra dimensione trinitaria: persona unica e irripetibile; la dimensione sociale e comunitaria come condizione costitutiva della nostra identità; apparteniamo ad un unica specie umana e abbiamo la responsabilità di contribuire alla costruzione di un destino comune, al di qua, molto al di qua di culture, lingue, tradizioni.
Questa antropologia dovrebbe essere insegnate nelle scuole a partire da quelle dell’infanzia.
Quell’uomo non può essere giudicato. Solo pregare per lui e i suoi figli si può e cercare di lenire le ferite della madre e della sorella.
Perché l’uomo è un mistero, il suo cuore un abisso.
dott.Venturoli Sandro
I cresimandi da papa Francesco
Qui puoi guardare LE FOTO DELL’INCONTRO CON PAPA FRANCESCO A SAN SIRO
il papa ai cresimandi (Scarica il PDF)


Le parole di Francesco
Case Bianche (scarica il PDF)
Le parole del Papa ai consacrati (scarica il PDF)
Omelia Monza (scarica il PDF)
le parole del papa ai cresimandi (scarica il PDF)
Foglietti del TEMPO PASQUALE (aprile e maggio)
23 APRILE 2017 – II DOMENICA DOPO PASQUA A (scarica PDF)
30 APRILE 2017 – III DOMENICA DOPO PASQUA A (scarica PDF)
7 MAGGIO 2017 – IV DOMENICA DOPO PASQUA A- COMUNIONI (scarica PDF)
14 MAGGIO 2017 – V DOMENICA DOPO PASQUA A CRESIME (scarica PDF)
28 MAGGIO 2017 – VII DOMENICA DOPO PASQUA – dopo l’Ascensione A professione di fede (scarica PDF)
TRIDUO PASQUALE 2017

ORARI per le CONFESSIONI PASQUALI
E’ bene prepararsi alle celebrazioni pasquali celebrando bene e per tempo (non all’ultimo momento) il sacramento della confessione.
– Don Giuseppe confessa il sabato dalle ore 10.30 alle ore 12.00 in chiesa e dal martedì al venerdì dalle ore 17.30 alle ore 18.30 in oratorio.
– Don Vittorio confessa il giovedì dalle ore 10.00 alle ore 12.3 in chiesa e mezz’ora prima delle messe.
Solo durante i giorni del Triduo Pasquale i sacerdoti saranno presenti in Chiesa nei seguenti orari:
Giovedì 13 aprile – ore 16,00-18,00
Venerdì 14 aprile – ore 10,00-12,00 e 16,00-18,00
Sabato 15 aprile – ore 16,00-17,30
LUNEDI’ 10 APRILE ore 21,00: Incontro di preparazione alle celebrazioni del Santo Triduo per Coro, Ministri, Lettori e Collaboratori
Percorso formativo PRE-ADO
16 virtù per diventare grande (scarica il PDF)
I nostri “grandi” piccolini di 2° el
Ecco un’incontro di catechismo con i più piccoli di 2° elementare in preparazione alla Pasqua
ecco i bimbi del II anno (3° elementare)



Pellegrinaggio in TERRASANTA
“Beato chi trova in te la sua forza e decide nel suo cuore il santo viaggio” (Sal 83,6)
Qui puoi guardare LE FOTO DEL PELLEGRINAGGIO 2016
Il viaggio verso un luogo sacro rivela l’incessante ricerca umana di Dio. E Gesù descrive se stesso come la strada (io sono la via…Gv.14,6) in grado di svelare il mistero dell’essere umano e la via per arrivare a Dio. Per questo il pellegrinaggio dove trasformarsi in vita. Non deve trattarsi dunque solo di un movimento nello spazio ,ma di un percorso interiore. Il pellegrinaggio deve essere “esercizio di ascesi operosa, preparazione interiore alla riforma del cuore”. In Israele, in Palestina, in Terra Santa, o nella Terra del Santo?
La ricerca delle proprie radici: 1Ascoltatemi, voi che siete in cerca di giustizia, voi che cercate il Signore; guardate alla roccia da cui siete stati tagliati,alla cava da cui siete stati estratti. 2Guardate ad Abramo vostro padre, a Sara che vi ha partorito; poiché io chiamai lui solo, lo benedissi e lo moltiplicai. (Is 51,1-2)
16Se le primizie sono sante, lo sarà anche tutta la pasta; se è santa la radice, lo saranno anche i rami. 17Se però alcuni rami sono stati tagliati e tu, essendo oleastro, sei stato innestato al loro posto, diventando così partecipe della radice e della linfa dell’olivo, 18non menar tanto vanto contro i rami! Se ti vuoi proprio vantare, sappi che non sei tu che porti la radice, ma è la radice che porta te. (Rm 11,16-18)
- La ricerca di quella Parola che risuonò in quei luoghi 2000 anni fa e che ancora oggi risuona per me!
- La ricerca di culture differenti in un mondo pieno di contrasti.
Il rapporto tra arabi ed ebrei, la situazione difficile dei cristiani divisi in molte confessioni. Israele è l’ombelico del mondo, un microcosmo di problemi che toccano tutta l’umanità.
RITORNIAMO A GERUSALEMME! A Gerusalemme non “si va”, ma “SI RITORNA” Questo vale anche per chi vi accede per la prima volta, ma perché là è presente la nostra consolazione. Si ritorna alle fonti (la fonte di Gihon!), alle radici, alla madre, in un rapporto intimo e consolante. 10Rallegratevi con Gerusalemme, esultate per essa quanti la amate.Sfavillate di gioia con essa voi tutti che avete partecipato al suo lutto.11Così succhierete al suo petto e vi sazierete delle sue consolazioni;succhierete, deliziandovi,all’abbondanza del suo seno. 12Poiché così dice il Signore:«Ecco io farò scorrere verso di essa,come un fiume, la prosperità; come un torrente in piena la ricchezza dei popoli; i suoi bimbi saranno portati in braccio, sulle ginocchia saranno accarezzati. 13Come una madre consola un figlio così io vi consolerò; in Gerusalemme sarete consolati. (Is 66,10-13)
Consolazione è rifugiarsi presso chi “sa già” la nostra pena e non c’è bisogno di raccontare; qualcuno che capisce e condivide le nostre ragioni e siamo sicuri che in ogni caso si schiererà per noi (Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Rm 8,31). Consolazione è stare sulle ginocchia della madre e percepire “da cuore a cuore” che siamo il suo unico interesse, il suo unico compiacimento.Questo si può trovare a Gerusalemme, perché “lì c’è il nostro Dio” e perché: Le sue fondamenta sono sui monti santi; 2il Signore ama le porte di Sion più di tutte le dimore di Giacobbe.3Di te si dicono cose stupende, città di Dio. 4Ricorderò Raab e Babilonia fra quelli che mi conoscono; ecco, Palestina, Tiro ed Etiopia: tutti là sono nati. 5Si dirà di Sion: «L’uno e l’altro è nato in essa e l’Altissimo la tiene salda». 6Il Signore scriverà nel libro dei popoli: «Là costui è nato». 7E danzando canteranno: «Sono in te tutte le mie sorgenti». (Sal 87). E Dio sa se abbiamo bisogno di essere consolati! A Gerusalemme non “si va”, ma “SI SALE” Gerusalemme è la città della presenza di Dio (la shekinàh); il suo nome arabo è El Kudz (la Santa). E chi vuole avvicinarsi a Dio, deve in ogni caso “salire”, fare una “ascesa” (o ascesi). La Bibbia ci insegna che esistono due città: Babele e Gerusalemme. Babele è la città che gli uomini costruiscono per se stessi: “Poi dissero: «Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra»” (Gen 11,4). “Farsi un nome” per gli uomini di ogni Babele, equivale a fissare lo scopo della propria esistenza, scegliere da sé il senso da dare alla propria umanità. Determinare l’esistenza a partire da quaggiù e costruire una torre che raggiunga il cielo. Babilonia è dunque l’immagine di ogni umanesimo fuori dalla legge di Dio, autosufficiente e che pretende di dare una interpretazione definitiva dell’esistenza umana…… Gerusalemme invece è una città piccola piccola, circondata da colline molto più alte, lontana dalle grandi vie di comunicazione…… ma è la città che Dio ha costruito per gli uomini. All’uomo è stato ordinato di dare un nome a tutte le cose, ma egli non può dare il nome a se stesso. Dio solo può rivelarci il nostro nome. Gerusalemme è il laboratorio di quella umanità che impara a “farsi chiamare” da Dio, cioè a ricevere da Lui il senso e il valore della propria esistenza.
A Gerusalemme non “si abita”, ma “SI STA” Quale gioia, quando mi dissero: «Andremo alla casa del Signore». E ora i nostri piedi si fermano alle tue porte, Gerusalemme! (Sal 122). Se dal punto di vista politico e storico è sempre stata una città contesa, dal punto di vista strettamente religioso essa è la città di Dio: “…… ora mi sono scelto Gerusalemme perché vi dimori il mio Nome……” (1Re 8,16). Gerusalemme appartiene solo a Lui e perciò è una città accogliente: tutte le religioni vi “stanno” senza che alcuna possa vantarne l’esclusiva. Beato chi “sosta” a Gerusalemme! A Gerusalemme non “si resta”, ma da essa “SI RIPARTE”. L’esperienza spirituale ricordata sopra, del “ritornare”, del “salire”, dello “stare” si conclude con il “ripartire”. Perché a Gerusalemme Dio rivela a ciascuno il proprio “nome”, cioè l’impegno della vita, che deve essere svolto, vissuto, dispiegato nel luogo che Dio a ciascuno ha fissato. Non ci sono nemmeno tombe in Gerusalemme (solamente fuori). L’unico sepolcro che c’è, è vuoto: anche Gesù è ripartito…… e similmente ha detto ai suoi: “…… avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni in Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra” (At 1,6). Dopo essere stati consolati, santificati, dopo che ci si è intrattenuti a Gerusalemme, bisogna “ripartire”, scendere nel mondo, nelle città che sono Babilonia, dove Dio ci ha collocati. Senza paure (perché Lui conosce il nome che ci ha dato), ma con una grande nostalgia; bisogna tornare tra gli uomini, affinché Gerusalemme svolga la sua funzione, perché sia quello che deve essere: la città di Dio, la Santa, la Madre alla quale tutti gli uomini tendono e che tutti gli uomini attende. Gerusalemme è la sola città il cui nome valica questo nostro spazio e tempo ed entra nel mondo futuro: essa è la sola città che abbia un destino eterno: “1Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il cielo e la terra di prima erano scomparsi e il mare non c’era più. 2Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. 3Udii allora una voce potente che usciva dal trono: « Ecco la dimora di Dio con gli uomini! Egli dimorerà tra di loro ed essi saranno suo popolo ed egli sarà il “Dio-con-loro”. 4E tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate»” (Ap 21,1ss).
Il linguaggio dei corpi


Fraternità 3 IC-Cresima

Gruppo Cresimandi/1 2017

Ritiro spirituale di Quaresima
Incontro di preghiera -ritiro di quaresima di Unità Pastorale 2017 (scarica il PDF)
Foglietti della Quaresima (marzo)
5 marzo 2017 – I di quaresima – anno A (scarica PDF)
12 marzo 2017 – II di quaresima – anno A (scarica PDF)
19 marzo 2017 – III di quaresima – anno A (scarica PDF)
26 marzo 2017 – IV di quaresima – anno A (scarica PDF)
9 aprile 2017 – DOMENICA delle PALME (scarica PDF)
10 consigli pratici per spiegare un lutto ai bambini
10 consigli pratici per spiegare un lutto ai bambini (Scarica il PDF)
Le “ragazze” di Morsenchio

calendario catechesi 3 età marzo 2017 (scarica il PDF)
programma attività marzo 2017 (scarica il PDF)
Preghiera mensile per adulti
“La gioia del vangelo nella vita quotidiana”
Lunedì 13 febbraio 2017 alle ore 21,00 – Lettura biblica e preghiera personale
prime 6 schede degli incontri (scarica il PDF)
Altro materiale per la formazione degli adulti
i miseri di Gesu – fraternità genitori (scarica il PDF)
La famiglia come comunità (scarica il PDF)
I vangeli della resurrezione (scarica il PDF)
Le parabole della misericordia – Lc 15 (scarica il PDF)
10 modi per rovinare un figlio (scarica il PDF)
Commento sull’enciclica “laudato si” di papa Francesco (scarica il PDF)
Libretto pellegrinaggio in TerraSanta 2016 (scarica il PDF)
Per non ridursi in povertà
Oggi la povertà è un dramma che tocca molte famiglie e molte persone. La situazione è sicuramente seria, ma richiede di essere attenti e vigilanti anche nella propria gestione economica. Tante persone sono povere. Tante persone finiscono in povertà per una superficiale gestione economica. Le seguente schede vogliono essere un aiuto ad una gestione oculata e attenta delle proprie risorse.
Nomofobia
La patologia del futuro?
È la paura di rimanere disconnessi. Si chiamo Nomofobia
Terrore di rimanere disconnessi.
Si chiama ‘Nomofobia’ (no-mobile-phone-phobia, termine di recente introduzione nel vocabolario della lingua italiana Zingarelli) ed è la malattia da iperconnessione del 21° secolo
E’ venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto
Zaccheo – Lc 19,1-10
In quel tempo, Gesù 1entrò nella città di Gerico e la stava attraversando, 2quand’ecco un uomo, di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco,3cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura.
4Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là. 5Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Continua a leggere E’ venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto
MISERICORDIA ET MISERA
LA DONNA PECCATRICE – Gv 8,1-11

1Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. 2Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro. 3Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e 4gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. 5Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». 6Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo.
Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Continua a leggere MISERICORDIA ET MISERA
LA MISERICORDIA CHE AMA I MISERI
L’AMICO DEI PECCATORI – Mt 9,9-13
In quel tempo, 9mentre andava via, Gesù vide un uomo, un pubblicano di nome Levi, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì. Continua a leggere LA MISERICORDIA CHE AMA I MISERI
La misericordia che trasforma
Mi abbandono a te
Signore,
fammi conoscere la bellezza della tua chiamata
e il dono della tua costante presenza.
Aiutami a capire il tuo disegno su di me
e ad ascoltarti e imitarti con filiale docilità.
Fammi comprendere a che punto sono
nel cammino della vita cristiana:
quali sono i difetti da superare
e le virtù da conquistare.
Mi abbandono a te,
perché tu mi aiuti sempre a fare
la tua soave volontà.
Te lo chiedo con cuore nuovo,
grande e forte,
per Cristo Signore nostro. Amen.
indicazioni pastorali per la sepoltura e la cremazione
la gioia di annunciare il vangelo
ASINUS PORTA MYSTERIA
Il dizionario biblico lo descrive così:«L’asino palestinese è assai robusto, sopporta bene il caldo,si nutre di cardi; grazie alla forma degli zoccoli, ha un’andatura molto sicura; infine, il suo mantenimento è poco costoso. Suoi unici difetti sono la testardaggine e la pigrizia».
Tiro avanti come l’asina di Gerusalemme, che nel giorno delle Palme fu per il Messia una cavalcatura regale e pacifica. Non so granché, ma so di portare Cristo sul mio dorso. Sono io che lo porto, ma è lui che mi guida. So che mi conduce verso il suo Regno, dove sarò a mio agio per sempre in verdi pascoli.
Tiro avanti a passettini, per sentieri scoscesi, lontano dalle autostrade, dove la velocità impedisce di riconoscere cavalcatura e cavaliere.Quando inciampo in un sasso, il mio Signore viene certamente sballottato, ma non mi rimprovera mai niente.La sua gentilezza e pazienza verso di me sono meravigliose:mi lascia il tempo per salutare l’incantevole asina di Balaam, per sognare davanti a un campo di lavanda, per dimenticare perfino che lo porto.
Tiro avanti in silenzio. E’ incredibile come ci comprendiamo senza parlare;d’altronde, non capisco bene, quando mi bisbiglia qualcosa all’orecchio. Le uniche parole che ho compreso sembrano dirette solo a me e ne posso testimoniare la verità:”Il mio giogo é dolce e il mio carico leggero” (Mt 11, 30). Parola d’animale, è proprio come quando portavo alacremente sua madre verso Betlemme, in una sera di Natale.“Ella pesava poco, perché tesa solo verso il futuro che si portava dentro”.
Tiro avanti nella gioia. Quando voglio cantare le sue lodi, faccio un baccano del diavolo, pieno di stonature. Allora lui ride di buon cuore, con un riso che trasforma i sentieri in piste da ballo, i miei zoccoli in sandali alati.In quei giorni, ve l’assicuro, se ne fa di strada!
Tiro avanti, tiro avanti come un asino che porta Cristo sul suo dorso!
Il miracolo di Nipete (scarica il PDF)
Intervento del postulatore p.Pasqualetti sulla grazia concessa da sr.Irene (scarica il PDF)
padre Marko Rupnik – Il dovere di evangelizzare
Per comunicare bene

Come foglia rivolta al sole
Come si può essere cristiani oggi, nella Chiesa, in questo grande albero che è stato piantato due millenni fa? Beh, quello che si attende da ogni albero… ogni semplice cristiano deve essere come una foglia di un albero. Continua a leggere Come foglia rivolta al sole
La grande arte di invecchiare
Scaricabili due schede de “La grande arte di invecchiare”
La grande arte di invecchiare – 1°scheda
La grande arte di invecchiare – 2°scheda
i nostri “nonnini”
ado-animatori con giovani profughi di via Fantoli

Voglio essere profumo

Signore Gesù, voglio essere per te come quel barattolino di olio di nardo che Maria riversò sui tuoi piedi.
Voglio essere come nardo per camminare con te, amare con te le persone che incontriamo quotidianamente; voglio essere strumento di rivelazione della tua presenza. Dal mio profumo tutti devono sentire che tu sei qui. Continua a leggere Voglio essere profumo
Oratorio Estivo 2017
ISCRIZIONE ALL’ORATORIO ESTIVO 2017
Sono aperte le iscrizioni all’Oratorio Estivo 2017 che si svolgerà da lunedì 12 giugno a venerdì 30 giugno per i bambini dalla 1° elementare (frequentata) alla 3° media. 
Dato il grande numero dei bambini, nelle iscrizioni sarà data la precedenza prima agli iscritti al catechismo, poi agli iscritti all’attività sportiva e all’Oratorio, e infine a quelli che soltanto risiedono in parrocchia. Le iscrizioni saranno prese tenendo questi criteri di priorità e comunque fino al numero dei posti disponibili (non più di 200).
Per iscriversi occorrerà dare il nominativo e le relative caparre direttamente a don Giuseppe entro fine MARZO 2017.

CON ANIMO SERENO TI LODIAMO DIO PADRE
Con animo sereno ti lodiamo Dio Padre, ti ringraziamo perché dimori in mezzo a noi e per l’amore misericordioso che hai per ogni persona. Continua a leggere
Iscrizioni alla Vacanza 2017
Sono aperte le iscrizioni alla Vacanza Comunitaria 2017 sarà da sabato 1 luglio a sabato 8 luglio a BORMIO 2000 per i ragazzi dalla 3° elementare alla 3° media.
Le iscrizioni saranno prese fino al numero dei posti disponibili (non più di 90).
Per iscriversi occorrerà presentarsi da don Giuseppe e dare il nominativo e le relative caparre direttamente a don Giuseppe entro fine MARZO 2017.
Foglietti di febbraio 2017
5 febbraio 2017 – V domenica dopo l’epifania: festa della vita
12 febbraio 2017 – VI domenica dopo l’Epifania – vigiliare (con rito dell’unzione dei malati)
12 febbraio 2017 – VI domenica dopo l’Epifania
19 febbraio 2017 – Penultima domenica dopo l’Epifania
26 febbraio 2017 – Ultima domenica dopo l’Epifania
1. Cappella della Shekinàh
( giugno-agosto 2008)
2. Mosaico del Mistero Pasquale
(luglio 2009)
3. Cappella Feriale delle Messe
(26 dicembre 2013- 6 gennaio 2014)
4. Mosaico dell’Oratorio Estivo
(giugno-luglio 2016)
Giornate di fraternità
Date delle giornate di fraternità – secondo periodo
1° anno iniziazione cristiana – 2a el. 05 febbraio 2017
2° anno iniziazione cristiana – 3a el. 12 febbraio 2017
2° anno iniziazione cristiana – 4a el. 19 febbraio 2017
3° anno iniziazione cristiana – 5a el. 12 marzo 2017
4° anno iniziazione cristiana – 1a media 19 marzo 2017
Le fraternità delle famiglie del catechismo dell’Iniziazione Cristiana
Momento molto bello e significativo sono le fraternità delle famiglie del catechismo. Ci troviamo insieme alla domenica alla S. Messa, condividiamo il pranzo fraterno dove ognuno porta una pietanza da condividere e poi, mentre i bambini giocano con gli animatori, i genitori si radunano con Don Giuseppe e le catechiste per un momento formativo.
A partire dal Vangelo si riflette sulla concretezza della Parola nella quotidianità della vita.Quest’anno il tema della riflessione è stata la MISERICORDIA. Il primo incontro sulle “parabole della misericordia” e il secondo sulla “misericordia che ama i miseri”.
E’ bello percepire in questi incontri la “sete della parola” e come ci sia voglia di mettersi in gioco e di toccare con mano che la misericordia di Dio è proprio per tutti, anche per noi, con le nostre umanità affaticate e a volte devastate dalla vita.
Il frutto bello di questi incontri è proprio l’avvicinarsi di alcuni alla ricerca di un colloquio spirituale, di una confessione, di una partecipazione alla S. Messa, per ritrovare quel Dio che magari abbiamo un po’ allontanato, ma che è sempre pronto ad accoglierci.

Pellegrinaggio a Santiago de Compostela
Animatori Adolescenti delle équipe educative
10-16 Luglio 2017

“Arameo errante era mio padre”: così comincia la confessione di fede
del popolo di Israele. Da quando Abramo si mette in cammino ogni
credente sa che la sua vita non può che essere che una peregrinatio fidei,
cioè un pellegrinaggio di fede…
Il “pellegrino”… è solo un’immagine della nostra condizione di cristiani. “Noi tutti – scrive Sant’Agostino – siamo dei pellegrini. Il cristiano è colui che, perfino nella sua casa e nella sua patria, si riconosce come pellegrino”. E si potrebbe aggiungere che la spiritualità del pellegrino è la spiritualità del cristiano: “ricondotta all’essenziale e vissuta nella sua avventurosa pienezza”. Mettendosi in cammino, il pellegrino risponde a una chiamata, scegliere poche cose, perché aspira a un bene più prezioso.
Incontro interreligioso
Il giorno sabato 4 febbraio 2017 alle ore 20.45 incontro interreligioso: cristiani e musulmani in dialogo presso la Parrocchia di San Galdino.
Incontro aperto a tutti.


L’attuale chiesa parrocchiale Beata Vergine Addolorata di Viale Ungheria, 32 eredita dunque il nome da una chiesuola ricostruita a metà del ’700 in una piazzetta non lontana dall’aeroporto Forlanini. Le ultime notizie su questo luogo di culto risalgono al 1750, si sa però che vent’anni dopo, poco distante dalla Cascina Morsenchio, sorse una nuova chiesa. Era una costruzione modesta, nella realizzazione e nelle dimensioni (lunga 14,50 metri e larga 6,50), con un’unica navata coperta da volta a botte, mentre l’altare e la balaustra erano in marmo.

Sulle pareti spiccavano diversi quadri a olio che ritraevano i 12 apostoli, mentre dietro l’altare c’era una grande pala della Madonna Addolorata raffigurata con il cuore trafitto da sette spade.

veduta aerea della APPULA Società per lindustria chimica costruita a Morsenchio nel 1920 lungo la via Bonfadini
Purtroppo anche questa costruzione e la cascina poco distante furono distrutte nel 1960, quando al loro posto sorsero i nuovi capannoni della Montedison, una storica ditta milanese resistita per decenni. A nulla valse la protesta della popolazione e l’opposizione del parroco don Ferdinando Frattino a salvare le sorti della piccola chiesa, tanto cara agli abitanti della zona.

Fu appunto nel dopoguerra, quando nella periferia est di Milano iniziava a sorgere un nuovo quartiere popolare con numerose costruzioni di edilizia pubblica e la conseguente crescita della popolazione, che si rese necessario provvedere a un luogo di culto più grande. Così, nel 1955, fu costruito in Via Bonfadini un salone in muratura e ben arredato che doveva fungere da cappella provvisoria in attesa della nuova e definitiva chiesa, il cui progetto era stato affidato all’architetto monsignor Enrico Villa, responsabile dell’ufficio “Nuovi templi” della Curia.
Finalmente fu fissata la data per la posa della prima pietra: il 18 maggio 1958.
Il 20 novembre 1959, dopo le lungaggini burocratiche, misurazioni, permessi e preventivi, il parroco poté finalmente assistere all’inizio dei lavori. «Lo scavo per tutta l’area della chiesa», scriverà don Ferdinando, «diventa un’impresa non da poco per il metro e più d’acqua che vi si raccoglieva». A tre metri di profondità c’era uno strato di creta, impossibile quindi poggiarvi le fondamenta, occorreva scavare ancora. Per il campanile si è scavato fino a 5 metri di profondità, intanto gli operai aggiungevano gabbie di metallo e cemento perché dal terreno continuava a zampillare «freschissima acqua».
L’intero complesso parrocchiale comprendeva una superficie di 9.500 metri quadrati e da sola la chiesa ne comprendeva 1.020, era lunga 39,60 metri e larga 38, con un’altezza che andava dai 5 ai 12 metri.
L’edificio doveva essere sopraelevato rispetto al livello stradale, preceduto da un breve corridoio esterno e da una scalinata d’accesso. Sulla semplice facciata si prevedeva un’unica porta centrale dalla quale sarebbero passati i fedeli, mentre ai suoi lati due lunghe finestre avrebbero fatto filtrare la luce per illuminare l’interno. La chiesa a croce latina avrebbe avuto un’unica navata e due bracci laterali molto ampi, dove sarebbero stati collocati i confessionali. A ridosso del muro absidale si sarebbe posta la sedia del presidente dell’assemblea.
Inoltre erano state previste le tradizionali balaustre, con l’ambone da una parte e il leggìo dall’altra. A sinistra del presbiterio poi sarebbe stato costruito l’unico altare minore dedicato naturalmente alla Madonna Addolorata, mentre il battistero doveva essere
collocato all’esterno, a destra dell’ingresso principale. Sul campanile triangolare, alto 12 metri, sarebbe stata posta una croce slanciata ben visibile anche da lontano. Sotto la chiesa invece il progetto prevedeva un seminterrato di mille metri quadrati, riscaldato ad aria, con aule e sala conferenze per le attività della parrocchia. La struttura portante dell’intero edificio doveva essere in cemento armato, rivestito di piastrelle gresificate di color rosso e l’intonaco di graniglia, mentre il pavimento in marmo bianco botticino.
Venerdì 7 aprile 1978, sempre alle 20.30 sarà il cardinale Giovanni Colombo a presiedere la celebrazione per la deposizione delle reliquie e la consacrazione della chiesa e dell’altare. L’Arcivescovo, seguito da tutti i fedeli, porta in processione le reliquie fino all’altare maggiore, quindi le colloca nel sacello, le incensa e le sigilla con il cemento. Il Cardinale percorre quindi l’intero perimetro della chiesa ungendo con il sacro crisma i muri dove sono affisse le 12 croci e l’altare, quindi prega con queste parole:
«O Dio, che reggi e santifichi la Chiesa, guarda benigno al tuo popolo devoto, nella gioiosa solennità di questo giorno dedica a te questa casa di preghiera, dove i fedeli invocano il tuo nome e tu li nutri con la tua parola e con i tuoi sacramenti li sostieni»
Preti della Beata Vergine Addolorata
Qui puoi guardare LE FOTO DEL NOSTRO QUARTIERE




CENTRO DI ASCOLTO
“MISERICORDIA DELLA B.V.A.”
è presente tutti i giorni negli ORARI DI SEGRETERIA per segnalazioni e appuntamenti.
Martedì 17.00 – 18.30
Mercoledì 10.00 – 12.00 17.00 – 18.30
Giovedì 10.00 – 12.00 17.00 – 18.30
Venerdì 17.00 – 18.30
Lunedì 10.00 – 12.00
Giovedì 15.00 – 16.30
Momenti più specifici e dedicati all’ascolto per i diversi accompagnamenti
INGRESSO DA VIALE UNGHERIA 32 – CITOFONO “SEGRETERIA”
Preghiera per chiedere il dono della carità
Signore, fammi capace di lavare i piedi a chi so che mi tradisce e nutre rancore contro di me. Dammi il coraggio di avvicinarmi
per lavare i piedi e curare le piaghe degli ammalati.
Muovi le mie mani, Signore, perché siano gentili, calde, senza asprezze e ruvidezze.
Rendimi attento a quanti sono dimenticati
o che gli altri rifiutano o che trattano duramente.
Voglio servirti, Signore, in ogni persona
nel pianto e nella gioia, nei giorni di luce e nei giorni bui, nella grazia e nel peccato.
Voglio servirti quando il cuore arde e vuole strafare e quando è stanco e tiepido
e vorrebbe solo smettere.
Ti chiedo di poterti servire nella persona che mi sorride sempre e in quella che non manifesta alcun segno di riconoscenza o di gradimento.
Fa’ che io ti serva, Signore, nelle persone che mi ripugnano,
hanno bisogno di tutto e non possono darmi nulla.


Foglietti di gennaio 2017
Proposta di formazione per giovani dai 18 anni


Calendario Incontro Giovani 2016/2017

catechesi di gruppo con 20 giovani del centro d’accoglienza
27 marzo 2017
Calendari Iniziazione Cristiana 2016/2017 (scarica PDF)
LIBRETTI PER LA PREGHIERA INIZIALE DELLA CATECHESI
libretto preghiere piccoli (scarica PDF)
libretto preghiere: i salmi (scarica PDF)
libretto preghiere: il dono di conoscere Gesù (scarica PDF)
Si sono formate delle équipe educative (ormai da 7 anni) a cui partecipano i catechisti e giovani catechisti adolescenti con una preparazione a loro dedicata.
Queste équipe sono coordinate da adulti che hanno frequentato i percorsi diocesani e stanno assumendo gradualmente sempre maggiori corresponsabilità pastorali.

Altre équipe educative composte da adulti, giovani coppie di sposi con figli e coppie di fidanzati seguono i cammini formativi degli adolescenti (un gruppo di 40 ragazzi/e) mentre équipe composte da adulti e giovani universitari seguono i cammini formativi dei
pre-adolescenti (un gruppo di 45 ragazzi/e).












