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Proposta di formazione per giovani dai 18 anni

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Calendario Incontro Giovani 2016/2017

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catechesi di gruppo con 20 giovani del centro d’accoglienza

27 marzo 2017

 

 

Proposta di formazione per i ragazzi e ragazze di 1^, 2^ e 3^ media

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La catechesi è quindicinale,  al sabato sera dalle 19,00 alle 21,00 (preghiera-incontro di gruppo-cena fraterna), guidata dall’equipé educativa

Si sono formate delle équipe educative (ormai da 7 anni) a cui partecipano i catechisti e giovani catechisti adolescenti con una preparazione a loro dedicata.

Queste équipe sono coordinate da adulti che hanno frequentato i percorsi diocesani e stanno assumendo gradualmente sempre maggiori corresponsabilità pastorali.

Altre équipe educative composte da adulti, giovani coppie di sposi con figli e coppie di fidanzati seguono i cammini formativi degli adolescenti (un gruppo di 40 ragazzi/e) mentre équipe composte da adulti e giovani universitari seguono i cammini formativi dei
pre-adolescenti (un gruppo di 45 ragazzi/e).

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Sarebbe opportuno che i familiari del defunto avvertissero personalmente il Parroco per poter valutare insieme la forma più adeguata della celebrazione della morte, compreso un eventuale momento di preghiera nella casa del defunto; «in alcune circostanze si proponga ai familiari la celebrazione senza la messa» (Sinodo Diocesano, cost. 83,4).

Il giorno e l’orario del funerale sono stabiliti direttamente dal Comune: per la nostra Parrocchia gli orari possibili sono le ore 9.00 o le ore 11.00, direttamente in chiesa, senza corteo (cost. 83,3).

 

IN TE

Signore, mio Dio, tu non hai abbandonato Gesù Cristo, tuo figlio,in balia della morte.Tu l’hai fatto risorgere alla vita perché chi crede in lui possa vivere nella speranza. In questa speranza, che va al di là di tutto ciò che la nostra ragione può immaginare, io rivolgo a te la mia preghiera per la persona cara che ci ha lasciati. Accanto a te, egli possiede già la vita che io attendo: mi ha preceduto sulla strada che conduce a te. Per questo, Signore, non ho più tanta paura della mia morte…Un giorno, tu ci riunirai tutti nel tuo regno.

Sia benedetto il tuo nome, Signore!

ALLA MORTE DI UN UOMO SI RIVELANO LE SUE OPERE (Siracide 11,27)

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L’unzione degli infermi può essere amministrata al fedele che comincia a trovarsi in pericolo di vita sia per malattia o vecchiaia.

Per coloro che hanno difficoltà a raggiungere la chiesa c’è la possibilità di farsi accompagnare da persone messe a disposizione dalla parrocchia.

I sacerdoti con i Ministri dell’Eucaristia e i collaboratori sono lieti di invitarvi  gratuitamente anche al pranzo che si terrà alle ore 12,30 in parrocchia.

 

 

 

DESIDERO RICEVERE IL SACRAMENTO:

 COGNOME________________________ NOME__________________________

Via________________________   nr. ___   scala/piano ________

Nominativo o Numero posto sul Citofono______________________

Telefono___________________    Cellulare___________________

 *               Vengo in Chiesa da solo

*                Ho bisogno che mi vengano a prendere

*                Mi fermo al pranzo in parrocchia


Firma del malato o di coloro che lo assistono

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Gli Ammalati della Comunità, che non possono partecipare alla Messa domenicale per gravi motivi di salute, possono segnalare il proprio desiderio di ricevere l’Eucarestia telefonando al Parroco in segreteria Parrocchiale (025065261).

I Familiari o le badanti sono invitati – con semplicità e senza paura di scomodare  – a segnalare la presenza di un ammalato che desidera ricevere la Comunione Eucaristica.

Come segno pasquale e comunione con tutta la Chiesa che celebra la Messa, si riceve la Comunione Eucaristica alla Domenica (i Ministri Straordinari dell’Eucaristia la porteranno al termine di una delle Messe festive di orario. E’ buona cosa prepararsi assistendo ad una Messa trasmessa in televisione la domenica mattina).

È opportuno concordare anche la possibilità di essere visitati per la Confessione.

 

Ascoltami, Signore,
presta attenzione al mio grido, tendi l’orecchio alla mia preghiera. Mostra la tua misericordia, tu che salvi con la tua mano chi cerca in te rifugio. Proteggimi come la pupilla dei tuoi occhi, nascondimi all’ombra delle tue ali. Con la tua forza liberami al mio risveglio, mi sazierò della tua presenza.

dal salmo 77

È possibile richiedere il servizio della comunione a casa scaricando l’apposito modulo cliccando qui

Novena a Maria che scioglie i nodi (Scarica PDF)

matrimoniPERCORSO PER I FIDANZATI
E CELEBRAZIONE DEI MATRIMONI

Il percorso per i fidanzati è promosso dall’Unità Pastorale e ha come intenzionalità pratica anche quella di farli incontrare con il volto della nostra Comunità, nella quale sono chiamati ad inserirsi, come parte viva.
I futuri sposi sono invitati a contattare con intelligente anticipo il Parroco per concordare al meglio la partecipazione al corso fidanzati e la preparazione dei documenti.

 

Programma Corso ottobre-novembre 2017-1Programma Corso gennaio-marzo 2018-1Iscrizione ottobre 2017-1

 

  1. CELEBRAZIONE ANNIVERSARI DI MATRIMONIO

Ogni anno, in occasione della festa della famiglia, le coppie che festeggiano nell’anno pastorale un anniversario significativo (10°, 15°… 35°, 40° 50°, 55°), possono segnalare in segreteria il loro nominativo per partecipare agli anniversari  celebrati alla s. Messa delle ore 10.30, durante la domenica della Santa famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe.

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Per la celebrazione del Battesimo, i genitori sono invitati a un colloquio con il Parroco per definire tempi e modalità. Per la catechesi battesimale si sono ben formate in questi anni delle équipe composte da coppie di sposi che aiutano le giovani coppie a riscoprire la fondamentale vocazione battesimale attraverso un percorso formativo anche con altre coppie.

Video per la preparazione genitori al S. Battesimo

Dichiarazione dei genitori idoneità padrino/madrina

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Il dono del battesimo – Una guida alla preparazione

 

IN PRESENZA,….. SI RIPARTE

RIPRESA CATECHISMO INIZIAZIONE CRISTIANA  1 IC

Da martedì 20 aprile riprendono gli incontri in presenza per i GRUPPI DI CATECHISMO.

Le date sono le seguenti:

1 IC          aprile 20 – 27; maggio 4, 11 e 18

RIPRESA CATECHISMO INIZIAZIONE CRISTIANA 2 IC

Da martedì 20 aprile riprendono gli incontri in presenza per i GRUPPI DI CATECHISMO.

Le date sono le seguenti:

2 IC         aprile 21 e 28; maggio 5, 12 e 19

RIPRESA CATECHISMO INIZIAZIONE CRISTIANA 3 IC

Da martedì 20 aprile riprendono gli incontri in presenza per i GRUPPI DI CATECHISMO.

Le date sono le seguenti:

3 IC         aprile 22 e 29; maggio 6, 13 e 20

PRIMA CONFESSIONE – Domenica 9 maggio alle ore 16,00.

PRIMA COMUNIONE – Domenica 16 maggio alle ore 16,00.

Chi non avesse ancora consegnato il certificato di Battesimo deve farlo prima della celebrazione.

Come già detto alla celebrazione saranno presenti solo mamma, papà, fratelli e sorelle. Gli altri famigliari potranno seguire sul canale youtube della Parrocchia la celebrazione (è sufficiente su Youtube digitare “Morsenchio”).

Ricordiamo la necessità di osservare scrupolosamente le norme anti Covid oramai ben conosciute per tutelare tutti i ragazzi e le altre famiglie (sintomi Covid, febbre oltre 37, famigliari in quarantena…).

Sarà presente il fotografo ufficiale della parrocchia poiché nessuno potrà muoversi dal suo posto.

RIPRESA CATECHISMO INIZIAZIONE CRISTIANA 4 IC

Da martedì 20 aprile riprendono gli incontri in presenza per i GRUPPI DI CATECHISMO.

Le date sono le seguenti:

4 IC         aprile 23 e 30; maggio 7, 14 e 21

CRESIMA: venerdì 21 maggio ore 17,00 confessione; domenica 23 maggio Cresima alle ore 16,00.

Il 23 aprile verrà consegnato il modulo per la scelta del padrino/madrina: che dovrà essere tassativamente riconsegnato venerdì 30 aprile alle catechiste.

Come già detto alla celebrazione saranno presenti solo mamma, papà, fratelli e sorelle con il padrino o la madrina. Gli altri famigliari potranno seguire sul canale youtube della Parrocchia la celebrazione (è sufficiente su Youtube digitare “Morsenchio”).

Ricordiamo la necessità di osservare scrupolosamente le norme anti Covid oramai ben conosciute per tutelare tutti i ragazzi e le altre famiglie (sintomi Covid, febbre oltre 37, famigliari in quarantena…).

Sarà presente il fotografo ufficiale della parrocchia poiché nessuno potrà muoversi dal suo posto.

Per i padrini e le madrine non ci sarà una prova della celebrazione a loro dedicata ma prima della celebrazione saranno date brevemente le sufficienti indicazioni. Per questo motivo sarà opportuno essere presenti in Chiesa alle 15,45 (anche per permettere il triage di accoglienza).

LA PREGHIERA DEL PRESEPE

Durante il tempo dell’Avvento è buona cosa che in ogni famiglia si faccia il presepe. Questa intuizione di San Francesco rimane ancora oggi una delle più belle forme di preghiera per entrare nel Natale.

Come faremo in Chiesa, anche voi fatelo nelle vostre case così che diventino piccole chiese domestiche. Alla sera radunatevi intorno al vostro presepe e dite una preghiera tutti insieme per voi e perché finisca presto questa pandemia.

Signore, Gesù vengo davanti al tuo presepio con il cuore pieno di fiducia e di tenerezza. Voglio essere come i pastori che nel cuore della notte si sono alzati per andare a vedere il Salvatore.

Apri anche le mie orecchie per sentire il canto di pace degli angeli e i miei occhi per vedere in te il Principe della Pace. Tu vieni nel mondo per riconciliare il cielo e la terra. Vieni a riconciliare anche me con il Padre. Voglio stare un po’ con te: solo qui accanto a te troverò pace e riposo, i miei dubbi si muteranno in certezze, i miei affanni in quiete, la mia tristezza in gioia, il mio turbamento in serenità. In questo spazio troverà sollievo il mio dolore, acquisterò coraggio per superare la paura, mi riempirò di generosità per riprendere il cammino della speranza.

Maria, vedo nel tuo volto la somiglianza con Gesù.

Tu dai alla luce Colui che è la nostra riconciliazione. Madre, mi rifugio in te e sotto la tua protezione imploro il perdono di Dio. Rendimi somigliante a Lui, per essere come lui Misericordia

San Giuseppe, insegnami a proteggere la presenza di Dio in me come tu hai protetto Gesù Bambino e tua moglie Maria. Aiutami, con l’aiuto dei SS. Angeli, a riconoscere i subdoli attacchi di chi vorrebbe uccidere in me la presenza viva del Signore che il Padre ha voluto per me nel giorno del mio Battesimo. Che, dopo la visita a questo presepio, io guardi Gesù e Maria con lo stesso amore che posso ammirare nei tuoi occhi.

Angeli Santi di Dio continuate ad essere come oggi la voce di Dio che mi chiama, invitandomi ad alzarmi dal buio in cui cado a causa delle mie debolezze e del peccato.

Gloria a Dio! Alleluia!

Come entrare nell’avvento? Come una foglia rivolta al Sole!

Come si può essere cristiani oggi, nella Chiesa, in questo grande albero che è stato piantato due millenni fa? Beh, quello che si attende da ogni albero… ogni semplice cristiano deve essere come una foglia di un albero.

Ogni foglia d’albero si volge verso il sole; si sforza di cogliere la maggior quantità di luce possibile; ed ogni foglia d’albero trasforma questa luce che riceve dal sole; e con la sintesi clorofilliana essa produce della vita.

Se per disgrazia una foglia dicesse a se stessa: “Non ho bisogno del sole”, molto presto diventerebbe ingiallita, fiacca, morta, non servirebbe più a niente.

Noi cristiani, foglie di questo grande albero che è la Chiesa, noi dobbiamo volgerci verso il sole della santità, che è Gesù Cristo, che è la Santissima Trinità; e ciascuno di noi, in questa contemplazione personale, proprio ciascuno, deve ricevere tutta la luce da Cristo immagazzinandola dentro di sé.
E se per caso pensassimo che la preghiera non è necessaria, che è perdita di tempo smettere ogni attività per guardare al Signore, diventeremmo allora questa foglia morta, fiacca, floscia, ingiallita che non serve a niente e non ha più né grazia né bellezza.

Ma stiamo attenti! La foglia che, col pretesto di ricevere più luce dal sole, si staccasse dall’albero e andasse ad esporsi, isolata, nel campo, in meno di due ore diventerebbe secca e morta. Occorre restare attaccati all’albero, a Cristo, ai nostri fratelli, al Corpo mistico, alla Chiesa, che sono una sola cosa.
La nostra unità in Cristo sorpassa ogni nostra rappresentazione umana.

Anche se nell’albero della Chiesa ci sono dei rami morti, andarmene altrove è un suicidio e un non-senso. E chi si riserva il compito di potare l’albero è Dio stesso.

Io non voglio essere altro che una foglia rivolta al sole … attaccata all’albero.

don Giuseppe

Festa liturgica della Madonna della ADDOLORATA martedì 15 settembre 2020

Il 15 Settembre la Chiesa celebra la festa liturgica della Madonna della Addolorata. Iniziamo l’anno pastorale della nostra Comunità Cristiana con questa festa. lo facciamo ogni anno e in modo ancora più intenso in questo anno segnato dalla pandemia del Covid-19.
Se ci fermiamo a riflettere possiamo prendere consapevolezza di come la Vergine Maria sia realmente sempre accanto all’umanità in modo costante nella storia, attraverso i secoli. Non c’è un periodo in cui la Sua materna protezione non si sia rivelata in qualche modo dentro il vissuto umano, la Sua mano sempre tesa in soccorso del povero e del sofferente, Lei sostegno degli ultimi e degli indifesi. È bello pensare a Maria come ad uno scudo contro il male, considerarla il nostro baluardo di difesa dal maligno nella tentazione, la nostra soccorritrice nelle difficoltà.
Ci siamo abituati a riporla su troni dorati, a posizionarla sulle mensole piene di fiori dei nostri altari, a rivestirla di abiti ricamati e luccicanti che spesso dimentichiamo che Lei è stata una donna vera, vestita di umili abiti, che ha conosciuto il lavoro e la fatica, il dolore e il pianto ed è diventata madre dell’umanità sotto la croce di Suo figlio.
Maria non è lontana! Si inginocchia accanto a tutte le madri che in silenzio si preoccupano per i propri figli, si siede vicino agli anziani soli, accompagna i bambini e i giovani in questo travagliato mondo pieno di insidie e pericoli, sostiene i padri di famiglia che faticano per mandare avanti la famiglia, cammina accanto agli uomini e alle donne provati dalla sofferenza, piegati dal peso delle responsabilità, delusi dalla vita. È una presenza silenziosa e discreta che si manifesta nei luoghi e nelle situazioni più impensate e paradossali; laddove Dio “sembra” assente interviene lei che ci aiuta a ritrovarLo, a riscoprirLo.
Maria, dunque, è la nostra compagna di viaggio nei percorsi tortuosi dell’esistenza, e non si mette problemi a camminare accanto alle nostre miserie ben celate dietro una facciata di benessere fisico, che spesso non corrisponde a quello spirituale e morale. Lei, Regina del Cielo e della terra, sveste volentieri gli abiti di broccato abilmente ricamati d’oro fino, per indossare camici di ospedale, divise, grembiuli, tailleurs, jeans felpe e scarpe da tennis. È la migliore compagna di viaggio e non possiamo non ringraziarla.
Vi invitiamo a prepararci bene alla solenne Messa del 15 settembre alle ore 21.00, partecipando venerdì 11 alla recita del Santo Rosario nel cortile dell’oratorio, dove, intorno all’immagine della Vergine ci raduneremo (seguendo scrupolosamente tutte le indicazioni di sicurezza) per affidare a Lei il cammino delle nostre famiglie in questo momento particolare di ripresa.
Chi confida in Maria non si sentirà mai defraudato.
(San Giovanni Bosco)

LA CEI CI HA MESSO IN TV

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IREOS E’ IN CIELO CON IL PADRE!

dscn3188Il giorno 29 marzo 2020 Ireos  Della Savia ha concluso la sua vita.

Era nato nel 1926 a Spilimbergo in Friuli. Ancora ragazzo si trasferì a Milano, dove fu apprezzato modellista di tomaie e poi impiegato all’ortomercato.

Durante l’adolescenza abbandonò la fede ma nell’anno Santo del 1950 lo colpì una strana malattia che gli impose molta solitudine e riflessione.

Guarì insperatamente. Aveva 23 anni. Si trovò cambiato: alla paura della dannazione subentrò una grande affettuosa fiducia nel Signore. Ritrovò l’amore per Dio. Ricuperò la preghiera e si impegnò in un cammino di conversione che consistette nel consegnarsi a Gesù, nel fidarsi di lui, nel cercare la sua volontà, nel darsi a lui come strumento nelle sue mani.

Quando capì che il Signore lo voleva totalmente per lui, lasciò la ragazza che aveva. Rinunciò alla famiglia e scelse il celibato consacrato che visse dapprima nell’Istituto secolare “Cristo Re”, fondato dal venerabile Giuseppe Lazzati. La sua crescita spirituale lo portò ad amare con intensità l’Eucarestia.

Trovò amici che volevano condividere il suo cammino spirituale. Nacque così nel 1957 il Piccolo Gruppo di Cristo, cristiani comuni, che intendono unire le forze per una testimonianza più credibile, per offrire alle persone incontrate la gioia della fede, accompagnando fratelli e sorelle ancora in ricerca e anche fratelli che hanno capito che la fede ha da crescere per essere luce che brilla nelle tenebre e sale che dà sapore alla vita.

Il card. Carlo Maria Martini appoggio’ e incoraggiò questa esperienza e ne approvò la regola di vita il 24 giugno 2002.

Ireos è stato definito una presenza “mite e angelica” dal vicario episcopale Monsignor Paolo Martinelli.

All’Istituto Biraghi di Cernusco sul Naviglio, dove era ricoverato, “è stato  un maestro di preghiera e di modello di adorazione”, così lo ha definito Don Ettore, cappellano delle suore Marcelline.

Ireos aveva desiderato morire povero e solo! E’ stato esaudito! Riferendosi a quel bambino che Gesù chiamò a sé e l’abbracciò Ireos disse: “Sono contento che quel bambino che Gesù pose accanto a sé non avesse un nome, perché così a quel bambino posso dare il mio nome. Quello sono io! Ognuno può mettere a quel bambino il suo nome e saremo tutti salvi”.

Ora Ireos, il piccolo Vangelo è nelle braccia di Gesù e vive in Dio e si riempie della sua luce. Ireos è stato sepolto nel cimitero di Cernusco sul Naviglio. Affidiamo quest’anima bella al Signore e desideriamo la sua intercessione nella beata aurora dell’eternità.

SIAMO TUTTI SULLA STESSA BARCA

PAPA IN PREGHIERA

IL PAPA PREGA PER LA FINE DELLA PANDEMIA – 27 marzo 2020

Francesco ha presieduto uno storico momento di preghiera sul sagrato della Basilica di San Pietro con la piazza vuota, ma seguito dai cattolici di tutto il mondo, sempre più minacciato dalla diffusione del Covid-19. “Signore, benedici il mondo, dona salute ai corpi e conforto ai cuori”, sappiamo “che Tu hai cura di noi”, ha detto prima dell’adorazione del Santissimo Sacramento e della Benedizione Urbi et Orbi, alla quale è stata annessa la possibilità di ricevere l’indulgenza plenaria

In una piazza San Pietro vuota e lucida di pioggia, in un silenzio che echeggiava milioni di preghiere e un bisogno universale di speranza, si è posato lo sguardo del mondo. Alla voce emozionata di Papa Francesco si è unito il respiro affannoso della terra, in ansia per la pandemia che in questo tempo di Quaresima sembra adombrare e sospendere il futuro. A partire dalle ore 18.00, l’universalità della preghiera e l’unità spirituale hanno dato un timbro corale alle speranze del popolo di Dio, con Francesco solo a incarnare in modo plastico l’essenza del ruolo di “Pontefice”, di ponte tra la terra bisognosa di risposte e il cielo a cui chiederle.

Un’umanità provata ma protesa a Dio ha vissuto questo straordinario evento, trasmesso in diretta mondovisione, ha ascoltato la Parola di Dio con le immagini che lentamente mostravano, alternandole, due “icone” sacre care a Roma e, grazie al Papa, diventate note a ogni latitudine, quella della Salus populi romani, da sempre venerata in Santa Maria Maggiore, e il crocifisso ligneo della chiesa di San Marcello al Corso, che protesse l’Urbe dalla “grande peste” e davanti al quale Francesco si è inginocchiato il 15 marzo scorso. Un Crocifisso che per l’angolatura delle riprese contro la pioggia è parso talvolta piangere e condividere il lutto di tanti sul pianeta.

Di seguito il testo integrale dell’omelia pronunciata da Papa Francesco al momento di preghiera straordinario in tempo di epidemia:

TEMPESTA SEDATA

«Venuta la sera» (Mc 4,35). Così inizia il Vangelo che abbiamo ascoltato. Da settimane sembra che sia scesa la sera. Fitte tenebre si sono addensate sulle nostre piazze, strade e città; si sono impadronite delle nostre vite riempiendo tutto di un silenzio assordante e di un vuoto desolante, che paralizza ogni cosa al suo passaggio: si sente nell’aria, si avverte nei gesti, lo dicono gli sguardi. Ci siamo trovati impauriti e smarriti. Come i discepoli del Vangelo siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa. Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca… ci siamo tutti. Come quei discepoli, che parlano a una sola voce e nell’angoscia dicono: «Siamo perduti» (v. 38), così anche noi ci siamo accorti che non possiamo andare avanti ciascuno per conto suo, ma solo insieme.

È facile ritrovarci in questo racconto. Quello che risulta difficile è capire l’atteggiamento di Gesù. Mentre i discepoli sono naturalmente allarmati e disperati, Egli sta a poppa, proprio nella parte della barca che per prima va a fondo. E che cosa fa? Nonostante il trambusto, dorme sereno, fiducioso nel Padre – è l’unica volta in cui nel Vangelo vediamo Gesù che dorme –. Quando poi viene svegliato, dopo aver calmato il vento e le acque, si rivolge ai discepoli in tono di rimprovero: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?» (v. 40).

Cerchiamo di comprendere. In che cosa consiste la mancanza di fede dei discepoli, che si contrappone alla fiducia di Gesù? Essi non avevano smesso di credere in Lui, infatti lo invocano. Ma vediamo come lo invocano: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?» (v. 38). Non t’importa: pensano che Gesù si disinteressi di loro, che non si curi di loro. Tra di noi, nelle nostre famiglie, una delle cose che fa più male è quando ci sentiamo dire: “Non t’importa di me?”. È una frase che ferisce e scatena tempeste nel cuore. Avrà scosso anche Gesù. Perché a nessuno più che a Lui importa di noi. Infatti, una volta invocato, salva i suoi discepoli sfiduciati.

La tempesta smaschera la nostra vulnerabilità e lascia scoperte quelle false e superflue sicurezze con cui abbiamo costruito le nostre agende, i nostri progetti, le nostre abitudini e priorità. Ci dimostra come abbiamo lasciato addormentato e abbandonato ciò che alimenta, sostiene e dà forza alla nostra vita e alla nostra comunità. La tempesta pone allo scoperto tutti i propositi di “imballare” e dimenticare ciò che ha nutrito l’anima dei nostri popoli; tutti quei tentativi di anestetizzare con abitudini apparentemente “salvatrici”, incapaci di fare appello alle nostre radici e di evocare la memoria dei nostri anziani, privandoci così dell’immunità necessaria per far fronte all’avversità.

Con la tempesta, è caduto il trucco di quegli stereotipi con cui mascheravamo i nostri “ego” sempre preoccupati della propria immagine; ed è rimasta scoperta, ancora una volta, quella (benedetta) appartenenza comune alla quale non possiamo sottrarci: l’appartenenza come fratelli.

«Perché avete paura? Non avete ancora fede?». Signore, la tua Parola stasera ci colpisce e ci riguarda, tutti. In questo nostro mondo, che Tu ami più di noi, siamo andati avanti a tutta velocità, sentendoci forti e capaci in tutto. Avidi di guadagno, ci siamo lasciati assorbire dalle cose e frastornare dalla fretta. Non ci siamo fermati davanti ai tuoi richiami, non ci siamo ridestati di fronte a guerre e ingiustizie planetarie, non abbiamo ascoltato il grido dei poveri, e del nostro pianeta gravemente malato. Abbiamo proseguito imperterriti, pensando di rimanere sempre sani in un mondo malato. Ora, mentre stiamo in mare agitato, ti imploriamo: “Svegliati Signore!”.

«Perché avete paura? Non avete ancora fede?». Signore, ci rivolgi un appello, un appello alla fede. Che non è tanto credere che Tu esista, ma venire a Te e fidarsi di Te. In questa Quaresima risuona il tuo appello urgente: “Convertitevi”, «ritornate a me con tutto il cuore» (Gl 2,12). Ci chiami a cogliere questo tempo di prova come un tempo di scelta. Non è il tempo del tuo giudizio, ma del nostro giudizio: il tempo di scegliere che cosa conta e che cosa passa, di separare ciò che è necessario da ciò che non lo è. È il tempo di reimpostare la rotta della vita verso di Te, Signore, e verso gli altri. E possiamo guardare a tanti compagni di viaggio esemplari, che, nella paura, hanno reagito donando la propria vita. È la forza operante dello Spirito riversata e plasmata in coraggiose e generose dedizioni. È la vita dello Spirito capace di riscattare, di valorizzare e di mostrare come le nostre vite sono tessute e sostenute da persone comuni – solitamente dimenticate – che non compaiono nei titoli dei giornali e delle riviste né nelle grandi passerelle dell’ultimo show ma, senza dubbio, stanno scrivendo oggi gli avvenimenti decisivi della nostra storia: medici, infermiere e infermieri, addetti dei supermercati, addetti alle pulizie, badanti, trasportatori, forze dell’ordine, volontari, sacerdoti, religiose e tanti ma tanti altri che hanno compreso che nessuno si salva da solo. Davanti alla sofferenza, dove si misura il vero sviluppo dei nostri popoli, scopriamo e sperimentiamo la preghiera sacerdotale di Gesù: «che tutti siano una cosa sola» (Gv 17,21). Quanta gente esercita ogni giorno pazienza e infonde speranza, avendo cura di non seminare panico ma corresponsabilità. Quanti padri, madri, nonni e nonne, insegnanti mostrano ai nostri bambini, con gesti piccoli e quotidiani, come affrontare e attraversare una crisi riadattando abitudini, alzando gli sguardi e stimolando la preghiera. Quante persone pregano, offrono e intercedono per il bene di tutti. La preghiera e il servizio silenzioso: sono le nostre armi vincenti.

«Perché avete paura? Non avete ancora fede?». L’inizio della fede è saperci bisognosi di salvezza. Non siamo autosufficienti, da soli; da soli affondiamo: abbiamo bisogno del Signore come gli antichi naviganti delle stelle. Invitiamo Gesù nelle barche delle nostre vite. Consegniamogli le nostre paure, perché Lui le vinca. Come i discepoli sperimenteremo che, con Lui a bordo, non si fa naufragio. Perché questa è la forza di Dio: volgere al bene tutto quello che ci capita, anche le cose brutte. Egli porta il sereno nelle nostre tempeste, perché con Dio la vita non muore mai.

Il Signore ci interpella e, in mezzo alla nostra tempesta, ci invita a risvegliare e attivare la solidarietà e la speranza capaci di dare solidità, sostegno e significato a queste ore in cui tutto sembra naufragare. Il Signore si risveglia per risvegliare e ravvivare la nostra fede pasquale. Abbiamo un’ancora: nella sua croce siamo stati salvati. Abbiamo un timone: nella sua croce siamo stati riscattati. Abbiamo una speranza: nella sua croce siamo stati risanati e abbracciati affinché niente e nessuno ci separi dal suo amore redentore. In mezzo all’isolamento nel quale stiamo patendo la mancanza degli affetti e degli incontri, sperimentando la mancanza di tante cose, ascoltiamo ancora una volta l’annuncio che ci salva: è risorto e vive accanto a noi. Il Signore ci interpella dalla sua croce a ritrovare la vita che ci attende, a guardare verso coloro che ci reclamano, a rafforzare, riconoscere e incentivare la grazia che ci abita. Non spegniamo la fiammella smorta (cfr Is 42,3), che mai si ammala, e lasciamo che riaccenda la speranza.

Abbracciare la sua croce significa trovare il coraggio di abbracciare tutte le contrarietà del tempo presente, abbandonando per un momento il nostro affanno di onnipotenza e di possesso per dare spazio alla creatività che solo lo Spirito è capace di suscitare. Significa trovare il coraggio di aprire spazi dove tutti possano sentirsi chiamati e permettere nuove forme di ospitalità, di fraternità, e di solidarietà. Nella sua croce siamo stati salvati per accogliere la speranza e lasciare che sia essa a rafforzare e sostenere tutte le misure e le strade possibili che ci possono aiutare a custodirci e custodire. Abbracciare il Signore per abbracciare la speranza: ecco la forza della fede, che libera dalla paura e dà speranza.

«Perché avete paura? Non avete ancora fede?». Cari fratelli e sorelle, da questo luogo, che racconta la fede rocciosa di Pietro, stasera vorrei affidarvi tutti al Signore, per l’intercessione della Madonna, salute del suo popolo, stella del mare in tempesta. Da questo colonnato che abbraccia Roma e il mondo scenda su di voi, come un abbraccio consolante, la benedizione di Dio. Signore, benedici il mondo, dona salute ai corpi e conforto ai cuori. Ci chiedi di non avere paura. Ma la nostra fede è debole e siamo timorosi. Però Tu, Signore, non lasciarci in balia della tempesta. Ripeti ancora: «Voi non abbiate paura» (Mt 28,5). E noi, insieme a Pietro, “gettiamo in Te ogni preoccupazione, perché Tu hai cura di noi” (cfr 1 Pt 5,7).

il sommo PONTEFICE

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Emergenza aiuti alimentari alle famiglie della nostra parrocchia

Il nostro centro di ascolto è operativo nel continuare a sostenere le famiglie bisognose della nostra parrocchia. Continuiamo infatti a restare in contatto con loro e a portare borse alimentari dove ce ne fosse la necessità. Possiamo continuare a farlo con quello che abbiamo a disposizione nel nostro banco alimentare.

Se qualcuno volesse sostenere l’acquisto di generi ne abbiamo veramente un gran bisogno. Li può portare in parrocchia, al mattino, concordando precedentemente per telefono (per attenerci alle misure prudenziali del distanziamento sociale). 

Sicuramente è prezioso segnalare situazioni di famiglie in difficoltà alimentare direttamente al Parroco o telefonando in parrocchia al Centro Caritas “MISERICORDIA DELLA B.V.A.” 

Inoltre, se volete, potete aiutarci anche con un piccolo contributo economico per permetterci di andare a comprare quello che manca. Ecco l’IBAN della parrocchia: IT 66 M 03069 09606 1 0000 0011560 Parrocchia Beata Vergine Addolorata in Morsenchio Banca Intesa San Paolo – causale CARITAS- BORSE ALIMENTARI FAMIGLIE

Grazie del vostro buon cuore, Dio ve ne renda merito… don Giuseppe

Preghiera a Maria che scioglie i nodi

Sotto la tua protezione  e il tuo riparo

cerchiamo rifugio , o santa Madre di Dio.

Non sdegnare la nostra preghiera

nelle nostre difficoltà,

ma salvaci sempre da tutti i pericoli,

o Vergine gloriosa e benedetta,

nostra Signora, nostra Mediatrice,

nostra Interceditrice.

Guidaci a tuo Figlio,

affidaci a tuo Figlio,

portaci davanti a tuo Figlio.

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Tu mi basti, Signore

Signore Gesù, Tu sei i miei giorni, non ho altri che Te nella mia vita.

Quando troverò un qualcosa che mi aiuta, te ne sarò intensamente grato;

però, Signore, quand’anche io fossi solo,

quand’anche non ci fosse nulla che mi dà una mano,

non ci fosse neanche un fratello di fede che mi sostiene,

Tu, o Signore, mi basti,

e con Te ricomincio da capo.

Tu mi basti, Signore:

il mio cuore, il mio corpo, la mia vita,

nel suo normale modo di vestire, di alimentarsi, di desiderare

è tutta orientata a Te.

Io vivo nella semplicità e nella povertà di cuore;

non ho una famiglia mia, perchè Tu sei la mia casa,

la mia dimora, il mio vestito, il mio cibo,

Tu sei il mio desiderio.

 

d. Luigi Serenthà

LA CHIESA DI TERRA E DI CIELO

Condividiamo questo comunicato della Presidenza della CEI:

Viviamo una situazione gravissima sul piano sanitario – con ospedali sovraffollati, personale sanitario esposto in prima linea – come su quello economico, con conseguenze enormi per le famiglie dell’intero Paese, a maggior ragione per quelle già in difficoltà o al limite della sussistenza.

Le comunicazioni del Governo rappresentano uno sforzo di incoraggiamento, all’interno di un quadro di onesto realismo, con cui si chiede a ogni cittadino un supplemento di responsabilità. A questo riguardo, facciamo nostre le parole di questa mattina del Santo Padre Francesco: «Soprattutto io vorrei chiedervi di pregare per le autorità: loro devono decidere e tante volte decidere su misure che non piacciono al popolo. Ma è per il nostro bene. E tante volte, l’autorità si sente sola, non capita. Preghiamo per i nostri governanti che devono prendere la decisione su queste misure: che si sentano accompagnati dalla preghiera del popolo».

La Chiesa c’è, è presente. A partire dai suoi Pastori – Vescovi e sacerdoti – condivide le preoccupazioni e le sofferenze di tutta la popolazione. È vicina nella preghiera: l’appuntamento con il Rosario in famiglia promosso per il giorno di San Giuseppe è solo un esempio di una preghiera che si eleva continua. Televisioni, radio, piattaforme digitali sono ambienti che – se non potranno mai sostituire la ricchezza dell’incontro personale – rivelano potenzialità straordinarie nel sostenere la fede del Popolo di Dio.

È una Chiesa, la nostra, presente, anche in questo frangente, nella carità: siamo edificati da tanti volontari delle Caritas, delle parrocchie, dei gruppi, delle associazioni giovanili, delle Misericordie, delle Confraternite… che si adoperano per sollevare e aiutare i più fragili.

«I cristiani non si differenziano dagli altri uomini – osserva la lettera A Diogneto –: vivono nella carne, ma non secondo la carne. Vivono sulla terra, ma hanno la loro cittadinanza in cielo». È con questo sguardo di fiducia, speranza e carità che intendiamo affrontare questa stagione. Ne è parte anche la condivisione delle limitazioni a cui ogni cittadino è sottoposto. A ciascuno, in particolare, viene chiesto di avere la massima attenzione, perché un’eventuale sua imprudenza nell’osservare le misure sanitarie potrebbe danneggiare altre persone.

Di questa responsabilità può essere espressione anche la decisione di chiudere le chiese. Questo non perché lo Stato ce lo imponga, ma per un senso di appartenenza alla famiglia umana, esposta a un virus di cui ancora non conosciamo la natura né la propagazione.

I sacerdoti celebrano quotidianamente per il Popolo, vivono l’adorazione

eucaristica con un maggior supplemento di tempo e di preghiera. Nel rispetto delle norme sanitarie, si fanno prossimi ai fratelli e alle sorelle, specialmente i più bisognosi. Da monasteri e comunità religiose sappiamo di poter contare su un’orazione continua per il Paese. Con questo spirito, viviamo i giorni che abbiamo davanti: quelli fino al 25 marzo ( termine dell’attuale decreto), quelli successivi, nei quali resta in vigore il decreto precedente ( fino al 3 aprile), quelli che traguardano.

Giorni, tutti, intrisi di fiducia nel Mistero pasquale.

La Presidenza della CEI

per fortuna c’è Francesco

Per fortuna c’è Francesco che ci ricorda cos è il Natale per i Cristiani!

Per tanti oramai è lo spirito del natale … ma noi non crediamo agli spiriti!

per tanti sono i centri commerciali… ma noi non siamo consumatori!

per tanti è il calcio … ma noi viviamo di ben altre priorità

per tanti sono le mangiate … ma noi siamo più di animali che si cibano

Un discepolo sa di chi é, a chi appartiene e sa le sue priorità. Grazie a papa Francesco che ci ricorda cosa viene prima a Natale!

Admirabile signum

LETTERA APOSTOLICA  DEL SANTO PADRE FRANCESCO SUL SIGNIFICATO E IL VALORE DEL PRESEPE

  1. Il mirabile segno del presepe, così caro al popolo cristiano, suscita sempre stupore e meraviglia. Rappresentare l’evento della nascita di Gesù equivale ad annunciare il mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio con semplicità e gioia. Il presepe, infatti, è come un Vangelo vivo, che trabocca dalle pagine della Sacra Scrittura. Mentre contempliamo la scena del Natale, siamo invitati a metterci spiritualmente in cammino, attratti dall’umiltà di Colui che si è fatto uomo per incontrare ogni uomo. E scopriamo che Egli ci ama a tal punto da unirsi a noi, perché anche noi possiamo unirci a Lui.

Con questa Lettera vorrei sostenere la bella tradizione delle nostre famiglie, che nei giorni precedenti il Natale preparano il presepe. Come pure la consuetudine di allestirlo nei luoghi di lavoro, nelle scuole, negli ospedali, nelle carceri, nelle piazze… È davvero un esercizio di fantasia creativa, che impiega i materiali più disparati per dare vita a piccoli capolavori di bellezza. Si impara da bambini: quando papà e mamma, insieme ai nonni, trasmettono questa gioiosa abitudine, che racchiude in sé una ricca spiritualità popolare. Mi auguro che questa pratica non venga mai meno; anzi, spero che, là dove fosse caduta in disuso, possa essere riscoperta e rivitalizzata.

  1. L’origine del presepe trova riscontro anzitutto in alcuni dettagli evangelici della nascita di Gesù a Betlemme. L’Evangelista Luca dice semplicemente che Maria «diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio» (2,7). Gesù viene deposto in una mangiatoia, che in latino si dice praesepium, da cui presepe.
    Entrando in questo mondo, il Figlio di Dio trova posto dove gli animali vanno a mangiare. Il fieno diventa il primo giaciglio per Colui che si rivelerà come «il pane disceso dal cielo» (Gv 6,41). Una simbologia che già Sant’Agostino, insieme ad altri Padri, aveva colto quando scriveva: «Adagiato in una mangiatoia, divenne nostro cibo» (Serm. 189,4). In realtà, il presepe contiene diversi misteri della vita di Gesù e li fa sentire vicini alla nostra vita quotidiana.
    Ma veniamo subito all’origine del presepe come noi lo intendiamo. Ci rechiamo con la mente a Greccio, nella Valle Reatina, dove San Francesco si fermò venendo probabilmente da Roma, dove il 29 novembre 1223 aveva ricevuto dal Papa Onorio III la conferma della sua Regola. Dopo il suo viaggio in Terra Santa, quelle grotte gli ricordavano in modo particolare il paesaggio di Betlemme. Ed è possibile che il Poverello fosse rimasto colpito, a Roma, nella Basilica di Santa Maria Maggiore, dai mosaici con la rappresentazione della nascita di Gesù, proprio accanto al luogo dove si conservavano, secondo un’antica tradizione, le tavole della mangiatoia.
    Le Fonti Francescane raccontano nei particolari cosa avvenne a Greccio. Quindici giorni prima di Natale, Francesco chiamò un uomo del posto, di nome Giovanni, e lo pregò di aiutarlo nell’attuare un desiderio: «Vorrei rappresentare il Bambino nato a Betlemme, e in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno tra il bue e l’asinello».[1] Appena l’ebbe ascoltato, il fedele amico andò subito ad approntare sul luogo designato tutto il necessario, secondo il desiderio del Santo. Il 25 dicembre giunsero a Greccio molti frati da varie parti e arrivarono anche uomini e donne dai casolari della zona, portando fiori e fiaccole per illuminare quella santa notte. Arrivato Francesco, trovò la greppia con il fieno, il bue e l’asinello. La gente accorsa manifestò una gioia indicibile, mai assaporata prima, davanti alla scena del Natale. Poi il sacerdote, sulla mangiatoia, celebrò solennemente l’Eucaristia, mostrando il legame tra l’Incarnazione del Figlio di Dio e l’Eucaristia. In quella circostanza, a Greccio, non c’erano statuine: il presepe fu realizzato e vissuto da quanti erano presenti.[2]
    È così che nasce la nostra tradizione: tutti attorno alla grotta e ricolmi di gioia, senza più alcuna distanza tra l’evento che si compie e quanti diventano partecipi del mistero.
    Il primo biografo di San Francesco, Tommaso da Celano, ricorda che quella notte, alla scena semplice e toccante s’aggiunse anche il dono di una visione meravigliosa: uno dei presenti vide giacere nella mangiatoia Gesù Bambino stesso. Da quel presepe del Natale 1223, «ciascuno se ne tornò a casa sua pieno di ineffabile gioia».[3]
  2. San Francesco, con la semplicità di quel segno, realizzò una grande opera di evangelizzazione. Il suo insegnamento è penetrato nel cuore dei cristiani e permane fino ai nostri giorni come una genuina forma per riproporre la bellezza della nostra fede con semplicità. D’altronde, il luogo stesso dove si realizzò il primo presepe esprime e suscita questi sentimenti. Greccio diventa un rifugio per l’anima che si nasconde sulla roccia per lasciarsi avvolgere nel silenzio.
    Perché il presepe suscita tanto stupore e ci commuove? Anzitutto perché manifesta la tenerezza di Dio. Lui, il Creatore dell’universo, si abbassa alla nostra piccolezza. Il dono della vita, già misterioso ogni volta per noi, ci affascina ancora di più vedendo che Colui che è nato da Maria è la fonte e il sostegno di ogni vita. In Gesù, il Padre ci ha dato un fratello che viene a cercarci quando siamo disorientati e perdiamo la direzione; un amico fedele che ci sta sempre vicino; ci ha dato il suo Figlio che ci perdona e ci risolleva dal peccato.
    Comporre il presepe nelle nostre case ci aiuta a rivivere la storia che si è vissuta a Betlemme. Naturalmente, i Vangeli rimangono sempre la fonte che permette di conoscere e meditare quell’Avvenimento; tuttavia, la sua rappresentazione nel presepe aiuta ad immaginare le scene, stimola gli affetti, invita a sentirsi coinvolti nella storia della salvezza, contemporanei dell’evento che è vivo e attuale nei più diversi contesti storici e culturali.
    In modo particolare, fin dall’origine francescana il presepe è un invito a “sentire”, a “toccare” la povertà che il Figlio di Dio ha scelto per sé nella sua Incarnazione. E così, implicitamente, è un appello a seguirlo sulla via dell’umiltà, della povertà, della spogliazione, che dalla mangiatoia di Betlemme conduce alla Croce. È un appello a incontrarlo e servirlo con misericordia nei fratelli e nelle sorelle più bisognosi (cfr Mt 25,31-46).
  3. Mi piace ora passare in rassegna i vari segni del presepe per cogliere il senso che portano in sé. In primo luogo, rappresentiamo il contesto del cielo stellato nel buio e nel silenzio della notte. Non è solo per fedeltà ai racconti evangelici che lo facciamo così, ma anche per il significato che possiede. Pensiamo a quante volte la notte circonda la nostra vita. Ebbene, anche in quei momenti, Dio non ci lascia soli, ma si fa presente per rispondere alle domande decisive che riguardano il senso della nostra esistenza: chi sono io? Da dove vengo? Perché sono nato in questo tempo? Perché amo? Perché soffro? Perché morirò? Per dare una risposta a questi interrogativi Dio si è fatto uomo. La sua vicinanza porta luce dove c’è il buio e rischiara quanti attraversano le tenebre della sofferenza (cfr Lc 1,79).
    Una parola meritano anche i paesaggi che fanno parte del presepe e che spesso rappresentano le rovine di case e palazzi antichi, che in alcuni casi sostituiscono la grotta di Betlemme e diventano l’abitazione della Santa Famiglia. Queste rovine sembra che si ispirino alla Legenda Aurea del domenicano Jacopo da Varazze (secolo XIII), dove si legge di una credenza pagana secondo cui il tempio della Pace a Roma sarebbe crollato quando una Vergine avesse partorito. Quelle rovine sono soprattutto il segno visibile dell’umanità decaduta, di tutto ciò che va in rovina, che è corrotto e intristito. Questo scenario dice che Gesù è la novità in mezzo a un mondo vecchio, ed è venuto a guarire e ricostruire, a riportare la nostra vita e il mondo al loro splendore originario.
  4. Quanta emozione dovrebbe accompagnarci mentre collochiamo nel presepe le montagne, i ruscelli, le pecore e i pastori! In questo modo ricordiamo, come avevano preannunciato i profeti, che tutto il creato partecipa alla festa della venuta del Messia. Gli angeli e la stella cometa sono il segno che noi pure siamo chiamati a metterci in cammino per raggiungere la grotta e adorare il Signore.
    «Andiamo fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere» (Lc 2,15): così dicono i pastori dopo l’annuncio fatto dagli angeli. È un insegnamento molto bello che ci proviene nella semplicità della descrizione. A differenza di tanta gente intenta a fare mille altre cose, i pastori diventano i primi testimoni dell’essenziale, cioè della salvezza che viene donata. Sono i più umili e i più poveri che sanno accogliere l’avvenimento dell’Incarnazione. A Dio che ci viene incontro nel Bambino Gesù, i pastori rispondono mettendosi in cammino verso di Lui, per un incontro di amore e di grato stupore. È proprio questo incontro tra Dio e i suoi figli, grazie a Gesù, a dar vita alla nostra religione, a costituire la sua singolare bellezza, che traspare in modo particolare nel presepe.
  5. Nei nostri presepi siamo soliti mettere tante statuine simboliche. Anzitutto, quelle di mendicanti e di gente che non conosce altra abbondanza se non quella del cuore. Anche loro stanno vicine a Gesù Bambino a pieno titolo, senza che nessuno possa sfrattarle o allontanarle da una culla talmente improvvisata che i poveri attorno ad essa non stonano affatto. I poveri, anzi, sono i privilegiati di questo mistero e, spesso, coloro che maggiormente riescono a riconoscere la presenza di Dio in mezzo a noi.
    I poveri e i semplici nel presepe ricordano che Dio si fa uomo per quelli che più sentono il bisogno del suo amore e chiedono la sua vicinanza. Gesù, «mite e umile di cuore» (Mt 11,29), è nato povero, ha condotto una vita semplice per insegnarci a cogliere l’essenziale e vivere di esso. Dal presepe emerge chiaro il messaggio che non possiamo lasciarci illudere dalla ricchezza e da tante proposte effimere di felicità. Il palazzo di Erode è sullo sfondo, chiuso, sordo all’annuncio di gioia. Nascendo nel presepe, Dio stesso inizia l’unica vera rivoluzione che dà speranza e dignità ai diseredati, agli emarginati: la rivoluzione dell’amore, la rivoluzione della tenerezza. Dal presepe, Gesù proclama, con mite potenza, l’appello alla condivisione con gli ultimi quale strada verso un mondo più umano e fraterno, dove nessuno sia escluso ed emarginato.
    Spesso i bambini – ma anche gli adulti! – amano aggiungere al presepe altre statuine che sembrano non avere alcuna relazione con i racconti evangelici. Eppure, questa immaginazione intende esprimere che in questo nuovo mondo inaugurato da Gesù c’è spazio per tutto ciò che è umano e per ogni creatura. Dal pastore al fabbro, dal fornaio ai musicisti, dalle donne che portano le brocche d’acqua ai bambini che giocano…: tutto ciò rappresenta la santità quotidiana, la gioia di fare in modo straordinario le cose di tutti i giorni, quando Gesù condivide con noi la sua vita divina.
  6. Poco alla volta il presepe ci conduce alla grotta, dove troviamo le statuine di Maria e di Giuseppe. Maria è una mamma che contempla il suo bambino e lo mostra a quanti vengono a visitarlo. La sua statuetta fa pensare al grande mistero che ha coinvolto questa ragazza quando Dio ha bussato alla porta del suo cuore immacolato. All’annuncio dell’angelo che le chiedeva di diventare la madre di Dio, Maria rispose con obbedienza piena e totale. Le sue parole: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola» (Lc 1,38), sono per tutti noi la testimonianza di come abbandonarsi nella fede alla volontà di Dio. Con quel “sì” Maria diventava madre del Figlio di Dio senza perdere, anzi consacrando grazie a Lui la sua verginità. Vediamo in lei la Madre di Dio che non tiene il suo Figlio solo per sé, ma a tutti chiede di obbedire alla sua parola e metterla in pratica (cfr Gv 2,5).
    Accanto a Maria, in atteggiamento di proteggere il Bambino e la sua mamma, c’è San Giuseppe. In genere è raffigurato con il bastone in mano, e a volte anche mentre regge una lampada. San Giuseppe svolge un ruolo molto importante nella vita di Gesù e di Maria. Lui è il custode che non si stanca mai di proteggere la sua famiglia. Quando Dio lo avvertirà della minaccia di Erode, non esiterà a mettersi in viaggio ed emigrare in Egitto (cfr Mt 2,13-15). E una volta passato il pericolo, riporterà la famiglia a Nazareth, dove sarà il primo educatore di Gesù fanciullo e adolescente. Giuseppe portava nel cuore il grande mistero che avvolgeva Gesù e Maria sua sposa, e da uomo giusto si è sempre affidato alla volontà di Dio e l’ha messa in pratica.
  7. Il cuore del presepe comincia a palpitare quando, a Natale, vi deponiamo la statuina di Gesù Bambino. Dio si presenta così, in un bambino, per farsi accogliere tra le nostre braccia. Nella debolezza e nella fragilità nasconde la sua potenza che tutto crea e trasforma. Sembra impossibile, eppure è così: in Gesù Dio è stato bambino e in questa condizione ha voluto rivelare la grandezza del suo amore, che si manifesta in un sorriso e nel tendere le sue mani verso chiunque.
    La nascita di un bambino suscita gioia e stupore, perché pone dinanzi al grande mistero della vita. Vedendo brillare gli occhi dei giovani sposi davanti al loro figlio appena nato, comprendiamo i sentimenti di Maria e Giuseppe che guardando il bambino Gesù percepivano la presenza di Dio nella loro vita.
    «La vita infatti si manifestò» (1 Gv 1,2): così l’apostolo Giovanni riassume il mistero dell’Incarnazione. Il presepe ci fa vedere, ci fa toccare questo evento unico e straordinario che ha cambiato il corso della storia, e a partire dal quale anche si ordina la numerazione degli anni, prima e dopo la nascita di Cristo.
    Il modo di agire di Dio quasi tramortisce, perché sembra impossibile che Egli rinunci alla sua gloria per farsi uomo come noi. Che sorpresa vedere Dio che assume i nostri stessi comportamenti: dorme, prende il latte dalla mamma, piange e gioca come tutti i bambini! Come sempre, Dio sconcerta, è imprevedibile, continuamente fuori dai nostri schemi. Dunque il presepe, mentre ci mostra Dio così come è entrato nel mondo, ci provoca a pensare alla nostra vita inserita in quella di Dio; invita a diventare suoi discepoli se si vuole raggiungere il senso ultimo della vita.
  8. Quando si avvicina la festa dell’Epifania, si collocano nel presepe le tre statuine dei Re Magi. Osservando la stella, quei saggi e ricchi signori dell’Oriente si erano messi in cammino verso Betlemme per conoscere Gesù, e offrirgli in dono oro, incenso e mirra. Anche questi regali hanno un significato allegorico: l’oro onora la regalità di Gesù; l’incenso la sua divinità; la mirra la sua santa umanità che conoscerà la morte e la sepoltura.
    Guardando questa scena nel presepe siamo chiamati a riflettere sulla responsabilità che ogni cristiano ha di essere evangelizzatore. Ognuno di noi si fa portatore della Bella Notizia presso quanti incontra, testimoniando la gioia di aver incontrato Gesù e il suo amore con concrete azioni di misericordia.
    I Magi insegnano che si può partire da molto lontano per raggiungere Cristo. Sono uomini ricchi, stranieri sapienti, assetati d’infinito, che partono per un lungo e pericoloso viaggio che li porta fino a Betlemme (cfr Mt 2,1-12). Davanti al Re Bambino li pervade una gioia grande. Non si lasciano scandalizzare dalla povertà dell’ambiente; non esitano a mettersi in ginocchio e ad adorarlo. Davanti a Lui comprendono che Dio, come regola con sovrana sapienza il corso degli astri, così guida il corso della storia, abbassando i potenti ed esaltando gli umili. E certamente, tornati nel loro Paese, avranno raccontato questo incontro sorprendente con il Messia, inaugurando il viaggio del Vangelo tra le genti.
  9. Davanti al presepe, la mente va volentieri a quando si era bambini e con impazienza si aspettava il tempo per iniziare a costruirlo. Questi ricordi ci inducono a prendere sempre nuovamente coscienza del grande dono che ci è stato fatto trasmettendoci la fede; e al tempo stesso ci fanno sentire il dovere e la gioia di partecipare ai figli e ai nipoti la stessa esperienza. Non è importante come si allestisce il presepe, può essere sempre uguale o modificarsi ogni anno; ciò che conta, è che esso parli alla nostra vita. Dovunque e in qualsiasi forma, il presepe racconta l’amore di Dio, il Dio che si è fatto bambino per dirci quanto è vicino ad ogni essere umano, in qualunque condizione si trovi.
    Cari fratelli e sorelle, il presepe fa parte del dolce ed esigente processo di trasmissione della fede. A partire dall’infanzia e poi in ogni età della vita, ci educa a contemplare Gesù, a sentire l’amore di Dio per noi, a sentire e credere che Dio è con noi e noi siamo con Lui, tutti figli e fratelli grazie a quel Bambino Figlio di Dio e della Vergine Maria. E a sentire che in questo sta la felicità. Alla scuola di San Francesco, apriamo il cuore a questa grazia semplice, lasciamo che dallo stupore nasca una preghiera umile: il nostro “grazie” a Dio che ha voluto condividere con noi tutto per non lasciarci mai soli.

Dato a Greccio, nel Santuario del Presepe, 1° dicembre 2019, settimo del pontificato.
FRANCESCO

IL TUO PASSAGGIO E’ STATO UNA BENEDIZIONE!

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Sono passati pochi giorni da quando abbiamo vissuto la Pasqua cristiana del nostro carissimo amico Sandro Venturoli.
La nostra comunità si è stretta alla carissima Wilma, al figlio Giovanni e al Piccolo Gruppo di Cristo per ringraziare il Padre per averci donato la presenza di questo uomo.
Sandro è stato un grande uomo, non solo nella sua imponente fisicità, ma nella sua imponente umanità e nella sua grande fede.
Chi ha avuto la fortuna di incrociarlo sul suo cammino ha potuto godere della sua intelligente capacità di leggere i cuori. Questa capacità lo ha reso sempre vicino alle fragilità e alle debolezze della nostra umanità e, nella sua vita, si è espressa in maniera chiara e forte stando sempre con gli ultimi.
Per tanti queste potrebbero essere qualità o attitudini personali… chi ha condiviso con lui un’amicizia profonda e intima sa bene che la sua passione intensa per l’umano è frutto fecondo del profondo legame con il suo Signore, vero tesoro della sua vita e cuore della sua totale dedizione.
Per questo molti che lo hanno conosciuto nell’ambito professionale, nei momenti formativi, nell’accompagnamento personale, nei viaggi a Gerusalemme e, nella nostra parrocchia in modo speciale nei percorsi sulla genitorialità e formazione dei ragazzi, hanno potuto realmente percepire in lui una vera benedizione che ha dato tanta speranza e vita a situazioni che sembravano senza via d’uscita.
Ha donato a tanti buona vita e in questo non possiamo non leggere il segno di un discepolo che ripete la compassione del suo Maestro!
Le parole ora sono fragili nell’esprimere l’intensità dei legami e degli affetti. Sicuramente rimane in tutti una percezione che lenisce e attenua il senso enorme della mancanza della sua presenza: l’essere stato per tutti veramente il buon profumo di Cristo!
Don Giuseppe

Catechesi dei bimbi… si riparte alla grande!!!

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Domenica 22 settembre abbiamo iniziato solennemente il nuovo anno dell’iniziazione cristiana con la consegna dei catechismi. E’ stato un momento molto intenso sia per la presenza dei bimbi e dei loro genitori che per la partecipazione di tutta la comunità. Questo momento, apparentemente ovvio all’inizio di un nuovo anno pastorale, ci permette invece di ricordare il senso, il compito e il dovere di una comunità cristiana in un quartiere: ANNUNCIARE IL VANGELO ALLE NUOVE GENERAZIONI!
La Madonna alla quale è dedicata la nostra comunità nel Magnificat dice: “… DI GENERAZIONE IN GENERAZIONE LA TUA MISERICORDIA SI STENDE SU QUELLI CHE LO TEMONO…”.
E’ con questa intensità che vogliamo riprendere tutte le attività formative, non come una mera abitudine (si è sempre fatto così!), ma con l’intelligenza spirituale di chi vive una preziosa occasione di annuncio del Vangelo.
A questo proposito tutta la nostra comunità deve sinceramente rivolgere a catechiste ed educatori una profonda stima e riconoscenza per il servizio dell’educare alla fede i più piccoli introducendoli alla vita cristiana. Per questo DOMENICA 29 SETTEMBRE durante la S. Messa delle ore 10,30 educatori e catechiste riceveranno il MANDATO EDUCATIVO.

ITINERARIO DI PREPARAZIONE AL MATRIMONIO CRISTIANO 2019

Per iscriversi occorre compilare l’apposito modulo che è a disposizione presso la propria Parrocchia. È necessario consegnarlo poi al proprio parroco entro il 30 settembre 2019. Appuntamenti presso la Parrocchia

S. Cuore in Ponte Lambro

Via Parea 18 – ore 21.00

Mercoledì 9 ottobre 2019 Introduzione al percorso.

La storia di un incontro, la nostra storia… a che punto siamo nel cammino verso il Matrimonio cristiano?

Mercoledì 16 ottobre 2019 «Non è bene che l’uomo sia solo»

Riflessione biblica sul testo della Genesi (Gn 2, 18-25)

Mercoledì 23 ottobre 2019 «Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre»

La relazione con la famiglia di origine, distacchi e ritrovamenti…

Mercoledì 30 ottobre 2019 «depose le vesti, prese un asciugatoio… e cominció a lavare i piedi dei discepoli»

Qual’è il volto di Dio? (Gv 13,4-5).

Mercoledì 6 novembre 2019 «Si accostò e camminava con loro…»

Noi due in dialogo: la comunicazione nell’intimitá della coppia (Lc 24, 13-35).

Mercoledì 13 novembre 2019 «I tuoi figli intorno alla tua mensa…».

Il frutto dell’amore: i figli e la vita di coppia. Diventare una famiglia…

Mercoledì 20 novembre 2019 Il Rito del Sacramento del Matrimonio: per sempre, con l’aiuto di Dio. L’amore secondo il Vangelo
Sabato 23 novembre 2019          Incontro di testimonianza familiare.
Domenica 24 novembre 2019          Ore 10.00 momento conclusivo di riflessione presso la Parrocchia di S. Ambrogio in Linate

Ore 11.30 S. Messa conclusiva e pranzo condiviso.

 

 

Pastorale dei Battesimi 2019-2020

 

*si ricorda alle famiglie che é opportuno concordare prima (due mesi prima) con il parroco un incontro per definire la celebrazione del battesimo.

*le celebrazioni dei battesimi si svolgono in forma comunitaria (massimo 4 famiglie) alle ore 16.00 della domenica

 

domenica 22 settembre 2019

27 ottobre 2019, 24 novembre 2019

22 dicembre 2019, 12 gennaio 2020

23 febbraio 2020, 29 marzo 2020

19 aprile 2020, 31 maggio 2020, 21 giugno 2020

 

PER CHI HA GIÀ RICEVUTO IL BATTESIMO NEGLI SCORSI ANNI

Domenica  15 DICEMBRE inviteremo le famiglie con i bimbi a un pranzo di fraternità.

Proporremo 3 incontri al SABATO mattina suddivisi per fasce d’età dei bimbi:
1° SABATO 11 GENNAIO 2020:

 famiglie con bimbi fino ai 3 anni;
2° SABATO 1 FEBBRAIO 2020:

famiglie con bambini da 3 ai 6 anni;
3° SABATO 29 FEBBRAIO 2020: tutti insieme.

Durante questi incontri i bambini potranno giocare negli spazi a loro adibiti con gli animatori della parrocchia mentre i genitori potranno fare un percorso formativo dove potersi confrontare sulle tematiche della famiglia

Al Signore della storia …

Padre dell’umanità, Signore della storia,

guarda questo continente europeo

al quale tu hai inviato tanti filosofi, legislatori e saggi,

precursori della fede nel tuo Figlio morto e risorto.

Guarda questi popoli evangelizzati da Pietro e Paolo,

dai profeti, dai monaci, dai santi;

guarda queste regioni bagnate dal sangue dei martiri

e toccate dalla voce dei Riformatori.

Guarda i popoli uniti da tanti legami

ma anche divisi, nel tempo, dall’odio e dalla guerra.

Donaci di lavorare per una Europa dello Spirito

fondata non soltanto sugli accordi economici,

ma anche sui valori umani ed eterni.

Una Europa capace di riconciliazioni etniche ed ecumeniche,

pronta ad accogliere lo straniero, rispettosa di ogni dignità.

Donaci di assumere con fiducia il nostro dovere

di suscitare e promuovere un’ intesa tra i popoli

che assicuri per tutti i continenti,

la giustizia e il pane, la libertà e la pace.

 

Card. Carlo Maria Martini

Dedicato ai nostri calciatori “in erba”

Per i piccoli e i più grandi il nostro campo di calcio è tutto nuovo! 

campo nuovo 2019

Per poter giocare meglio e in sicurezza, il nostro campo sportivo è stato rinnovato; oramai era necessario a causa dell’usura di 10 anni di intenso utilizzo.
Il nuovo manto erboso – di ultima generazione –  ora aspetta solo di essere calpestato dalle squadre del CEA e dai bambini e ragazzi del nostro oratorio. Il terreno di gioco di 2805 mq è stato completamente rinnovato con la posa di un nuovo manto di erba sintetica, con 60 tonnellate di sabbia di fiume (appositamente trattata per mantenere stabile il terreno) e con diversi quintali di pallini di gomma antiurto per dare elasticità al suolo.  

Sono state inoltre ristrutturate le porte, rigenerate le panchine e sostituita completamente la protezione paraspigoli di fondo campo.

Anche nel campetto di calcio del baby-park è stata ristrutturata tutta la protezione.

Questi sono stati importanti interventi per dare ancora più il piacere di giocare insieme e favorire l’accoglienza del nostro oratorio a tutti coloro che lo frequentano.

Questo è anche un patrimonio importante da preservare e custodire con attenzione e cura affinché il suo valore sportivo e di aggregazione rimanga a lungo fruibile per tutti. Avere cura dei luoghi in cui si vive, rende più evidente la bellezza di un ambiente educativo e la premura per coloro che lo abitano.

L’ospitalità della sabbia

L’ospitalità della sabbia
(Virgilio, Eneide, Libro I 538-543)


“Huc pauci vestris adnavimus oris.
Quod genus hoc hominum?
Quaeve hunc tam barbara morem permittit patria? Hospitio prohibemur harenae;

bella cient primaque vetant consistere terra.
Si genus humanum et mortalia temnitis arma,
at sperate deos memores fandi atque nefandi.”

In pochi a nuoto arrivammo qui sulle vostre spiagge.
Ma che razza di uomini è questa?
Quale patria permette un costume così barbaro,
che ci nega perfino l’ospitalità della sabbia;
che ci dichiara guerra e ci vieta di posarci sulla vicina terra.

Se non nel genere umano e nella fraternità tra le braccia mortali,
credete almeno negli Dei, memori del giusto e dell’ingiusto.

“Prendersi Cura”

di Paolo Crepet

” Oggi, due parole molto importanti sono scomparse dal vocabolario dell’educazione: DOLORE e FATICA. Tuteliamo i figli da tutto. Se dovessimo costringere per un giorno i nostri ragazzi a indossare i pantaloni corti, noteremmo che non esiste più un ginocchio sbucciato. Conseguenza: quella di oggi è una generazione FRAGILE. Ed è colpa nostra.
I dolori che non si hanno da piccoli faranno soffrire da grandi. Meglio sbucciarsi le ginocchia a 8 anni che a 48!
Una volta non c’erano i cellulari e i figli andavano lontano da casa e non erano raggiungibili dai genitori e si dovevano arrangiare. Così diventavano grandi.

Il fatto di correre sempre in aiuto dei figli, di fare le cose per loro di sostituirci a loro nella soluzione dei problemi rende loro la vita FACILE: per loro non c’è più nemmeno il gusto della CONQUISTA.
SE NOI PERMETTIAMO TUTTO, SVALUTIAMO TUTTO E UCCIDIAMO IL DESIDERIO. DOBBIAMO AVERE IL CORAGGIO DI TOGLIERE AI NOSTRI FIGLI, NON DI DARE!!!

LASCIAMO CHE I NOSTRI FIGLI SBAGLINO: LA CRESCITA E’ FATTA DI TENTATIVI ED ERRORI! Non dobbiamo spianargli noi la vita e rendergli tutto facile! Che si ingegnino a risolvere i problemi!
Altra cosa importante: BISOGNA INSEGNARE AI BAMBINI A STARE DA SOLI. La solitudine aiuta a pensare e se penso sono (cogito ergo sum). I nostri figli, oggi, non pensano, FANNO. E fanno tante di quelle cose, che non hanno mai il tempo di pensare. Se ci sostituiamo a loro in ogni cosa e non gli diamo nemmeno il tempo per pensare, come faranno a voler diventare se stessi? “Se cominci a voler diventare te stesso a 20 anni, non ce la farai mai. Se inizi a 5, puoi farcela!”. E non inseriamo i nostri figli dentro a rigidi schemi: apprezziamo la loro originalità.

Ricordiamoci che ogni bambino ha un TALENTO e che il nostro compito è di saperlo TIRAR FUORI. E’ così che educhiamo. Diversamente, istruiamo, mettiamo dentro qualcosa che viene da noi e che non esce da lui. Lasciamoci STUPIRE dai nostri ragazzi! E cerchiamo di non essere amici dei figli, ma genitori, che danno regole e che sono punto di riferimento nelle difficoltà della vita!

Non diamo tutto ai nostri figli! SE UNO HA TUTTO, NON HA PIU’ DESIDERI, QUINDI NON HA PIU’ PASSIONI, QUINDI NON HA PROGETTUALITA’.
E non teniamo i figli presso di noi! Quello è puro egoismo genitoriale, siamo noi che abbiamo paura del nido vuoto. Lasciamoli liberi di andare per il Mondo. Torneranno.

Insegniamo, che PER AVERE SUCCESSO NELLA VITA CI VUOLE TALENTO e che IL TALENTO AL 98% E’ FRUTTO DEL SUDORE. DISCIPLINA: questa è la parola chiave. E’ da lì che esce il talento. I 4 a scuola servono, perché fanno capire i nostri limiti e fanno capire che la vita non è dei furbi, come si crede. La VITA E’ UNA MARATONA e ogni cosa va sudata, conquistata con fatica.

Se c’è una cosa sana nella vita è INSEGUIRE I PROPRI SOGNI, RINCORRERE LE PROPRIE PASSIONI!!! NON ACCONTENTIAMOCI DELLA MEDIOCRITA’. RENDIAMO LA NOSTRA VITA STRAORDINARIA, come diceva il professor Kitting nell’Attimo Fuggente. E’ meglio un ignorante appassionato che un colto indifferente. Non andiamo mai al di sotto del livello della passione.

Sapremo se avremo avuto successo nel nostro compito educativo come genitori o avremo fallito, solo nell’ultimo giorno. Se quel giorno avremo qualcuno a tenerci la mano e ad accarezzarci la fronte, vorrà dire che siamo stati buoni genitori; se, invece di essere lì con noi, i nostri figli saranno davanti a un notaio a litigare per l’eredità… allora avremo fallito”.

TUTTI ALLOPERA anche a Bormio2000

Continua con…..

LE AVVENTURE DI PINOCCHIO!

Per ricordarci che siamo FIGLI

e non BURATTINI!

Accompagnati dalla storia di Pinocchio è continuata l’avventura estiva del nostro oratorio con la vacanza a Bormio 2000!

Tra riflessioni, momenti di preghiera, gite, giochi e tanta voglia di stare insieme,  abbiamo vissuto una settimana intensa di convivenza fraterna che ha coinvolto tante fasce d’età: piccoli, bambini, ragazzi, adolescenti, giovani e adulti.

Ringraziamo il Signore anche quest’anno per questa esperienza dove ognuno ha sicuramente portato a casa la consapevolezza che siamo Figli di un Padre che ci ama incondizionatamente nonostante le nostre fragilità,  nuove amicizie e….. un piccolo Pinocchio per ricordarci tutto questo!

ECCO QUANTO E’ BELLO E DOLCE CHE I FRATELLI STIANO INSIEME! salmo 132

A TUTTI L’AUGURIO DI CONTINUARE UN BUON TEMPO DI RIPRESA E DI RIPOSO.DSCN3016

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Una canzone per l’estate…piena di vita e speranza

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“Il video presentato all’Istituto dei Tumori di Milano è stata un’esperienza molto bella per noi che lo guardavamo e soprattutto per i pazieni che oltre a dover superare le situazioni difficili ogni giorno si sono divertiti a stare insieme cantando e ballando. Inoltre è stato molto bello vedere i medici interagire con i pazienti, e vederli tutti insieme, come se facessero parte di un’ unica famiglia.” (Irina Polonio)

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“Abbiamo assistito ad alcuni interventi fatti da dei ragazzi riguardo al “progetto giovani”: dai loro racconti traspare quanto sia difficile affrontare una malattia che li fa star male sia fisicamente che psicologicamente. Grazie a questa istituzione, che punta sul curare la persona e poi la malattia, i ragazzi riescono ad esternare le loro emozioni attraverso dei progetti, scoprendo un nuovo mondo, da loro definito fantastico, ma soprattutto trovando la forza per superare gli ostacoli che la vita pone…”
(Sara Rocchetto)

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A questo punto vorremmo chiedere un favore.
SEI TU L’ESTATE (LA DANZA DELLA PIOGGIA AL CONTRARIO) è la nuova canzone dei pazienti adolescenti del Progetto Giovani dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, quelli del successo di  PALLE DI NATALE
Per loro è VERAMENTE IMPORTANTE riuscire a far arrivare il loro messaggio il più LONTANO POSSIBILE.
Aiutali a raccontare la loro storia condividendo il loro  video.
Scarica il brano al link e aiuterai la ricerca

https://itunes.apple.com/it/album/sei-tu-lestate-la-danza-della-pioggia-al-contrario-single/1398262984

 

Errore
Questo video non esiste

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Questo video non esiste

Per noi partecipare a questo evento e poi poterlo comunicare a tutti gli altri 200 bambini dell’oratorio è stato bellissimo. Abbiamo visto persone che lavorano con impegno e professionalità, ma soprattutto abbiamo percepito l’amore che mettono nel loro lavoro. Anche noi  possiamo imparare che fare bene è importante, ma non basta … occorre fare con amore! per questo  vi diciamo grazie per quello che fate…ma soprattutto grazie per quello che siete

in particolare ai dottori Maura Massimino, Ferrari Andrea, Alfredo Clerici, Stefano Signoroni, a don Tullio proserpio, al nostro carissimo animatore Marco Chisari, a Samuele e a tutti i ragazzi in cura nel “progetto Giovani” della Pediatria Oncologica dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. Grazie!

don Giuseppe Facchineri

Ci mettimo all’Opera!Inizia l’oratorio estivo 2018

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Al via un’altra estate ricca di forti momenti educativi per i più piccoli e i loro animatori.

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UN’ESTATE A TEMPO PIENO DI GIOCO, FORMAZIONE, PREGHIERA, CULTURA. I PIÙ PICCOLI ALL’OPERA PER SCOPRIRE IL VALORE DEL LAVORO, DEL RISPETTO DEL CREATO E CONTRO LE INGIUSTIZIE SOCIALI.

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Inizia in tutta la Diocesi di Milano l’oratorio estivo: 250mila i ragazzi coinvolti, 50 mila i giovani volontari!!!

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La proposta prosegue idealmente l’avventura dell’estate scorsa. Dopo aver contemplato il creato come splendido dono di Dio è ora di rimboccarsi le maniche e darsi da fare: «Ora tocca a te, allOpera! Tu prendi questa vita e giocala! Avrai il coraggio di chi il mondo cambierà…», si canta in uno degli inni dell’Oratorio estivo 2018.

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A prendersi cura dei bambini e preadolescenti nei 1000 oratori ambrosiani saranno gli animatori, adolescenti e giovani dai 15 anni in su: circa 50 mila in tutta la Diocesi. «Ragazzi improbabili» li ha definiti l’arcivescovo in occasione della presentazione dell’Oratorio estivo in piazza Duomo. Ragazzi improbabili perché, «mentre il luogo comune li definisce egoisti, loro invece sono generosi; mentre il giudizio universale prevede che ciascuno pensi per sé e usi il suo tempo per fare quello che vuole, pensano agli altri, hanno intenzione di dedicare le prossime settimane per far radunare i più giovani, invitarli alla preghiera, organizzare per loro i giochi e i laboratori».

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FESTA DEL GRUPPO SPORTIVO CEA E INAUGURAZIONE DEL NUOVO PAZIO PER I BIMBI PICCOLI

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UNA FESTA SPETTACOLARE NELLA SUA SEMPLICITA’…. VEDERE PER CREDERE!

Il cancro del “familismo”!

Oggi viene inaugurata a Gerusalemme l’ambasciata degli USA. Pubblichiamo il commento a questo episodio di cronaca fatto dal Dott.Venturoli, che mette in evidenza le dinamiche che muovono dentro le famiglie, quindi anche le nostre, rilativamente a ciò che induce a compromessi, complicità, omertà, privilegiando il proprio interesse rispetto al bene comune. L’analisi di Venturoli, che va letta con calma soppesando i passaggi del pensiero,  evidenzia linguaggi e strutture che sono alla base della cultura deviata delle famiglie… si proprio cosi, quello che intendete ora… le famiglie mafiose; dove un certo modo di intendere i legami, unito a un uso prepotente dell’illegalità, somatizza violenza e scelte che creano una cultura deviata. Ovviamente il paragone vuole essere volutamente provocatorio, ma sufficientemente stimolante nel valutare cosa capita nelle nostre famiglie quando si toccano i propri interessi; quali sono i valori prioritari, su quali scelte si converge, che passaggi si ha (o non si ha) il coraggio di agire.

Si parte da un episodio che sembra lontano da noi (ma è una miccia che innescherà tanto) e tra le righe si intravedono dinamiche molto, molto a noi contigue.

“La politica estera di Trump è decisa con il marito di sua figlia, suo consigliere di fiducia per le questioni questionig mediorientali.
In passato la famiglia era considerata il principale luogo di socializzazione, oltreché di iniziazione alla fede, propedeutico alla entrata, da adulti, nella posizione già assegnata, nella società civile.
Non era al di sopra della dimensione pubblica e, a volte, censo e interessi politici potevamo andare a discapito dei legami famigliari e di sangue.
La storia è piena di padri, figli, madri, fratelli, sorelle, zii e zieassassinati o assassini, per questioni di potere.
Oggi in molti ambiti si mischiano relazioni famigliari e funzioni pubbliche:

imprese, professioni, politica, spettacolo, organizzazioni mafiose e criminali, con un
tendenziale predominio dei legami famigliari sulle pubbliche funzioni.
Unità di misura di queste relazioni “pasticciate” non è quella degli affetti, come si afferma, ma la complicità su interessi collusi, condivisi e goduti.

Ne è conferma la lotta all’ultimo sangue che avviene tra questi consanguinei, ad ogni spartizione di eredità.
Vi è una responsabilità anche della Chiesa Cattolica in questo ribaltamento di valori.
Nei Vangeli si esorta a vedere i bisogni del prossimo e ad agire nella carità e giustizia, senza nulla sottrarre alle persone con cui si vive.
Oggi gli interessi della famiglia, per molti post-moderni vanno “difesi” anche “ a discapito” del prossimo.
Costoro per la famiglia giustificano, l’evasione, la corruzione, l’appropriazione indebita, la raccomandazione.
Ideologizzare la famiglia significa giustificare tutte le nefandezze che possono accadere al suo interno.
Difenderla sempre e comunque anche quando c’è un padre pedofilo, una moglie “complice” (per non rompere la famiglia naturalmente) e fratelli ciechi; oppure quando si fanno carte false per evitare tasse, porta a queste aberrazioni.

La famiglia è, o dovrebbe essere, il luogo sacro degli affetti, dovrebbe entrarvi il memo possibile la polvere del mondo. Li si viene educati alla relazione con se e gli altri.

La famiglia Trump ha deciso di spostare l’ambasciata Americana a Gerusalemme città, per metà, occupata dall’esercito israeliano e, per l’altra metà già appartenente, dal ‘48, allo Stato d’Israele, soggetta all’autorita’ di un Governatorato Militare, a sua volta soggetto al diritto internazionale.

La famiglia Trump, usando il potere che gli hanno dato gli americani, ha calpestato il diritto internazionale a discapito di una vera convivenza tra i popoli. Viene spacciato come atto di pace ma, in realtà è un atto di guerra, che radicalizzera’ ulteriormente le divisioni.
È la rappresentazione fenomenologica di come il familismo se arriva al potere è devastante per la società così com’è lo è un cancro nel nostro organismo.”

Dott. Venturoli Sandro

PRIME COMUNIONI

Domenica 6 maggio la nostra comunità ha pregato in una celebrazione ben preparata e partecipata per il primo gruppo di bambini che ha celebrato la  PRIMA COMUNIONE.
Come il Don ha sottolineato noi tutti dobbiamo essere come una spugna che si lascia impregnare dall’amore di Dio per vivere una vita di amore!
Auguriamo a tutti loro che sia l’inizio del cammino di una vita di fede!
Domenica 13 e domenica 20 maggio celebreranno il Sacramento gli altri due gruppi!

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CRESIME 2018

DSCN1528Domenica 22 aprile alla presenza di Monsignor Fausto Gilardi 38 ragazzi e ragazze della nostra comunità hanno ricevuto il Sacramento della Confermazione.

Monsignor Gilardi ha sottolineato 3 atteggiamenti da tenere presenti anche nella vita: la SORPRESA (di ricevere proprio dal Signore un dono così grande); la RESPONSABILITA’ (la capacità di prendere decisioni) e l’AMICIZIA (soprattutto con il Signore). Ha anche chiesto ai ragazzi di ricordarsi che la Messa alla domenica è fondamentale per crescere bene alla presenza del Signore ed è importante anche continuare un cammino formativo con il gruppo Medie.

I genitori insieme ai padrini e alle madrine hanno pregato e partecipato intensamente alla celebrazione, ringraziando infine insieme alla comunità i nostri sacerdoti, Suor Gabriella, le catechiste e gli animatori che con dedizione hanno accompagnato questi ragazzi e queste ragazze per 3 anni nel percorso di Iniziazione Cristiana. Ci auguriamo di cuore di continuare a camminare insieme!

QUANDO I NOSTRI FIGLI DIVENTANO CATTIVI. A proposito di bullismo…

Ultimamente la cronaca ci riporta numerosi e continui episodi di bullismo, di violenze e aggressività nei ragazzi giovanissimi.

Colpa dei genitori, degli insegnanti, della società?
Questa propensione a cercare sempre una “responsabilità” esterna ai nostri comportamenti è da “irresponsabili”.

In ognuno vi è, anche, una energia distruttiva e autodistruttiva che ci rende “capaci” di innumerevoli cattiverie.

Lo sa bene chiunque non sia complice della propria miseria.

Non vi è dubbio che, nella nostra cultura” occidentale”, manca completamente una pedagogia della mitezza, della solidarietà, della collaborazione, della cura reciproca.
Nessuno accompagna, sin da piccoli, alla consapevolezza antropologica della complessità e unicità di noi umani, sempre proiettati al superamento del limite, proprio perché siamo limitati, precari, fragili. Tutti compresi quelli che si atteggiano a spavaldi.

Nessuno concima, coltiva,protegge ed evidenzia queste attitudini che ci appartengono.

Non vi è scuola materna, elementare, media o superiore che educhi alla comunità “luogo” di appartenenza e di costruzione della propria personalissima identità e alla interdipendenza relazionale come “costitutiva” della nostra umanità.
Tutti: genitori, insegnanti, psicologi, allenatori a stressare su competizione, conflitti, vincere, tirar fuori palle, carattere, rispetto… ed altre stupidate di questo tipo.

Il mite “non competitivo” è considerato uno sprovveduto che la famiglia, la scuola, lo sport, lo psicologo dovrebbe attrezzare per imparare a vivere in questo mondo.

In questo vuoto esistenziale coltivato attraverso modelli culturali diffusi ciò che da consistenza è la visibilità. Se non sei visibile non sei niente.

Anche accanirsi verso un debole oltre a soddisfare una predisposizione alla cattiveria e al dominio sull’altro, che è presente in ognuno di noi da visibilità.

Il “bullo”da vicino è un vigliacco, sempre! … ed umanamente disastrati, dei poveracci circondati da macerie emotive.

Ciò che gli dà forza è la non reazione degli spettatori, non per vigliaccheria, questi ultimi, ma per disinteresse e, questo, è anche peggio.

Spesso la prepotenza nasce nei ragazzi dalla debolezza vigliacca di chi non sa e vuole prendere posizione, per evitare sbattimenti e fatiche, preferendo una sudditanza stupida che genera nei ragazzi deliri di onnipotenza o peggio di prepotenza.

Da adulti saranno problematici, affettivamente prepotenti, cittadini arroganti.

Non possiamo e non dobbiamo abdicare al compito serio di insegnare la disciplina delle relazioni, l’onesta misura di sè, il convivere con i propri limiti, il rispetto degli altri.

Noi cristiani dovremmo ricordarci di Colui che è stato mite e umile di cuore … è ha cambiato il mondo.

Dovremmo ricordarci della forza di tanti uomini forti della loro mitezza … è hanno cambiato il mondo.

Dovremmo ricordarci di insegnare ai nostri figli la mitezza e la bontà dell’animo … vivranno in un mondo migliore del nostro!

MEDITATE GENTE… MEDITATE!

Figli: «Senza i “no” non si cresce, educare è una fatica»

Nelle parole di Paolo Crepet, psichiatra e sociologo padovano, l’analisi delle nuove generazioni di genitori e figli: i primi che hanno abbandonato il ruolo di educatori e i secondi che bruciano le tappe vivendo a 13 anni come i 18enni del passato. «È una generazione che non conosce i sogni perché non sono state insegnate le passioni»
 

Alunni e genitori picchiano gli insegnanti, professor Crepet cosa è cambiato di tanto profondo nella scuola italiana?
«Se tuo padre e tua madre non ti hanno mai detto un no da quando sei nato, il primo no che ti dice un esterno non lo accetti. L’educazione è una fatica che nessuno è più disposto a fare: coinvolge i genitori, i nonni, gli educatori, anche quelli fuori scuola a incominciare dall’ambito sportivo. Tutto questo ha una ricaduta drammatica: è una generazione che non conosce più i sogni perché non sono state insegnate le passioni. A forza di dire di sì tutto diventa grigio, si perdono i colori. Tutto è anticipato rispetto a ieri, oggi a 13 anni fai la vita che una volta si faceva a 18. La società anticipa i suoi riti: prima maturi, prima diventi consumista. Oggi un ragazzino di 13 anni al telefonino si compra quello che vuole e questo crea una sproporzione, è una maturazione fittizia: non sei maturo perché sei su Facebook, ma se hai una tua autonomia. Oggi giustifichiamo tutto, non conosciamo i nostri figli, siamo abituati a non negare loro mai niente, a 13 anni le figlie fanno l’amore e non ci sono molte mamme che svengono alla notizia. Si consuma tutto troppo in fretta, anche la vita».

È cambiata così tanto la famiglia italiana?
«Il problema è prima dei genitori che hanno sempre una responsabilità in più rispetto ai figli. Finché campi conservi una responsabilità nei confronti dei figli, anche quando sono adulti negli atti che faranno si rifletterà l’educazione che hai dato. Ma le cose sono cambiate improvvisamente, il mercato del lavoro è diverso e anche la proposta educativa si è allungata all’infinito. Una volta il diploma era più che sufficiente per lavorare, adesso non basta più una laurea. Hai un terzo della vita che è formazione e questo cambia la prospettiva, i bisogni, la necessità e anche i consumi. E perché tutto sia possibile, esige una famiglia che non è più educativa, ma economica. Il valore di una famiglia è passato da educativo a commerciale. I genitori da educatori sono diventati un bancomat».

A proposito di educazione: alcuni licei classici cercano nuovi alunni puntando sul fatto che sui loro banchi non siedono immigrati, disabili
«Una vecchia storia che ritorna ciclicamente è la presunzione di essere una razza migliore. C’è qualcuno che forse si era illuso che fossero bastati i 50 milioni di morti dell’ultima guerra; invece ritorna a galla, come il sughero nella laguna. Continuano a dire bestialità come la storia della razza bianca, ma questo non è un errore di un ignorante, questo nasconde un’ideologia che è quella di Hitler che pensava che Owens non avrebbe mai vinto le Olimpiadi perché nero. Quella è stata la prima rottura: Owens che vince davanti al Furher dimostrando che siamo tutti uomini, non differenti per colore ma per qualità. Un liceo che pensa di fare una sorta di scouting scegliendo così gli alunni è un liceo morto».

Oggi c’è troppa violenza nella politica italiana?
«Quando non si hanno idee si danno cazzotti. In un talk-show il primo che si alza e si toglie il microfono segna un punto. È il non parlare che porta voti, oppure il minacciare il tuo prossimo. Più che aumentata, la violenza è ben comunicata. La stessa violenza che una volta poteva avvenire in un comizio, adesso è sui social con una capacità dirompente moltiplicata».

Perché l’immigrazione fa paura?
«Perché siamo stati un paese che tranne qualche enclave nelle città portuali Venezia è un grande esempio non ha conosciuto la diversità. Ci sono mancati gli scambi e si scambia tra diversi e non tra uguali, milioni di italiani non sanno cosa vuol dire. E questo comporta una paura per tutto ciò che non è prodotto dalla tua terra. L’immigrazione è stata una selezione darwiniana, nel paesello dei cinque figli maschi andavano via i due con più carattere e più forza. In Italia, come ovunque, sono andati via i migliori. L’immigrazione aiuta un altro popolo: l’idea di mogli e buoi dei paese tuoi non funziona neanche con le vacche».

di Edoardo Pittalis

 

CARNE VIVA DI CRISTO

Sono indignato per quanto sta avvenendo sotto i nostri occhi verso i migranti, nell’indifferenza generale. Stiamo assistendo a gesti e a situazioni inaccettabili sia a livello giuridico, etico ed umano.
È bestiale che Destinity, donna nigeriana incinta, sia stata respinta dalla gendarmeria francese. Lasciata alla stazione di Bardonecchio, nella notte, nonostante il pancione di sei mesi e nonostante non riuscisse quasi a respirare perché affetta da linfoma. È morta in ospedale dopo aver partorito il bimbo: un raggio di luce di appena 700 grammi!
È inammissibile che la Procura di Ragusa abbia messo sotto sequestro la nave spagnola Open Arms per aver soccorso dei migranti in acque internazionali, rifiutandosi di consegnarli ai libici che li avrebbero riportati nell’inferno della Libia.
È disumano vedere arrivare a Pozzallo, sempre sulla nave Open Arms, Segen, un eritreo di 22 anni che pesava 35 kg, ridotto alla fame in Libia, morto poche ore dopo in ospedale. Il sindaco che lo ha accolto fra le sue braccia , inorridito ha detto :”Erano tutti pelle e ossa, sembravano usciti dai campi di concentramento nazisti”.
È criminale quello che sta avvenendo in Libia, dove sono rimasti quasi un milione di rifugiati che sono sottoposti-secondo il il Rapporto del segretario generale dell’ONU ,A. Guterres- a “detenzione arbitraria e torture, tra cui stupri e altre forme di violenza sessuale , a lavori forzati e uccisioni illegali.” E nel Rapporto si condanna anche ”la condotta spregiudicata e violenta da parte della Guardia Costiera libica nei salvataggi e intercettazioni in mare.”
È scellerato, in questo contesto, l’accordo fatto dal governo italiano con l’uomo forte di Tripoli, El- Serraj (non c’è nessun governo in Libia!) per bloccare l’arrivo dei migranti in Europa.
È illegale l’invio dei soldati italiani in Niger deciso dal Parlamento italiano, senza che il governo del Niger ne sapesse nulla e che ora protesta.
È immorale anche l’accordo della UE con la Turchia di Erdogan con la promessa di sei miliardi di euro, per bloccare soprattutto l’arrivo in Europa dei rifugiati siriani, mentre assistiamo a sempre nuovi naufragi anche nell’Egeo: l’ultimo ha visto la morte di sette bambini!
È disumanizzante la condizione dei migranti nei campi profughi delle isole della Grecia. “Chi vede gli occhi dei bambini che incontriamo nei campi profughi- ha detto l’arcivescovo Hyeronymous di Grecia a Lesbos- è in grado di riconoscere immediatamente, nella sua interezza la “bancarotta dell’umanità.”
È vergognoso che una guida alpina sia stata denunciata dalle autorità francesi e rischi cinque anni di carcere per aver aiutato una donna nigeriana in preda alle doglie insieme al marito e agli altri due figli, trovati a 1.800 m , nella neve.
Ed è incredibile che un’Europa che ha fatto una guerra per abbattere il nazi-fascismo stia ora generando nel suo seno tanti partiti xenofobi, razzisti o fascisti.
“Europa , cosa ti è successo?”, ha chiesto ai leader della UE Papa Francesco. È questo anche il mio grido di dolore. Purtroppo non naufragano solo i migranti nel Mediterraneo, sta naufragando anche l’Europa come “patria dei diritti”.
Ho paura che , in un prossimo futuro, i popoli del Sud del mondo diranno di noi quello che noi diciamo dei nazisti. Per questo mi meraviglio del silenzio dei nostri vescovi che mi ferisce come cristiano, ma soprattutto come missionario che ha sentito sulla sua pelle cosa significa vivere dodici anni da baraccato con i baraccati di Korogocho a Nairobi (Kenya). Ma mi ferisce ancora di più il quasi silenzio degli Istituti missionari e delle Curie degli Ordini religiosi che operano in Africa. Per me è in ballo il Vangelo di quel povero Gesù di Nazareth :”Ero affamato, assetato, forestiero…” È quel Gesù crocifisso, torturato e sfigurato che noi cristiani veneriamo in questi giorni nelle nostre chiese, ma che ci rifiutiamo di riconoscere nella carne martoriata dei nostri fratelli e sorelle migranti. È questa la carne viva di Cristo oggi.
padre Alex Zanotelli

UNA SANTA PASQUA PIENA DI GRAZIA!

…. Iniziata con i Quaresimali che ci hanno aiutato a capire che la vita buona del Vangelo ci salva e ci dona la grazia di una vita accompagnata dalla speranza,  ha avuto il momento culminante nel Triduo dove abbiamo pregato  e accompagnato i nostri catecumeni con grande commozione a ricevere i Sacramenti del Battesimo, della Cresima e dell’Eucarestia.

Ringraziamo il Signore per questa abbondanza di bene che abbiamo condiviso con i nostri Sacerdoti, le nostre famiglie, i collaboratori e soprattutto con i nostri giovani e i nostri bambini.

La pazienza della giusta misura

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“Una compagnia di porcospini, in una fredda giornata d’inverno, si strinsero vicini, per proteggersi, col calore reciproco, dal rimanere assiderati. Ben presto, però, sentirono il dolore delle spine reciproche; il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo l’uno dall’altro. Quando poi il bisogno di scaldarsi li portò di nuovo a stare insieme, si ripeté quell’altro malanno; di modo che venivano sballottati avanti e indietro tra due mali: il freddo e il dolore. Tutto questo durò finché non ebbero trovato una moderata distanza reciproca, che rappresentava per loro la migliore posizione”. (Arthur Schopenhauer – ‘Parerga e Paralipomena’)

L’essere umano tenta da sempre di stringere legami forti e duraturi con altre persone, ma proprio quando la vicinanza con l’altro si riduce ci si espone apertamente alle “spine”. Non a caso quando si entra in maggior contatto con una persona si rischiano i dolori più profondi, ma al contrario anche rimanendo lontani non si ha la possibilità di sopperire al freddo con il calore umano, vitale per l’uomo. Qual’ è la corretta distanza da mantenere nelle relazioni (d’amicizia e non) per avere il giusto calore e allo stesso tempo evitare le spine? È meglio patire il freddo o dolore per la puntura delle spine?

A noi piacerebbe rispondere in maniera chiara perchè ciascuno cerca punti fermi e sicuri … ma questo racconto ci svela che forse la scelta più lungimirante non è definirsi in una posizione ma avere la pazienza della  relazione che richiede dinamismo, movimento, sapersi continuamente mettersi in gioco e capire che questa agilità del cuore è la giusta misura!

 

 

 

IN VISTA DELLE PROSSIME ELEZIONI

Conferenza Episcopale Lombarda

 Nota in vista delle elezioni politiche ed amministrative 2018

Mentre prosegue l’intensa campagna elettorale che culminerà con le elezioni amministrative regionali e politiche nazionali, la Conferenza Episcopale Lombarda ritiene opportuno offrire ai propri fedeli alcune indicazioni pastorali, per incoraggiare alla serenità e alla responsabilità nel cammino di preparazione a questi importanti appuntamenti.

  1. La premessa fondamentale è che i cristiani, come tutti i cittadini italiani, vogliono riaffermare la necessità di una buona politica. Le comunità cristiane devono essere non solo voce che chiede e critica, ma piuttosto luogo di formazione per accompagnare le persone alla maturità, quindi anche alla capacità e passione per un impegno politico coerente e generoso.

Di fronte alla tentazione molto diffusa dell’astensionismo e del disinteresse, è necessario e urgente che l’opera educativa delle comunità cristiane solleciti tutti alla presenza e alla partecipazione attiva e responsabile a questi appuntamenti elettorali: anzitutto attraverso l’espressione consapevole del proprio voto; più approfonditamente auspicando l’impegno attivo di un numero sempre maggiore di fedeli laici in ambito politico e più in generale praticando una partecipazione alla vita politica che non si limiti al momento delle elezioni, ma accompagni la vita quotidiana delle istituzioni, attraverso lo strumento dell’informazione, della vigilanza e del richiamo.

A nessuno può sfuggire l’importanza dell’esercizio del diritto-dovere del voto: con esso si concorre infatti a determinare l’indirizzo politico del proprio Stato e della nostra Regione. Chi non va a votare non è uno che si astiene dal voto; è piuttosto uno che decide che siano altri a decidere per lui.

 

  1. Ci aspettiamo che il confronto tra le parti sia il più sereno possibile e non gridato, su programmi ben articolati, sinceri e reali nelle promesse. Si devono curare le condizioni perché il popolo degli elettori possa compiere a ragion veduta la scelta che giudica più valida. Chiunque sarà chiamato a governare avrà il compito di rafforzare le condizioni per un vivere insieme che rigeneri fiducia e legami tra le persone. Soltanto a questa condizione si potranno affrontare le questioni urgenti che permetteranno di riaccendere una stagione di rinascita dopo una crisi che ha lasciato tra noi ben evidenti tanti segni di declino, in Italia come nella nostra Regione Lombardia. 

Questo clima di fiducia sarà realizzabile se insieme lavoreremo per salvaguardare dall’erosione dell’individualismo i nessi fondamentali che sostengono la nostra vita comune:

– la famiglia, e in particolare la sua capacità di donarci il futuro attraverso le nuove nascite;

– i giovani, sviluppando progetti per il loro futuro anzitutto lavorativo: soltanto in questo modo i giovani potranno sentirsi parte attiva e motore del rinnovamento sociale che tutti auspichiamo;

– le tante forme di povertà che rischiano di non coinvolgerci nemmeno più emotivamente, talmente sono visibili e diffuse nei nostri territori urbani;

– i legami sociali, promuovendo processi di accoglienza e integrazione che evitino di scaricare sui migranti stranieri e sui profughi l’insoddisfazione per i problemi che non sappiamo risolvere

– la regolamentazione della finanza affinché sia a servizio di una giusta economia e di ogni uomo; 

– il dialogo e il sostegno all’imprenditoria perché tuteli e crei nuova occupazione, favorendo una ripresa più promettente.

Alla politica, ai politici chiediamo anche attenzione alle grandi questioni che il progresso della scienza mette nelle nostre mani, come oggetto di un discernimento necessario: le questioni etiche rilevanti della vita, della morte, della dignità e sacralità della persona.

 

  1. Chiediamo attenzione perché la presenza dei cattolici nelle diverse parti in competizione non si ripercuota in termini di lacerazione dentro il corpo vivo delle comunità: la Chiesa non si schiera in modo diretto per alcuna parte politica. Ciò significa che tutti – in particolare coloro che si propongono come candidati – si guardino dalla tentazione di presentarsi come gli unici e più corretti interpreti della Dottrina sociale della Chiesa e dei valori da essa affermati. Occorre educarsi maggiormente sia alla condivisione dei medesimi principi ispirati alla retta ragione e al Vangelo, sia al rispetto dell’ineludibile diversità di esiti dell’esercizio di discernimento e della conseguente pluralità di scelte. Su ciascuna di queste scelte – purché siano coerenti con i principi derivanti dalla medesima ispirazione cristiana – il giudizio andrà formulato a partire dalle ragioni addotte a loro sostegno, dalla loro percorribilità ed efficacia, dal rispetto che esse esprimono e promuovono del sistema democratico.

 

  1. Per evitare ogni possibile strumentalizzazione e per difendere gelosamente la libertà della Chiesa di fronte a tutti, le parrocchie, gli istituti religiosi, le scuole cattoliche, le associazioni e i movimenti ecclesiali, durante il periodo elettorale non mettano sedi e strutture a disposizione delle iniziative di singoli partiti o formazioni politiche. Si deve vigilare per evitare che le ordinarie iniziative pastorali vengano strumentalizzate a fini elettorali. A tale scopo, durante questi periodi, è prudente che le iniziative di formazione, riflessione e preghiera, pensate proprio per prepararci agli appuntamenti elettorali e per accrescere la nostra coscienza critica circa la politica, non coinvolgano persone già impegnate a livello sociale e politico.

Ai presbiteri è richiesta l’astensione da qualsiasi forma di partecipazione diretta alla vita politico-partitica e alle iniziative elettorali. Per la stessa ragione, fedeli laici che presiedono o occupano cariche di rilievo in organismi ecclesiali, qualora intendano concorrere per le elezioni e assumere un ruolo politico di rilievo, si dimetteranno dai loro incarichi di responsabilità ecclesiale.

 I vescovi della Conferenza episcopale lombarda

 Caravaggio, 18 gennaio 2018

Giornata della Memoria:Gesù era ebreo!

Che Gesù sia nato ebreo non c’è nessun dubbio, come Maria sua madre è stata ebrea (è ebreo chi è figlio di madre ebrea): ce lo dicono i tre Sinottici e lo affermano tutti quelli che parlano di Maria. Ricordiamo Giuseppe quale marito di Maria: anche il marito è ebreo. Se la madre è ebrea il figlio è ebreo, perché l’ebraicità di un essere che nasce si riferisce alla madre; ragione per cui, Gesù è nato ebreo.

I cristiani devono molto agli ebrei. L’adorazione, ad esempio. L’adorazione in sinagoga alla sua radice è il servizio cristiano della Parola: le letture tratte dalle Scritture dell’Antico Testamento, da un lezionario, gli inni, le preghiere e la predica. La predica stessa è un’invenzione ebraica; nella pratica pagana non c’era niente di simile. I primi cristiani hanno preso il servizio nella sinagoga e vi hanno aggiunto “lo spezzare il pane”.

E’ una contraddizione che un cristiano sia antisemita. Un po’ le sue radici sono ebree. Un cristiano non può essere antisemita! L’antisemitismo deve essere bandito dal cuore e dalla vita di ogni uomo e di ogni donna! E un cristiano deve avere il coraggio di fare ciò che è la cosa giusta: proteggere il fratello quando è in pericolo. Esiste l’importante riflessione teologica attraverso il dialogo tra ebrei e cristiani, ma è anche vero che esiste un dialogo vitale, una vera e concreta cultura dell’incontro, quello dell’esperienza quotidiana che porta a relazioni autentiche, senza pregiudizi e sospetti, che ci fa sentire, prima di tutto, … tutti uomini … e tutti figli dello stesso Padre.

Il Significato e lo scopo della politica sono gli esseri umani, solo gli esseri umani

Cosa da “significato” alla politica?
L’uomo, ogni essere umano nella sua integrità e unicità è il “significato” dell’agire politico. La politica è la “cornice” della dimensione relazionale, “costitutiva”, di noi umani.

Qual’e’lo “scopo” della politica?
La qualità delle relazioni tra gli esseri umani dentro una comunità! Qualunque cosa venga prodotta:merce o servizio dovrebbe servire al rispetto, tutela, crescita, valorizzazione della dignità di ogni singola persona.

Qual’e’ il limite della politica sinora conosciuta, nelle diverse forme che si sono susseguite ?
Un orizzonte progettuale “confinato” nel “confine” di un popolo, paese, nazione. Quando, in passato e nell’oggi questi confini sono stati “allargati”, è stato solo per dominare altri popoli e si sono chiamati “Imperi”! Manchiamo di una politica riferita all’umanità’, alla specie umana. Non vi sono modelli da esportare. La democrazia è incompiuta, peggio è aggredita all’interno degli stessi paesi democratici, dal “cancro”del mercato e del capitale finanziario. Nel mondo cosiddetto democratico non vi è democrazia economica; non vi è democrazia tra i generi; non vi è democrazia intergenerazionali e verso le generazioni future; non vi è democrazia tra i popoli; non vi è democrazia tra uomo e ambiente. Il presupposto della democrazia è il rispetto del valore dell’altro! Siamo ancora ai primi balbettii della democrazia. Il “dominio” dell’uomo sull’uomo, domina ancora in tutti gli ambiti della vita economica e sociale.
Nonostante questo Adler non aveva ragione.

Di quale politica mondiale hanno bisogno gli esseri umani?
Appunto di una politica che pur agendo in un singolo paese sappia essere “mondiale”; capace di “amministrare” il presente”, usando le riserve di esperienza racchiuse nel “granaio storico” della memoria, di ogni popolo e di tutti i popoli, guardando alle generazioni che verranno. Una politica che ancora non c’è.

Ne saremo capaci?
Certamente!

PREGHIERA PER IL SINODO MINORE: CHIESA DALLE GENTI

Padre nostro che sei nei cieli, venga il tuo regno!

Rinnova il dono del tuo Spirito per la nostra Santa Chiesa perché viva il tempo che tu le concedi come tempo di grazia,

attenda con ardente desiderio il compimento delle tue promesse,

sia libera da paure e pigrizie,

inutili nostalgie e scoraggiamenti paralizzanti,

sia vigile per evitare superficialità e ingenuità,

sia fedele al Vangelo di Gesù e alla santa tradizione

e tutte le genti si sentano pietre vive dell’edificio spirituale

che custodisce la speranza di vita e di libertà

e annuncia l’unico nome in cui c’è salvezza,

il nome santo e benedetto del tuo Figlio Gesù.

Padre nostro che sei nei cieli, sia fatta la tua volontà!

Rinnova il dono del tuo Spirito per la nostra Santa Chiesa e per ogni vivente, perché siamo sempre tutti discepoli, disponibili all’ascolto reciproco, pronti a consigliare:

donaci parole sincere e sapienti, liberaci dalla presunzione e dallo scetticismo.

Aiutaci ad essere docili alle rivelazioni che tu riservi ai piccoli e aperti alla gioia di camminare insieme, di pensare insieme, di decidere insieme, perché il tuo nome sia benedetto nei secoli e la terra sia piena della tua gloria.

CARITAS PARROCCHIALE “MISERICORDIA DELLA BVA”

aggiornata al 2017-2018

La Caritas parrocchiale già da alcuni anni ha condiviso con il CPP e la comunità di evidenziare non tanto un gruppo specializzato, ma di far emergere la sempre citata e poco applicata “dimensione formativa alla carità” su tutta la comunità. La convinzione che la carità (insieme alla formazione e alla liturgia) è dimensione imprescindibile di tutta una comunità (così dicono i “sacri testi”) ci ha persuaso che la misura di un gruppo Caritas deve essere sobria (per gestire i necessari servizi base) e sufficiente (per animare la comunità). Concretamente, nella nostra parrocchia – come premesso – il gruppo Caritas vero e proprio è formato da poche persone che garantiscono il centro di ascolto parrocchiale e i raccordi con la catechesi, gli anziani, la formazione. Normalmente preferiamo privilegiare il contatto personale e la raccolta di informazioni sui bisogni attraverso chi nella comunità lavora “sul campo” (catechiste, suore, sacerdoti, allenatori, collaboratori…) in modo da andare a individuare e far emergere le situazioni di bisogno che spesso per eccesso di pudore e dignità non si presentano. Questi contatti preziosi vengono poi raccolti da gruppo Caritas insieme a coloro che si rivolgono direttamente al centro di ascolto.

accoglienza tutti i giorni  ascolti – lun- gio cda 60 famiglie. Dettagliando potremmo semplificare in questo modo. Cerchiamo normalmente di curare 3 ambiti:- Anziani e ammalati – Famiglie e adulti in difficoltà – Problemi giovanili e loro fragilità. Descrivendo brevemente :

 

  1. Anziani e ammalati

 

La cura degli anziani è affidata in particolare alla “Terza età”. Rosanna Civitarese insieme ad altre volontarie anima e cura un gruppo di 45 anziani (soprattutto donne). Vengono proposte attività ludiche, feste di compleanno, laboratori. Don Vittorio supervisiona le attività e propone cicli di catechesi. Si è deciso insieme al CPP di proporre 3 volte alla settimana la S. Messa feriale alle ore 16,00 per permettere la loro partecipazione. Viene anche proposto un pranzo comunitario una volta al mese in collaborazione con i volontari della parrocchia. La terza età aiuta anche la comunità organizzando la vendita di oggetti realizzati con molta arte e cura dalle signore per raccogliere fondi per aiutare la parrocchia. Partecipano anche attivamente alla vendita mensile delle torte. Per quanto riguarda invece la cura degli ammalati è seguita normalmente dai sacerdoti, in particolare Don Vittorio e a Suor Stefania che insieme ai Ministri straordinari dell’Eucaristia li visitano e segnalano e tengono attenzionate eventuali situazioni di bisogno.

 

  1. Famiglie e adulti in difficoltà

 

Purtroppo nel nostro quartiere aumentano le necessità relative a questa fascia.

 Insieme al centro di ascolto il gruppo delle catechiste e  dei collaboratori cercano di capire i bisogni delle famiglie che incontrano e con la rete informale dei genitori e dei “vicini di casa”,  individuare le situazioni di reale bisogno.Interviene poi il centro di ascolto con la rete “informale” che ha creato: collaborazione con alcuni medici di base, sportello psicologico, accompagnamento per situazioni di gravi crisi economica da parte di alcuni professionisti (avvocato, commercialista, bancari). Un segnale molto forte del raccordo carità-comunità è quello vissuto nella messa domenicale dove normalmente sono presenti i cesti della carità che segnalano gli immediati bisogni del centro di ascolto e nel tempo di Avvento e Quaresima tutta la comunità a tutte le messe vive in maniera solenne il momento dell’offertorio portando offerte e cibo per le borse alimentari. Questo è il momento comunitario più significativo perchè coinvolge tutti, dai bambini fino agli anziani nella normalità dell’anno liturgico. Alcune famiglie da molti anni vivono una forma di decima mensile a favore dei poveri attraverso il gruppo Amici Chiesa.

 

  1. Problemi giovanili e loro fragilità

Anche in questo caso le relazioni tra parroco, educatori, allenatori e famiglie permette di individuare bisogni e relative risposte. Anche qui la rete informale con la scuola aiuta a concretizzare le risposte.

Abbiamo anche qui da anni uno sportello psicologico per sostenere concretamente alcuni adolescenti in difficoltà. Questo accompagnamento individuale si struttura in maniera più significativa nei percorsi di genitorialità che da alcuni anni proponiamo per aree tematiche in relazione a temi educativi con particolare attenzione alla prevenzione delle devianze (per esempio cyber bullismo, droghe, sessualità, ludopatia).

Da due anni abbiamo avviato una collaborazione con il centro di accoglienza migranti Arca di via Fantoli per aiutare alcuni ragazzi che frequentano la nostra comunità con piccoli corsi individuali di italiano e con momenti di aggregazione e incontro con i nostri giovani.

carità  popolare  praticabile nella quotidianità gratuità

 

Per il bello sguardo

Signore,

guarda e proteggi me e tutti noi;
guarda i miei limiti e aiutami a superarli;
guarda le mie infedeltà e perdonami;
guarda il tuo amore e abbi misericordia;
guarda la mia confusione e diradala;
guarda la mia debole fede e rinforzala.

Fammi guardare dentro il mio cuore
e riconoscere lealmente chi sono.

Purifica il mio sguardo
e aiutami a superare antipatie e giudizi.

Illumina il mio sguardo perché mi accorga
di come vivo la mia vocazione.

Il nostro reciproco sguardo mi apra a ogni persona
e mi trattenga dal ritenermi migliore degli altri.

Il mio sguardo sia il tuo sguardo, per te, con te, in te.

Per non cedere alla tristezza!

“Vietato lamentarsi”:

quel cartello sulla porta del Papa

Da qualche giorno sulla porta del suo appartamentino a Santa Marta è apparso un eloquente quanto ironico cartello, che recita: «Vietato lamentarsi». Vi si legge che «i trasgressori sono soggetti da una sindrome da vittimismo con conseguente abbassamento del tono dell’umore e della capacità di risolvere i problemi». Che «la sanzione è raddoppiata qualora la violazione sia commessa in presenza di bambini». E conclude così: «Per diventare il meglio di sé bisogna concentrarsi sulle proprie potenzialità e non sui propri limiti quindi: smettila di lamentarti e agisci per cambiare in meglio la tua vita».  

 A notarlo sono stati gli interlocutori più recenti del Pontefice invitati a Santa Marta, tra i quali un anziano sacerdote italiano, amico di lunga data, il quale – dopo aver chiesto l’autorizzazione – l’ha fotografato per divulgarlo. Era stato lo stesso Francesco a farglielo notare al termine dell’udienza avvenuta all’inizio della settimana ed entrambi avevano sorriso. 

Quel cartello è un’invenzione dello psicologo e psicoterapeuta dal nome biblico Salvo Noè, autore di libri e di corsi motivazionali. Nell’ultimo dei suoi volumi ha dedicato alcune pagine proprio a Bergoglio. Lo scorso 14 giugno, al termine dell’udienza in piazza San Pietro, Noè aveva potuto salutare per alcuni istanti Francesco: gli aveva donato il libro, un braccialetto e il cartello immediatamente apprezzato dal Papa che aveva replicato: «Lo metterò alla porta del mio ufficio dove ricevo le persone». Ora, l’«ufficio» del Papa dove avvengono solitamente le udienze è nel palazzo apostolico, la cui austerità e bellezza non si sarebbero certo sposate bene con quel divieto un po’ goliardico. Così Francesco ha deciso di appenderlo fuori dalla porta del suo appartamento. 

In molte occasioni l’autore dell’esortazione «Evangelii gaudium» (la gioia del Vangelo) ha invitato i cristiani ad abbandonare l’atteggiamento di continua lamentela: «A volte – aveva detto alcuni mesi dopo l’elezione – alcuni cristiani malinconici hanno più faccia da peperoncino all’aceto che di gioiosi che hanno una vita bella!»

VIETATO LAMENTARSI

Il nuovo mosaico di questa estate: “SONO STUPENDE TUTTE LE TUE OPERE”

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TUTTE LE FOTO DELLA REALIZZAZIONE NELLA SEZIONE “PARROCCHIA”/”MOSAICI”

Casa Dolce casa!

“verso sera bisogna, prima di abbandonarsi al sonno, evitare le conversazioni, allontanare le agitazioni ed i rumori della giornata, purificare la propria intelligenza turbata, rendersi calmo e adatto a ricevere dei sogni salutari”

Giamblico: De vita phytagorica 15,65

Oramai ci siamo … con l’inizio dell’anno scolastico si torna tutti a casa dopo il tempo delle vacanze e della villeggiatura. Ho pensato molto a questo gesto del rientrare a casa, perchè di per sè che non viene compiuto solo in occasione del tempo estivo, ma scandisce un po’ tutta la nostra quotidianità … ogni giorno di per sè  “si rientra a casa” alla sera dopo un viaggio nei propri doveri e compiti (certamente meno coinvolgenti ed entusiasmanti delle vacanze). Si ritorna e si ENTRA IN CASA!

Nella Sacra Scrittura, Mosè leva i sandali per entrare nel recinto del Roveto Ardente, alla presenza di Dio.

Anche nell’Islam questo confine tra un fuori e un dentro è mantenuto per la preghiera e per la vita famigliare. Entrando in casa, come in moschea si è invitati a togliere le scarpe. È il modo dei beduini, di entrare nella tenda a piedi scalzi, “scrollando la polvere del deserto”. Non è una questione di pulizia ma di confidenza, intimità e accoglienza.

Addirittura vi è l’esempio di quegli industriali giapponesi che, rientrando nel loro ambiente, lasciano il loro completo di giacca e cravatta per rivestire un Kimono, ed abbigliati così, dopo il bagno, celebrano pacifici e silenziosi la cerimonia del the’.

Cambiare di abito o togliere le scarpe entrando in casa, significa, cambiare di clima, di luogo, di “tempo”. Lasciare gli abiti, anche mentali,  che significano l’azione, l’appartenenza sociale, per stare, così, “spogliati”, da ruoli, immagini, rappresentazioni, nella ricerca di se e dell’incontro umano.

È’ un passaggio, simbolicamente evidente, tra il mondo esterno e il mondo interiore.

Entrando nella propria abitazione occorrerebbe imparare a togliere simbolicamente e mentalmente i sandali, scrollandosi di dosso  la polvere del mondo, con le sue preoccupazioni, urgenze, impegni. 

Ben altro dal varcare la soglia parlando al telefono, una mano occupata con la chiave o la spesa e l’altra alla ricerca di un telecomando, per risentirsi “avvolti” dal rumore del mondo.

È, il significato della Mezuzah, un contenitore, affisso sugli stipiti delle porte degli ebrei, che contiene una pergamena con due brani della Shema, la preghiera fondamentale dell’ebraismo, e ricorda la notte dello sterminio dei primogeniti egiziani; chi varca la soglia l’accarezza, come a richiamare protezione dell’angelo sulla famiglia.

Si varca una soglia che divide il mondo del “fare” dal mondo “dell’essere”.

Si sta entrando nel luogo sacro degli affetti e dell’esperienza di sé.

Li si “rigenerano”, le energie per tornare ad affrontare la realtà con serena consapevolezza.

Non sarebbe male se anche noi, rientrando ogni giorno a casa, ritrovassimo questa nostra  calda, tenera e “forte”, energia “vitale”.

Non sarebbe male se custodissimo questo senso del sacro ogni volta che varchiamo la soglia di ogni incontro e si entra nella storia, nella casa e nella vita degli uomini.

Relazioni e incontri che hanno il gusto e lo stupore del sacro rispetto di chi è cosciente  che entra nella relazione con gli altri.

Dove manca questo senso di rispetto e di consapevole sacralità, rimane solo una devastante invasione, che brutale si impossessa di cose e persone.

Un discepolo del Signore sa bene cosa significa e come varcare certe soglie che hanno il gusto del ritornare a casa.

Buon ritorno a casa a tutti!

don Giuseppe Facchineri

 

Foglietti s.Messa (luglio-agosto)

(scarica PDF)

2 LUGLIO 2017 – IV DOMENICA DOPO PENTECOSTE A

9 LUGLIO 2017 – V DOMENICA DOPO PENTECOSTE A 

16 LUGLIO 2017 – VI DOMENICA DOPO PENTECOSTE A

23 LUGLIO 2017 – VII DOMENICA DOPO PENTECOSTE A

30 LUGLIO 2017 – VIII DOMENICA DOPO PENTECOSTE A

6 AGOSTO 2017 – TRASFIGURAZIONE DEL SIGNORE A

13 AGOSTO 2017 – X DOMENICA DOPO PENTECOSTE A

15 AGOSTO 2017 – ASSUNZIONE DELLA B.V.MARIA A

20 AGOSTO 2017 – XI DOMENICA DOPO PENTECOSTE A

27 AGOSTO 2017 – DOMENICA CHE PRECEDE IL MARTIRIO DI S. GIOVANNI A

Danziamo di gioia alla tua Presenza

gira il telefonino!!!!

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SOLENNITA’ DI PENTECOSTE – UNA DIVERSITA’…RICONCILIATA!

«E mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi» (At 2,1-4)‎.

pentecoste

Non è tanto facile dimostrare a questo mondo di oggi che la pace è possibile. E’ possibile se noi siamo in pace tra noi! Se noi accentuiamo le differenze, siamo in guerra tra noi e non possiamo annunciare la pace. La pace è possibile a partire dalla nostra fede che Gesù il Vivente e ci dona il suo SANTO SPIRITO che ci rende capaci di vivere una diversità riconciliata.

Il libro degli Atti afferma: «Siamo Parti, Medi, Elamiti, abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadocia, del Ponto e dell’Asia, della Frigia e della Panfilia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirene, Romani qui residenti, Giudei e proseliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio» (2,9-11)‎. Parlare nella stessa lingua, ascoltare, capire… Ci sono le differenze, ma lo Spirito ci fa capire il messaggio della risurrezione di Gesù … E TUTTI CAPISCONO … NELLA LORO LINGUA! UNA DIVERSITÀ … RICONCILIATA!

la-carita-della-comunita

 Vieni, Spirito Santo, Dio, Signore: riempi con il favore della tua grazia l’animo e la mente dei credenti, accendi in loro il fuoco del tuo amore. Con lo splendore dell’eterna luce, tu radunasti in una sola fede un popolo da tutte le nazioni: noi inneggiamo a te, Spirito Santo. Santa luce, sicuro luogo di rifugio: illumina ai credenti al parola. Donaci la vera conoscenza di Dio e la gioia di chiamarlo Padre.

Martin Lutero

 

La pedagogia dell’Aquila

Quando il piccolo completa la crescita: piumaggio, muscoli, nervi, desiderio di orizzonti ampi; scalpita per uscire dal nido e cominciare ad allontanarsene. L’Aquila adulta non glielo impedisce; lo accompagna nelle prime uscite e, quando capisce che è abbastanza forte, lo lascia andare e, esce dalla sua vista , salendo in alto e seguendo il suo volo con ampi cerchi.

Sa che è capace di volare, ma manca di alcune conoscenze fondamentali, per un predatore: il movimento e la forza  dei venti, che può influenzare la sua direzione e la capacità, di organizzare le proprie forze in modo di non trovarsi troppo lontano dal nido  al calare della notte, rischiando, di divenire preda, dei rapaci notturni.

Interviene solo se lo vede in difficoltà o in pericolo. Gli  permette di sperimentare le proprie forze ed energie, i propri limiti, poi interviene; lo pone sulle sue ali e lo riporta al nido. L’Aquila è l’unico volatile che porta sulle ali il piccolo, gli altri li prendono delicatamente con gli artigli.

Nelle nostre società complesse nessuna  famiglia potrebbe avere questo sguardo, sui propri figli, ma una comunità si, attraverso il modo in cui vengono formati e accompagnati alla crescita.

Alla base vi è il senso di responsabilità esperienzale e umana dei genitori e come vengono accolti nella loro singolarità e educati alla condivisione e al valore della diversità, a un “uguaglianza concreta” capace di valorizzare l’unicità di ciascuno.

Veramente il nostro futuro dipende da questo sguardo d’aquila, che può solo essere comunitario e tradursi in azioni profondamente radicate nelle realtà territoriali; favorendo sperimentazioni, indirizzando risorse, monitorandole, verificandole.